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Atlantide - il continente sommerso

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Atlantide - il continente sommerso

Messaggio Da matrona il Lun Ago 03, 2009 6:22 pm

Atlantide era sempre stato uno dei più grandi misteri fin dall'antichità.
Le prime notizie che abbiamo sono quelli di Platone, che scrisse un racconto in 2 atti (Timeo e Crizia)
Platone fa narrare questo mito dal poeta e storico Crizia, il quale riferisce di come Solone, celebre legislatore ateniese, giunto a Sais, in Egitto, nel 590 a.C, viene a conoscenza di una antica leggenda da parte di un sacerdote egizio, che narrava di un regno esistito oltre le colonne d'Ercole (odierno stretto di Gibilterra),un'isola grande quanto la Libia e l'Asia, messi insieme, e i suoi domini, all'apice della sua esistenza (attorno al 9600 a.C.), inglobavano sia l'Europa che l'Asia, ma che fu sconfitta da un'Atene appena nata, e lasciata sola da tutti gli alleati.
Ma durante gli scontri sull'isola, quest'ultima venne scossa da violentissimi maremoti durati una notte e un giorno, uccidendo tutti, sia atlantidei che ateniesi.
Nel secondo dialogo, Platone è più descrittivo sia nella geografia che nella storia di Atlantide.
Racconta di come venne fondata da Poseidone, il grande dio del mare, che aveva dato origine alla razza degli atlantidei facendo generare 10 figli da un'amante di nome Cleito.
Gli Atlantidei erano abili ingegneri e architetti, costruttori di palazzi, porti, templi e depositi.
La capitale era stata eretta su un monte, con un diametro di 11 miglia antiche, ed era circondata da canali talmente grandi da far passare 2 navi mercantili affiancate, e a forma di cerchi concentrici con canali che li comunicavano tra di loro, mentre un enorme canale largo 90 metri e profondo 30, collegava tutti i canali principali al mare.
Fuori dalle mura e dai canali,si estendevano lande coltivabili (230 x 340 miglia antiche), dove risiedevano villaggi minori dediti alla pastorizia e alla coltivazione.
Platone continua a narrare la città descrivendo magnifici palazzi dorati, di fontane con acque calde e fredde, grandi sale da pranzo comuni zeppe di arazzi e tappeti, e ricche di ornamenti preziosi.
Pultroppo, narra Crizia, gli abitanti di Atlantide, abbandonano la saggezza e le virtù umane, che gli erano state donate dagli dei, per gli ozi e la corruzione.
Zeus schifato da questo comportamento indette un concilio degli dei, sull'Olimpo, ma a questo punto Platone non conclude il suo racconto, con il terzo atto di nome Ermocrate, ma si può intuire il verdetto e la punizione che imposero gli dei.

Dopo Platone, questo racconto venne considerato solo come un mito, una favola, o addirittura come un'allegoria politica, lo stesso Aristotele propensava per questa ipotesi.
Ma a detta del traduttore Jowett, sembra molto improbabile, che una mente umana possa aver creato una così società ed averla descritta in cosi precisione, ma che sia solo un modo per ricordare un'isola e le sue popolazioni.

Dall'epoca della grecia antica, il manoscritto rimase a dormire, finché un congressista americano, Ignatitius Donnelly, nel XIX secolo, non lo riscoprì, scrivendoci su un libro "Atlantis, the Antediluvian World" (1882), che all'epoca divenne un best-seller, che dura ancora tutt'oggi.
Donnelly era propenso all'ipotesi che Atlantide esistesse sul serio.
L'Australia, per esempio, è l'ultima parte di una calotta terrestre che gli scienziati chiamavano Lemuria.
Donnelly studiò anche le leggende legate al diluvio dell'Egitto e del Messico, segnalando con acume, le somiglianze dei reperti e dei manufatti trovati sulle sponde opposte dell'Atlantico.
Notò inoltre, che in mezzo all'oceano Atlantico, esiste un crinale con le Isole Azzorre che potrebbero intendersi come sommità di un'immensa isola sottomarina.
Nell'opera di Donnelly, si riscontra una conoscenza profonde di geografia, geologia, storia dei popoli e linguistica, che il primo ministro inglese Gladstone, propose, senza successo, una nave di prelustrazione alla ricerca di Atlantide.

70 anni dopo, la scrittore americano L.Sprague de Camp, scrisse li libro "Il mito di Atlantide e i continenti scomparsi", in cui dichiarava che le ipotesi di donnelly, erano inesatte già all'epoca in cui erano state pensate.
Inoltre prosegue dichiarando che non è vero che i nativi peruviani possedessero una forma di scrittura, che non è vero che le piante di cotone del nuovo continente siano uguali a quello del vecchio, che la civiltà egizia fu nata florida, e che Annibale conquistò i territori on la polvere da sparo, ed ecc..
Ma nonostante le aspre critiche, il libro di Donnelly, continua ad affascinare milioni di lettori.

Un'altro riferimento ad Atlantide ci viene dall'occultista Helena Blavatsky, in cui nel suo manoscritto "Iside svelata", rivela che gli atlantidei erano la 4° razza della Terra, e che ciascun di loro era un medium di natura, che gli fruttarono tutte le conoscenze esistenti, ma vennero manipolati da u<<n grande e dinvisibile dragone>> il perfido re Thevetat, deviandoli in un popolo di <<maghi malvagi>>, creando delle guerre intestine che distrussero il continente
Prima della sua morte Blavatsky, rodò un'altro volume "la dottrina segreta", in cui si dichiara che l'opera "Le stanze di Dzyan", fu scritta in Atlantide, nella scrittura "senzar", e dove si raccontava che la razza umana non fu la prima ad abitare la Terra.
La 1° razza consisteva in esseri invisibili fatti di nebbia infuocata; la 2° si era stanziata nel nord dell'Asia; 3° si stanziò nel perduto mondo di Lemuria o Mu nell'oceano Indiano, ed era costituita da esseri scimmieschi di grandi dimensioni, privi però di raziocinio; la 4° erano appunto gli atlantidei; mentre la 5° era l'umanità, caratterizzata da una estrema fisicità e ricerca del materialismo, mentre la 6° e la 7° ci succederanno, saranno più eterei.
Ad ogni cambio di razza, la cultura e la conoscenza delle precedenti non si perde, ma viene registrata nell'etere psichico, uno strato di realtà dello Akasa, e secondo le teorie è grazie a questo ricordi che la civiltà egizia ebbe il suo splendore

Dopo l'uscita di "La dottrina segreta", un'altro teosofico salì alla ribalta, W. Scott-Elliot, con il suo libro "Storia di Atlantide" (1896), in quanto dichiarava che poteva attingere ai ricordi Akashici, e che esistevano altri 7 sotto razze; una di queste, i Toltechi, avevano conquistato l'intera isola di Atlantide; quasi sull'orlo della distruzione delle colonie erano scappate : una si era stanziata in Egitto, creando le dinastie reali, un altra in Inghilterra creando il sito di Stonehenge, ecc..


Ultima modifica di matrona il Dom Ago 09, 2009 8:26 pm, modificato 1 volta
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Messaggio Da matrona il Lun Ago 03, 2009 6:23 pm

Quando il concetto della distruzione fratricida del male, fu consolidata, apparve sulla scena un'altro autore, Lewis Spencer, che si occupava di studi sulle mitologie degli antichi popoli di Babilonia, Egitto, Messico e America centrale.
Nel libro "Problem of Atlantis", dichiara di essere in possesso di prove archeologiche dell'esistenza di Atlantide, esistente nel periodo del tardo Miocene (da 10 a 25 milioni anni fa).
Con lo spostamento delle zolle tettoniche, l'isola si ruppe in più arcipelaghi, e gli scampati si divisero in 3 razze : Cro-Magnon, Caspi e Aziliani.
I Cro-Magnon giunsero intorno a 25.000 anni fa, per soppiantare i Neanderthaliani (alcuni studiosi della preistoria anticipano l'avvento della sostituzione della razza di almeno altri 1000 anni).
Le razze dei Caspi e degli Aziliani vennero 1500 anni dopo; siccome questi ultimi erano noti come abili marinai ed esperti pescatori, spencer ne dedusse che la lingua di terra che collegava Atlantide all'Europa era ormai scomparsa.
Secondo l teorie di Spancer, furono gli Aziliani a fondare le civiltà dell'Egitto e di Creta, mentre altri profughi di Atlantide si insediarono nelle Antille, fino all'arrivo dei cristiani; mentre un altro gruppo fece nascere la civiltà dei Maya.
Un altra teoria legata ad Atlantide, è quella che i suicidi collettivi del Lemming (piccoli roditori che si gettano in massa giù dalle scarpate, senza un motivo apparente), che seguendo l'istinto primordiale di tornare alla loro terra di origine, si gettano in mare; questo comportamento oggi viene smentito e spiegato scientificamente.

Non solo teologi e filosofi, accrebbero la leggenda di Atlantide, ma anche molti studiosi, archeologi, ecc..
Nel 1905 un gruppo di archeologi tedeschi, fra cui Schulten, Herman, Jessen e Henning, annunciarono di essere sulle tracce di un'antica città chiamata Tartesso, sulla costa atlantica della Spagna nei pressi della foce del fiume Guadalquivir, conquistata dai Cartaginesi attorno al 553 a.C, ed erano convinti che fosse la capitale di Atlantide descritta da Platone.

Anche l'archeologa Elena Maria Whishaw, dopo aver ritrovato un misterioso reticolo idraulico di alta ingegneria con lo sfruttamento delle acque del Rio Tinto, giunse alla conclusione che Atlantide si trovasse nell'odierna Andalusia; la teoria fu spiegata nel libro "Atlantis in Andalusia " del (1930)

Secondo l'ingegnere minerario Hans Hoerbiger, osservando le stelle con il figlio, creò la teoria che Atlantide, così come molte altre terre, furono dilaniate da eventi naturali catastrofici, causati dalla collisione di meteore o di una probabile 2° luna.
Il discepolo Hans Schindler Bellamy, riprese le teorie del maestro e le ripose nel libro "Moon,Myths and Man" (1931); questo libro fece così scalpore da attirare molti adepti a questa scienza, tra cui il dittatore Hitler.
Il seguire questa "scuola di pensiero" costò la guerra ad Hitler, poiché seguendo le sue teorie, gli scienziati perdettero un inverno mite, così Hitler attaccò la Russia, ma non fu mite ed i soldati tedeschi furono costretti a battere in ritirata, oltre che i denti.
Le teorie di Hoerbiger, durarono fino a gli anni '60, fino a che la scienza astronomica, le smentì.

Un'atra ipotesi su Atlantide, ci viene data alla fine degli anni '60, dall'archeologo greco Angelos Galanopoulos, che prolungò le teorie del professor Spyrydon Marinatos, a proposito dell'isola di Santorini nel mare Mediterraneo.
Questi sosteneva che nel 1500 a.C., una esplosione vulcanica distrusse l'isola di Santorini, uccidendo anche parecchie civiltà minori sulle isole vicine e nell'isola di Creta; secondo Galanopoulos questa calamità distrusse anche Atlantide.
Ma a questo punto sorge un dubbio come conciliare le datazioni della distruzione avvenute 900 anni prima di Solone e le 9000 anni che vengono narrate?
La soluzione, secondo Galanopoulos, è che c'è stato un'errore di trascrizione dello scriba, mentre scriveva la data, aggiungendo uno zero.
A detta dell'archeologo, le date descritte da Platone sembrano eccessive:
-10.000 stadi (200Km) del grande canale posto attorno alla capitale, visto che cingerebbero una zona tanto grande da ospitare 20 volte la città di Londra di allora;
- Anche le dimensioni della larghezza (90m) e la profondità (3m), sarebbero eccessive, ne baserebbero 9m di larghezza e 3m di profondità;
-Stessa cosa anche le campagne al di fuori delle mura (230 x 340 miglia) sarebbero più ragionevoli se fossero 23 x 34 miglia.
Se si accettano queste teorie, ecco che allora l'isola di Santorini sarebbe perfetta per essere Atlantide.
Ma come è possibile sbagliare così grossolanamente?
Galanopoulos sospetta che gli scribi contusero il geroglifico che valeva 100 (la corda arrotolata) con quello del 1000 (il fiore di loto).
Ma l'isola di Atlantide, non era oltre le colonne d'Ercole?
Anche a questo Galanopoulos, da una teoria, secondo il mito Ercole, vinse tutte le sue 12 fatiche nelle terre del Peloponneso, quindi è probabile che ci fossero inizialmente 2 colonne d'Ercole tra l'isola di Santorini e la Grecia.
Ma Platone precisa anche che gli Atlantidei si sparpagliarono AL DI Là delle colonne d'Ercole, in paesi come l'Egitto e la Tirrenia (Toscana odierna), ed è impossibile che queste due regioni si possano collocare nella Grecia, quindi anche questa rimane solo un'affascinate teoria.

All'inizio del 1968 un pescatore segnalò all'archeologo J.Manson Valentine una strada sottomarina di lastre di pietra rettangolari a nord di Bimini, nell'arcipelago delle Bahamas.
Si gridò alla scoperta, ma molti scienziati storsero il naso:
-John Hall, archeologo, dichiarò che si trattava di concrezioni naturali;
-John Gifford, biologo marino, dichiarò che le lastre erano provocate da "stress geologici", ma non c'erano prove che non fossero state costruite dall'uomo;
- David Zink pubblicò il libro "The stones of Atlsntis", visto che un lastrone portava un basso rilievo di una testa umana.

Nel 1975 un simposio tenutosi presso l'Università dell'Indiana, aeva come titolo "Atlantide, realtà o mito?, parteciparono molti illustri scenziati e dopo parecchi dibattiti, si arrivò alla soluzione che Atlantide è solo un fruto di fantasia e un'invenzione letteraria.
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