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Filosofia Iniziatica e Cultura Accademica

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Filosofia Iniziatica e Cultura Accademica

Messaggio Da Mik Darko il Ven Set 11, 2009 11:05 am

Alcuni esempi concreti possono essere di ausilio per chiarire la differenza tra la filosofia iniziatica e la cultura accademica che è poi quella ufficiale.

Ad esempio, nell'opera "Alcibiade Primo" di Platone, Socrate afferma alcune cose molto importanti relativamente alla famosa massima "conosci te stesso", scritta su una colonna del tempio di Delfi:

  1. "Solo chi conosce se stesso è giusto e temperante";
  2. "Per conoscere noi stessi dobbiamo guardare al divino che è in noi";
  3. "Solo chi conosce se stesso è giusto e temperante e può governare la Città".
    Socrate nel dialogo con Alcibiade sopra riportato afferma una cosa straordinaria: per governare bene una collettività occorre conoscere se stessi e cioè il lato divino che è in ognuno di noi!

L'accademico, rispetto a questa importante affermazione, leverà l'essenziale in quanto si limiterà a fare analisi esegetiche, etimologiche, comparazioni con altri autori o filosofie...non penserà di comprendere con l'anima e con lo spirito ovvero, a differenza di colui che ricerca la comprensione iniziatica, non cercherà di sperimentare e verificare nei propri sentimenti, pensieri e comportamenti, la conoscenza del divino a cui allude Platone.

Osserva O.M.Aivanhov, prendiamo un frutto, un'arancia, ad esempio: una cosa è misurarne le dimensioni, il peso, studiarne i colori, altra cosa è gustarla, mangiarla,assaporarla, sentirne la forza che essa trasmette. La conoscenza esteriore, intellettuale si ferma allo studio esteriore dell'arancia ma non arriva mai a sapere come è effettivamente l'arancia perché dimentica di mangiarla.

"Immaginate che un uomo si trovi all'interno di una sfera e un altro al suo esterno. Colui che si trova all'interno, naturalmente la vede concava, mentre colui che è all'esterno, convessa. I due discutono e si azzuffano: è impossibile metterli d'accordo. Interpretiamo ora questa immagine. Colui che è all'interno della sfera è il cuore; egli osserva la vita dal dentro, soggettivamente, ovvero attraverso l 'emozione, il sentimento e la sensazione. Colui che è all'esterno, è l' intelletto che osserva le cose dal fuori, obiettivamente, razionalmente. Per questo fra cuore e intelletto, o fra religione e scienza continuano a perpetuarsi discussioni interminabili e scontri secolari. Chi dice il vero? Tutti e due, ma ciascuno al cinquanta per cento. Se ora arrivasse un terzo osservatore che dicesse: "La sfera è sia concava che convessa", i primi due, a questo punto, si inquieterebbero e lo considererebbero un insensato. In realtà, quest'ultimo è un saggio che contempla la verità nella sua interezza. Egli rappresenta l'intuizione che ha la capacità di riunire pensiero e sentimento per vedere le cose contemporaneamente dall'interno e dall'esterno. Per conosce la vera realtà delle cose, bisogna essere contemporaneamente oggettivi e soggettivi, porsi contemporaneamente all'interno e all'esterno"(estratto da "Pensieri Quotidiani 2001).

Anche l'uomo della strada, indotto dalla cultura ufficiale a vivere separato dal proprio "sé superiore" non riterrà normale conoscere e vivere il divino e giammai riterrà normale che l'uomo politico debba compiere, in via preventiva, un percorso spirituale (cfr.cap.VIII nel volume La conquista interiore della Pace) nel senso indicato da Platone. Eppure Platone è collocato nei programmi scolastici e tutt'ora a distanza di secoli è oggetto di studio e di ammirazione.

Quanto appena rilevato può essere esteso ad altre fondamentali idee, molto note alla cultura occidentale, espresse da Platone sull'amore e la sessualità, sull'anima e la reincarnazione (trasmigrazione delle anime).

Però questo Sapere (alla stessa stregua dei Valori espressi da altri grandi personaggi dell'umanità) così grandemente apprezzato è stato scisso dalla vita interiore, esso ha alimentato esclusivamente un tipo di conoscenza esteriore, intellettuale la quale, bene inteso, è necessaria e naturale ma non esaustiva. Ed è questo il punto fondamentale: non fermarsi alla conoscenza esteriore (cfr.cap.I "L'evoluzione umana e lo sviluppo degli organi spirituali nel volume "Centri e corpi sottili" ;cap VIII " Dall'intelletto all'intelligenza nel volume "La vita psichica elementi e strutture" di O. M. Aivanhov.

Viene da pensare alla relazione intercorrente tra la filosofia occidentale e quella orientale rispetto alla quale si è affermato:

"Con un certo schematismo si potrebbe osservare che nella nostra storia della filosofia non si trovano che occasionalmente pensatori disposti a tradurre nella pratica i loro principi. Per usare una metafora essi progettano edifici sontuosi, per poi vivere in catapecchie fatiscenti. I filosofi indiani, al contrario, esibiscono una perfetta corrispondenza tra teoria o prassi, cioè conoscenza e azione. Il loro scopo primario è la realizzazione di sè."(Arena in La filosofia indiana - Tascabli newton-pag.9)

Appare paradossale, effettivamente, che si stimino notevolmente Santi, artisti e geni e nel contempo non si approfondiscano a livello di vita interiore quei valori di cui gli stessi sono portatori.

L'anima e lo spirito componenti essenziali del nostro essere, non sono spesso toccati e influenzati dalle culture accademiche, mentre essi sono posti al centro della filosofia iniziatica.

Questa separazione tra conoscenza intellettuale da un lato, e la vita della propria anima, del proprio spirito e la condotta di vita, dall'altro, genera grandi sofferenze nell'individuo e ha caratterizzato, purtroppo, in occidente, in negativo, anche la comprensione e l'adesione alle Verità dei Vangeli (con l'espressione "Chiesa di Giovanni", in contrapposizione alla Chiesa di Pietro, si evidenzia il vero Insegnamento iniziatico dei Vangeli:cfr. il volume "In Spirito e in Verità").

A causa di questa attitudine, l'uomo si ritrova ad aver sviluppato in modo disarmonioso il lato intellettuale a scapito delle proprie risorse interiori collegate invece all'anima e allo spirito e si trova quindi vulnerabile rispetto alle difficoltà della vita e ai suoi aspetti effemiri ed illusori.

Egli conosce sempre meglio sotto il profilo esteriore la realtà oggettiva, la terra esteriore e sempre meno la terra interiore rispetto alla quale egli dovrebbe essere simbolicamente il Re.

Questo approccio intellettualistico può ovviamente riguardare anche la stessa filosofia iniziatica se si dimentica che "l'esoterismo resta innanzitutto un modo di vivere, un'educazione dello sguardo che permette di scorgere la presenza ineffabile del Sacro nel quotidiano" ( M.Mirabail in "Dizionario dell'esoterismo" pag.118 e segg.- Oscar Mondadori).

Ricorda Aivanhov a tal proposito che gli atti della vita quotidiana, punto di partenza del cammino di perfezionamento individuale, sono alla base della vera spiritualità.

"Certe scienze quali l'alchimia, la magia, l'astrologia e la Cabala poiché penetrano in profondità i grandi misteri della creazione, possono aiutarci ad avanzare più rapidamente sulla via dell'evoluzione. Ma queste scienze sono di difficile approccio e per capirle bene è consigliabile iniziare a studiarle nell'uomo, nelle sue attività quotidiane. Infatti nel cibo troviamo l'alchimia, nella respirazione l'astrologia, nella parola e nel gesto la magia e nel pensiero la Cabala. Non bisogna cercare di studiare la Scienza esoterica separandola dalla vita. Imparate perciò a mangiare, respirare, agire, parlare, pensare e verrete così a possedere le basi di queste quattro scienze fondamentali."

"Per troppe persone la spiritualità consiste nel leggere libri di esoterismo. Non ne comprendono molto, non possono farci nulla, perché non si tratta che di teorie - e di teorie non sempre esatte o addirittura contraddittorie - nelle quali non si ritrovano, ma che cosa importa? Continuano a rimpinzarsi di tali letture. Quando comprenderanno che la spiritualità consiste nello scegliere un metodo, nello studiarlo bene e nel metterlo in pratica? Poiché la sola cosa che conta veramente è la vita, la vita divina che l'uomo deve vivere, è lei che apporterà tutte le conoscenze del cielo e della terra. Colui che si accontenta di leggere dei libri, perde il suo tempo; anche se è capace di esporne perfettamente il contenuto, gli altri sentono perfettamente che dietro questa esposizione c'è il vuoto, poiché non trasmette alcun amore, alcuna luce, alcuna comprensione profonda. Le conoscenze sono in pratica inutili se non sono vivificate dall'amore e dalla luce. L'amore e la luce non si ottengono leggendo, ma applicando ogni giorno le regole della Scienza iniziatica".
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Re: Filosofia Iniziatica e Cultura Accademica

Messaggio Da Violet il Dom Nov 08, 2009 10:50 pm

"Per troppe persone la spiritualità consiste nel leggere libri di esoterismo. Non ne comprendono molto, non possono farci nulla"

Sarebbe già tanto se leggessero. Rolling Eyes Purtroppo, una visione semplicistica del cammino, come "segui il tuo cuore" (sottinteso: e guardati bene dal conoscere ciò che supponi di stare facendo) implica che il panorama esoterico odierno diventa un gran calderone di apprendisti alla ribalta che, a volte, del loro cuore conoscono in realtà ben poco: il Cuore di cui parlavano gli Egizi, ad esempio, era quel centro che l'Iniziato aveva forgiato in sé attraverso le dure prove della strada, il sereno e neutrale centro di un equilibrio, rappresentato più tardi dalla rosa che nasce al centro della croce.

Ecco, quindi, che mi sento di riportare alla memoria le famose quattro parole: conoscere, osare, volere e tacere.
Conoscere: se stessi e la Legge del divenire, spesso adombrata da simboli nei libri, simboli che però, una volta compresi attraverso la pratica, "parlano" alla vista rinnovata.
Osare: osare con saggezza è una delle qualità più difficili da temprare. "Osare" non è andare alla riscossa come degli incoscienti, ma specialmente sapere quando ocnviene farlo, perché ogni battaglia è per la vita.
Volere: questo implica il discernimento della volontà dal desiderio, il discernimento di ciò che si vuole per effimero egoismo o tornaconto personale e ciò che, invece, è per l'Essere una necessità. Quando la volontà nasce dall'intimo, si avrà la forza per affrontare qualunque ostacolo mentre il desiderio, che ha vita breve, si spegne di fronte al primo muro.
Tacere: nel silenzio la voce interiore è udibile; ma "tacere" si riferisce anche al segreto, perché alcune intuizioni sono incomunicabili e tentare di metterle in parole equivale a svilirle.
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