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Lo Spirito del Tempo (parte 1)

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Lo Spirito del Tempo (parte 1)

Messaggio Da Mik Darko il Ven Set 11, 2009 11:22 am

Viene di questi tempi sovente indicato un ritorno all'"irrazionale" come una delle principali negative connotazioni sociologiche e culturali di questa fine di secolo, anzi di millennio, quasi che negli ultimi duecento anni il trionfo della mentalita' illuminista sia stato davvero cosi' totale da relegare per sempre nel "ciarpame della storia della stupidita' umana" l'eterna credenza degli uomini nel soprannaturale. Invece, al di fuori dei programmi scolastici, e dell'ortodossia degli ambienti scientifici "ufficiali" di cui presto diremo, i credi in oggetto hanno sempre continuato ad occupare un posto importante, anche se sommerso, nell'insieme delle "visioni del mondo", e non hanno mai cessato di accompagnare la difficile esperienza dell'uomo su questo pianeta. Il fenomeno al quale si assiste e' allora piuttosto quello del ritorno in modo esplicito sulla scena culturale delle credenze nell'occulto e nel paranormale, senza piu' complessi di inferiorita' nei confronti di una "visione scientifica" del mondo che comincia a mostrare tutta la sua usura e la sua insufficienza di fronte a quelli che sono evidentemente profondi bisogni umani.

Scienza, Parascienza e "Scienza Eretica"

Di un siffatto ritorno, e del "conflitto" con le teorie scientifiche correnti che ne e' derivato, voglio in queste righe occuparmi: il punto di partenza e' infatti la ben nota strenua opposizione che viene prodotta alle credenze di cui si diceva prima dai "seguaci" del punto di vista "scientifico", e vale la pena pertanto di cercare di individuare le motivazioni profonde di un tale atteggiamento, che consiste in qualcosa di piu', e di diverso, dalle normali cautela ed esigenza di "rigore" che possono, anzi debbono, essere avanzate nei confronti di qualsiasi affermazione che esuli dai confini dell'ovvio o del gia' noto. Nell'occasione, parlero' anche del ruolo che la scienza "eretica", della quale sono da vari anni appassionato cultore, occupa in questo scontro, nella persuasione che le ragioni di fondo che ispirano i "fedeli" della scienza contro quelli della parascienza siano almeno in parte le stesse che sono alla radice della difesa dell'"ortodossia" scientifica contro i tentativi di scettici, critici e revisionisti.

Scienza versus Parascienza

Prima di tutto va ben chiarito che l'ostilita' di cui trattasi non e' propria della fisica, bensi' dei fisici, appellativo con il quale designero' in senso lato tanto i professionisti del settore, quanto piu' generalmente tutti coloro che nella scienza pongono il primo, ed a volte l'ultimo, fondamento dell'intero loro sistema conoscitivo. Distinzione questa meno irrilevante di quanto non possa sembrare a prima vista, dal momento che la fisica, intesa come complesso di teorie e di leggi elaborate allo scopo di spiegare e controllare quella serie di fenomeni naturali nei quali ci si e' finora imbattuti, vuoi in modo casuale che programmato, non e' una persona, ed e' quindi del tutto indifferente allo scontro del nostro tema, al quale non porta contributi in nessuna direzione. In effetti, una teoria scientifica e' per sua stessa natura limitata alla fenomenologia che la ha motivata e che cerca di comprendere, ed e' assolutamente incapace di affermare alcunche' su fenomeni "nuovi" che appartengano a campi diversi da quello di propria competenza. Tanto per dire, non ci si puo' aspettare che usando le leggi della meccanica si possa essere capaci di prevedere quelle che regolano le interazioni elettromagnetiche, o di dedurre l'andamento dei processi termodinamici usando i principi dell'ottica. La fisica e' invero ripartita in "settori" tutti in certa misura indipendenti tra di loro, ed a ben vedere neanche troppo "coerenti" nelle intersezioni, e pretendere di usarne uno in un contesto diverso da quello proprio specifico e' impresa che nessun fisico si sognerebbe mai di compiere. Detto cio', perche' si riscontra invece la situazione di totale opposizione che stiamo analizzando? Come mai la nostra (poca) conoscenza del mondo naturale viene utilizzata da alcuni per negare a priori la possibilita' dell'esistenza dei fenomeni cosiddetti "paranormali"?

Al massimo, uno scienziato potrebbe intervenire soltanto per correggere i tentativi di "spiegazione" che qualche volta sprovveduti sostenitori della parascienza portano a sostegno delle loro "esperienze", nell'illusione che una patina di "scientificita'" possa rendere il loro discorso piu' accettabile. Quante volte ho sentito parlare fuor di luogo di "magnetismo", di "onde", di "inversioni di polarita'", etc.! In questi casi, se l'obiettivo di sembrare piu' fondati viene forse raggiunto nei confronti di persone poco preparate, non si fa che peggiorare viceversa la situazione nei riguardi degli altri che sanno di cosa si parla, i quali a volte, proprio per questi malsicuri tentativi di "chiarificazione", sono portati a rifiutare anche l'eventuale aspetto puramente fenomenologico delle asserzioni di telepati, veggenti, rabdomanti, radiestesisti, e cosi' via.

La prima e la piu' evidente delle motivazioni che stanno alla radice dell'atteggiamento in esame e' senza dubbio la fiducia assoluta, che ha quasi le caratteristiche di una fede, che molti fisici hanno nella validita' delle teorie da loro fino ad oggi elaborate (e, bisogna pur riconoscerlo, con non trascurabile impegno). E' questa fiducia che li conduce poi, al di la' di cio' che sarebbe lecito da un punto di vista strettamente scientifico, a due passi estremamente rischiosi: il primo, l'estrapolazione di risultati ottenuti in un certo ambito in situazioni del tutto diverse e non direttamente sperimentate, perche' non sperimentabili nelle attuali possibilita'; il secondo, il ritenere che la visione del mondo naturale (VMN nel seguito), o come si dice anche la Weltbild, cosi' raggiunta sia, oltre che corretta nelle parti attualmente conosciute, anche completa, ovvero, che la natura non abbia piu' sorprese da offrirci, e ci sia piu' poco o nulla da sapere per cio' che concerne la sua struttura fondamentale.

Voglio fare qualche esempio per chiarire meglio questa doppia possibilita' di errore. Riguardo alla prima "tentazione" del fisico, bisogna tenere presente che i fatti fisici sui quali sono fondate le nostre teorie, anche ammettendo che siano stati verificati al di la' di ogni ragionevole dubbio dal punto di vista sperimentale, sono stati pur sempre ottenuti soltanto in laboratori terrestri, sicche' non si puo' essere del tutto sicuri che abbia torto chi sostenesse invece ipotesi diverse da quelle che vengono oggi accettate e divulgate sulla natura di fenomeni che avvengono "lontano" da noi. Un noto astrofisico, H. Arp, molto stimato prima di diventare un "contestatore", ha avanzato di recente l'ipotesi che la materia non sia sempre "uguale" dappertutto, ma presenti anch'essa fenomeni di "invecchiamento", ovvero che esistano atomi per cosi' dire giovani, ed atomi vecchi. Noi qui sulla terra avremmo a che fare "naturalmente" con atomi tutti piu' o meno della stessa eta', ma altrove gli atomi di un'identica sostanza, ferro, carbonio, etc., potrebbero avere una differente eta', e presentare quindi caratteristiche diverse. Ne conseguirebbe ad esempio che fare dei calcoli sugli spettri della radiazione emessa da sorgenti lontane trattando l'ipotetica materia da cui queste sono costituite come in tutto simile a quella con cui abbiamo a che fare qui sul nostro pianeta sarebbe profondamente sbagliato in linea di principio. Poiche' e' proprio da questo calcolo invece che i fisici inferiscono il primo fondamento della teoria del big-bang, vale a dire il preteso allontanamento delle galassie lontane, ecco che tale fenomeno non sarebbe piu' propriamente un "fatto" fisico, ma soltanto un'errata valutazione della velocita' delle galassie in oggetto. Per inciso, va detto che Arp e' stato progressivamente emarginato dagli ambienti della ricerca "che conta", e che gli e' stato rifiutato ulteriore "tempo di telescopio", con la motivazione che la sua proposta di ulteriori ricerche e' "priva di valore".

Scienza Eretica

Questa circostanza suggerisce l'opinione che la "scomunica" degli scienziati non e' riservata soltanto ai seguaci del paranormale, ma ad ogni atteggiamento "eretico": scrive P.K. Feyerabend che "la scienza e' diventata oggi non meno oppressiva delle ideologie contro cui dovette un tempo lottare", e che "gli eretici nella scienza devono ancora soffrire le sanzioni piu' severe che questa societa' relativamente tollerante puo' applicare".

Gli esempi di "illecite" estrapolazioni si potrebbero moltiplicare, cosi' come quelli di concezioni non-convenzionali che hanno invece qualche possibilita' di essere "piu' vere" di quelle convenzionali, e di conseguenti atteggiamenti "intolleranti" della comunita' scientifica, ma forse e' piu' opportuno osservare per concludere la prima parte di questa analisi che tutti i famosi principi della fisica provengono quasi sempre da generalizzazioni di questo tipo, ed il guaio e' che molti scienziati se ne dimenticano, presentando in modo del tutto anti-storico e dogmatico la loro disciplina come un complesso monolitico ed indiscutibile.

Quest'ultima osservazione riporta anche direttamente alla seconda delle sopra dette "tentazioni", ovvero alla questione della "completezza". Tutta la storia della scienza, quando non condotta con fini esclusivamente apologetici, come pure spesso capita, insegna al contrario che la fisica e' una creazione umana e fallibile, e che ogni volta che qualcuno ha tentato di indicare come concluso il compito, ecco che si sono aperti nuovi campi di possibilita' e di sperimentazione, che nuove forze, nuove forme di energia sono state scoperte. Il matematico A.N. Whitehead ricorda come i suoi professori di fisica a Cambridge all'inizio di questo secolo ritenessero che "quasi tutto quello che c'era da sapere in fisica fosse ormai conosciuto", e che questa disciplina fosse diventata ormai "un soggetto quasi chiuso". Tali previsioni venivano avanzate proprio alla vigilia delle grandi scoperte di questo secolo sull'energia atomica, e della completa rivoluzione delle nostre conoscenze sulla struttura della materia e dell'universo, tanto che Whitehead aggiunge dei commenti sulla profonda impressione che questa circostanza ebbe su di lui, concludendo con le parole: "Ebbene, sono stato ingannato una volta, e che io sia dannato se saro' ingannato di nuovo". Evidentemente la storia si ripete, visto che mi e' capitato di assistere spesso ad identiche "professioni di fede" da parte di colleghi fisici di oggi!

Veniamo infine alla questione della "validita'" della fisica almeno per quello che essa ha attualmente prodotto nei campi dall'uomo piu' sperimentati. Il fatto che la nostra conoscenza delle leggi del mondo naturale sia purtroppo ancora tale da far dire ad un altro celebre matematico, R. Thom, che "sappiamo calcolare tutto ma non spiegare nulla", e che le attuali teorie fisiche "concettualmente non hanno ne' capo ne' coda", dovrebbe condurre a ben altro atteggiamento che alla diffusa fiducia nell'immutabilita' delle sue "leggi", anche solo in relazione a quelle teorie che per ora vengono considerate come stabilite "oltre l'ombra del dubbio" (per usare una imprevidente espressione del fisico C. Will a proposito della teoria della relativita' cosiddetta "speciale"). C'e' invece oggi la concreta possibilita' ad esempio che fenomeni quali quello della "fusione fredda" conducano ad un ripensamento su tutta una serie di opinioni sulla struttura dell'atomo e della materia considerate ai nostri giorni come "certe", o che piu' approfondite analisi critiche sui fondamenti dell'elettromagnetismo possano modificare anche la nostra concezione dello spazio e delle sue "qualita'" fisiche. Ai giorni nostri sono purtroppo ancora pochi coloro che, consapevoli di cio', si aspettano grandi rinnovamenti da future ricerche anche in settori che sembrerebbero definitivamente stabiliti, e forse anche inimmaginabili vantaggi tecnologici per l'umanita' a seguito della scoperta di nuovi modi di ottenere energia. Chi scrive queste righe non puo' di conseguenza non lamentare le difficolta' che vengono continuamente frapposte a coloro che ricercano in settori non convenzionali (i nuovi "eretici" di cui si parlava prima), ai quali viene impedito l'accesso ai fondi per la ricerca o ai mezzi di comunicazione della comunita' scientifica, che vengono piu' utilizzati per la produzione di "titoli" efficaci per la progressione delle carriere che non per la divulgazione di nuove idee ed il dibattito tra punti di vista contrapposti.

Umberto Bartocci
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