Zona Onirica

Namastè nella Zona Onirica

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Janara

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Janara

Messaggio Da matrona il Mer Set 30, 2009 7:13 pm


La Janara, nella credenza popolare beneventana, soprattutto in quella contadina, è una delle tante specie di streghe che popolavano i racconti popolari. Il nome potrebbe derivare da Dianara, ossia "sacerdotessa di Diana", oppure dal latino ianua, "porta": era appunto dinanzi alla porta, che, secondo la tradizione, era necessario collocare una scopa, oppure un sacchetto con grani di sale; la strega, costretta a contare i fili della scopa, o i grani di sale, avrebbe indugiato fino al sorgere del sole, la cui luce pare fosse sua "mortale" nemica.

La leggenda
Le streghe beneventane si riunivano nei posti abbandonati e disabitati vicini a Benevento e qui si svolgeva la Sabbah. È Stato trovato qui un foglio il quale narra che un boscaiolo Beneventano passando di notte per uno di questi posti ebbe lo spiacere di asssistere alla Sabbah ;cerimonia in cui si venerava Satana e ogni simbolo cristiano veniva messo al contrario. Egli corso a casa racconto' alla moglie tutto cio' che aveva visto:<<C'erano donne che calpestavano la croce altre che con alcuni uomini si dedicavano alle orge più sfrenate e altre ancora che si cospargevano di sangue. In mezzo a tutto cio' ho visto un cane orrendo che siedeva su un trono ...>>La mattina dopo quell'uomo fu trovato ucciso

La Janara usciva di notte e si intrufolava nelle stalle dei cavalli per prenderne uno e cavalcarlo per tutta la notte. Completamente nuda e vecchia, una volta scoperta, aggrediva e addirittura sbranava le sue vittime.
Aveva l'abitudine di praticare le treccine alla criniera del cavallo che aveva preso, lasciando così un segno della sua presenza. Tante volte il cavallo non sopportava lo sforzo immane a cui era sottoposto, e moriva di fatica.

Contrariamente a tutte le altre streghe, la Janara era solitaria e tante volte anche nella vita personale di tutti i giorni, aveva un carattere aggressivo e acido. Per poterla acciuffare, bisognava immergersi completamente in una botte piena d'acqua per poi afferrarla per i capelli che erano il suo punto debole.

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