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La psicosi della mutanda

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La psicosi della mutanda

Messaggio Da matrona il Gio Gen 07, 2010 9:53 pm

A seguito della vicenda che ha avuto come protagonista il giovane nigeriano Umar Faruk Abdulmutallab, ritenuto responsabile (almeno nelle intenzioni) di un fallito attentato dinamitardo sul volo Amsterdam - Detroit, da realizzarsi con l’esplosivo nascosto all’interno della sua biancheria intima, le reazioni fra i responsabili alla sicurezza degli aeroporti statunitensi ed europei paiono ogni giorno più scomposte e schizofreniche, arrivando a sfiorare l’autolesionismo.

Se da un lato la notizia del presunto fallito attentato è stata (creata?) usata e strumentalizzata dall’amministrazione Obama per rinverdire lo spettro del terrorismo e giustificare nuove guerre preventive, dall’altro ha rappresentato il viatico per una vera e propria campagna di psicosi collettiva, assolutamente priva di senso, avente come oggetto la sicurezza del trasporto aereo. Campagna di psicosi che facendo leva sulla paura irrazionale, mira a demolire ulteriormente le residue libertà della persona, privandola sempre più in profondità anche della propria dignità.

Per rendere il senso del grado di tensione attraverso il quale si è inteso condizionare e terrorizzare i passeggeri, basta leggere la cronaca degli ultimi due giorni.
Nell’aeroporto di Newark (uno dei due scali neworkesi) il momentaneo malfunzionamento delle telecamere di sicurezza ed il sospetto che una persona avesse eluso i controlli hanno fatto piombare lo scalo in un caos durato ben sei ore, durante le quali l’aeroporto è stato completamente evacuato, compresi i passeggeri già imbarcati sugli aerei e fatti scendere a forza.

All’aeroporto di Minneapolis, in Minnesota, il 5 gennaio, la sospetta reazione di un cane poliziotto di fronte ad una valigia ha provocato l’evacuazione dell’intero scalo, con conseguenti ritardi e cancellazioni che hanno coinvolto migliaia di passeggeri.
A poche ore di distanza l’aeroporto di Bakersfield in California è stato chiuso ed evacuato a causa di una sostanza tossica, con conseguente cancellazione di tutti i voli, poiché due agenti al momento di controllare una valigia (il cui proprietario è stato immediatamente arrestato) si sarebbero trovati di fronte ad un liquido sprigionante vapori in grado di creare loro nausea e mal di testa. Solo molte ore dopo le autorità hanno riferito che la sostanza tossica risultata positiva al test degli esplosivi e nociva per la salute degli agenti, era in realtà una bibita analcolica “condita” con del miele dal giardiniere di Milwaukee che era stato messo in manette.

All’aeroporto di Dublino un cittadino slovacco ha rischiato l’infarto quando è stato arrestato dalla polizia come pericoloso terrorista a causa dell’esplosivo contenuto nel suo bagaglio. Per poi venire a scoprire che in realtà l’esplosivo era stato introdotto nella sua valigia in maniera fraudolenta dalle autorità slovacche che intendevano testare (oltre allo stato del suo cuore) l’efficienza dei controlli nello scalo irlandese.

In seno alla psicosi costruita intorno all’attentato mai avvenuto a Detroit, sia l’Europa che gli Usa si stanno manifestando intenzionati ad aumentare in maniera esponenziale sia la quantità che la qualità dei controlli all’interno degli aeroporti, con l’ausilio di nuovi regolamenti e supporti tecnologici di ogni genere.
In Italia, dove già da qualche giorno chi vuole recarsi negli Stati Uniti deve presentarsi in aeroporto almeno 3 ore prima della partenza, i ministri Frattini e Maroni proprio ieri hanno autorizzato l’introduzione dei body scanner, sul modello di quanto già avviene negli USA anche nei carceri e tribunali, all’interno degli aeroporti di Fiumicino e Malpensa.

Proprio l’introduzione dei body scanner, in precedenza bocciati dalla UE in quanto lesivi della privacy personale, approvata dal governo italiano, al quale a breve si accoderanno anche quello tedesco ed olandese, mentre Inghilterra e Spagna si mostrano più prudenti, sta producendo in queste ore molte polemiche legate oltre che alla loro efficienza anche al turbamento della privacy e agli effetti dei medesimi (in pratica apparecchi per radiografie a bassa intensità) sulla salute umana.

Per quanto riguarda l’efficienza non sembrano esistere evidenze che dimostrino la superiorità di questi apparecchi rispetto ai normali controlli manuali con l’ausilio dei metal detector. La privacy, o meglio la dignità ed i diritti dell’essere umano, non sono mai stati una priorità delle democrazie occidentali e sembrano diventarlo ogni giorno di meno in una società basata sul controllo dell'individuo.
Le conseguenze sulla salute (onde radio e radioattività) secondo gli esperti sono bassissime, soprattutto dal momento che non esistono evidenze concernenti gli studi sui loro effetti a lungo termine, così come non ne esistevano 50 anni fa riguardo all’amianto che veniva prodotto a profusione.

Ragione per cui risulta ormai chiaro come (nonostante qualche borbottio e qualche protesta portata sottovoce) la “leggenda” delle mutande esplosive del giovane nigeriano sia prodromica di un nuovo giro di vite per quanto concerne la libera circolazione delle persone e la dignità dell’uomo, destinato a venire ispezionato anche nell’intimità del proprio corpo.

Il tutto in attesa che in un prossimo futuro la tecnologia ci regali la soluzione definitiva, sotto forma dello scanner mentale che potrà leggere l’intimità dei nostri pensieri, rendendoci “finalmente” così sicuri che più sicuri non si può.

di Marco Cedolin
mercoledì 6 gennaio 2010

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