Zona Onirica

Namastè nella Zona Onirica

Un Luogo nascosto nei meandri della nostra coscienza...
ai confini del mondo tangibile...
dove i pensieri e le passioni sono più concreti della realtà che ci circonda.



Un Movimento Culturale & Sociale, un luogo, un modo di essere... di pensare.
Apolitico, Aconfessionale, non ha scopi di lucro neanche indiretti.
Esso focalizza l’attenzione su tre determinati obiettivi e si mobilita per conseguirli:

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Kabbalah ed Alchimia (di Nadav Eliahu Crivelli)

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Kabbalah ed Alchimia (di Nadav Eliahu Crivelli)

Messaggio Da matrona il Gio Feb 25, 2010 12:30 pm


trovata tramite un'amico su Facebook.
Molto interessante, ma lunghina, quindi armatevi di pazienza e tempo libero Smile

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Il soggetto di questa pubblicazione è di mostrare come nella Torà, nella Bibbia Ebraica, ci siano le basi e le indicazioni in codice riguardanti il lavoro dell’alchimista, di che cosa si tratta, e come la Torà ci consiglia di effettuarlo.
Non si pensi ad indicazioni dettagliate e pratiche, cioè come va fatto l’alambicco, che cosa metterci dentro, e così via, perché non è il compito della Torà di entrare in quei dettagli.
In essa si trova però la radice basilare del lavoro da fare, l’atteggiamento richiesto, i concetti, le parole, il significato esoterico dei metalli, ecc.
Il concetto ebraico che esprime il lavoro dell’alchimista è il verbo letzaref, che vuol dire purificare.
Lo Tzoref è l’orefice,colui che lavora e purifica i metalli.

Ora, nella Cabalà c’è l’idea basilare secondo la quale le lettere di una parola sono la formula segreta del concetto che sta dietro alla parola stessa.
Tale posizione ha preceduto di secoli il modo di procedere della chimica, per la quale ogni sostanza è il composto di tutta una serie di elementi basilari, combinati in modo diverso, la cui sommatoria dona alla sostanza in questione le sue caratteristiche specifiche.

Ciò è molto diverso dallo studiare un concetto in modo filosofico, come succede nella filosofia greca o in altre culture, nelle quali i nomi sono convenzioni che servono unicamente per indicare e per definire certi concetti, ma non hanno nessuna relazione diretta con essi.

L’atteggiamento ebraico è diverso: “parola” si dice davar, identico a davar = “cosa”.
Ciò sottolinea come la parola abbia delle proprietà fisiche, sia simile ad un oggetto vero e proprio.
In tal modo, osservando le lettere di una parola è possibile capire che cosa ci sia dentro.

Uno dei procedimenti fondamentali usati dai cabalisti è la così detta permutazione, che consiste nel prendere le tre lettere che solitamente formano una radice, nel cambiarle di posto e nel vedere che cosa salta fuori, quali nuovi termini vengono formati.
Non tutte le permutazioni delle radici hanno un senso corrente nella lingua ebraica, ci sono solo sette radici di tre lettere che possiedono un senso compiuto per ognuna delle loro sei permutazioni.
Comunque si può sempre trovare, o per analogia o appoggiandosi ad altre lingue, una vasta gamma di significati che sono in qualche modo collegati alla parola iniziale.

Tutto ciò amplia considerevolmente il messaggio, altrimenti ristretto, trasmesso dalla parola.
Quanto spiegato costituisce un considerevole vantaggio nei rispetti di una cultura che si pone di fronte alle parole unicamente come degli strumenti che esprimono concetti.

La Torà è la Parola di DIO, e anche se è fatta di parole umanamente comprensibili, esse hanno in sé un senso infinito.
Dunque in ebraico una persona che fonde e purifica i metalli si chiama Tzoref.
La stessa identica radice, la stessa identica parola, vuole anche dire “uno che fa delle permutazioni”, cioè che cambia di posto le lettere di una parola.
Permutare si dice,infatti, letzaref; permutazione si dice Tzeruf, dalla stessa identica radice.

Si noti dunque come già alla radice stessa si stabilisca una stretta analogia tra l’alchimista e il cabalista.
In Cabalà ci sono tante operazioni importanti, però quella della permutazione è basilare, è uno degli strumenti più usati.
Dunque il nome della “permutazione” è identicoa quello di colui che lavora i metalli o altre sostanze, per purificarle e per togliere loro le scorie, onde portarle più vicino a manifestare e rivelare l’immagine divina che c’èanche nella materia.

Quindi, il Solve e Coagula è lo Tzeruf.

Infatti, che cosa succede nel cambiare di posto le lettere di una parola? La si dissolve, si dissolve la parola precedente.
Prima c’erano tre lettere, quattro o due, che formavano una parola comprensibile, le si dividono e isolano l’una dall’altra, dissolvendo così la parola.
Indi, le lettere vengono nuovamente coagulate in un ordine nuovo, raggruppandole in modo diverso.
Ed ecco che così facendo affiora alla comprensione qualche nuovo insegnamento, che purifica anche l’interno di quell’essere troppo limitato, attaccato ad un livello di comunicazione unicamente mono-direzionale, che è l’essere umano.

Usando le parole in un modo solamente mono-direzionale, come fa la comunicazione dei mass-media e della cultura accademica ufficiale, è inevitabile cadere in grossi malintesi e fraintendimenti.
È un presupposto errato pretendere di sapere che cosa s’intende quando si dice amore; in realtà ci sono innumerevoli diversi tipi d’amore.
Nel dire “ti amo” a qualcuno, che messaggio gli stiamo mandando? È solo quando si opera la permutazione della parola Amore che si incomincia piano piano ad arricchirsi, ed a capire che cosa ci sta dentro.

Si noti che tale processo, in una certa misura, è valido anche per le altre lingue e non solo per l’ebraico.
Il più famoso cabalista che si sia occupato di permutazioni era Avraham Abulafia,vissuto intorno al 1200.
Una delle sue meditazioni preferite consisteva proprio nel prendere una radice (un gruppo di tre lettere) e permutarle, scrivendole e riscrivendole.
A un certo punto, grazie alla forza mistica dell’energia spirituale che proviene da ciò, lelettere si staccavano dal foglio, iniziando a danzargli di fronte, componendo altre parole,e donandogli un senso ineguagliabile di beatitudine, oltre che di comprensione profonda dei segreti di quella parola.

La massima parte delle radici in ebraico possiede tre lettere, ma ci sono radicidi sole due lettere, chiamate “porte”.
Ora, una parola composta da tre lettere diverse possiede sei permutazioni.
Abulafia costruiva una stella di Davide, sistemando queste sei permutazioni ai suoi vertici, messe in un certo modo.
Alcuni dei concetti espressi da una combinazione sono positivi, altri sono negativi.

Vorrei darne un esempio: seprendiamo per esempio la radice shaar, che significa porta, sono tre lettere la Resh Ain Shin.
Nell’ordine suddetto significano porta, o anche valutare, soppesare, analizzare, ponderare una cosa.

Quello della “porta”, in Cabalà, è un concetto importantissimo.
Solo attraverso le porte si può entrare ed uscire nei Palazzi, che sono stati di coscienza superiori.
Si pensi alle 50 porte della Conoscenza, Resh Ain Shin è una delle sette radici che hanno un senso compiuto per ogni permutazione.
Cambiamo di posto la Ain e la Resh, viene Sarah rxy che significa giacere, coricarsi, Resh- Shin- Ain, che significa “malvagio”, Raash , che significa rumore e poi le ultime due sono Ashar o Osher, che significa ricchezza, ricchezza fisica, abbondanza di beni, ed infine Eres che significa letto.

Vedete quanti significati diversi sono presenti nell’insieme di queste tre lettere, semplicemente spostando di posto il loro ordine da un lato abbiamo una porta, che esprime un concetto positivo, poiché la porta è la soglia di accesso a nuovi stati di consapevolezza.

Ma all’opposto abbiamo “malvagio”.
Malvagio e rumore hanno dei tratti comuni.
Infatti Raash non è solo rumore normale, ma è fragore assordante.
Il rumore viene dalle forze negative, perché è un segno di disordine, di disarmonia.

Infine, letto e coricarsi sono evidentemente connessi.

Abulafia trovava il legame di ognuna di queste radici con una delle sei Sefirot chiamate Midot o Emozioni, quelle che costituiscono la parte centrale dell’Albero della Vita, da Chesed a Yesod.

Ora, quale sia il legame preciso è uno dei più grandi segreti, e bisognerebbe studiare Abulafia per capirne qualcosa di più.

Intuitivamente, possiamo mettere Shaar, porta, su Tiferet stesso, Rashà , malvagio, su Ghevurà, invece Raash, rumore, su Hod.
Hod ha a che fare con gruppi di persone, ed è uno stato di energia molto instabile, la Sefirah Hod, in basso a sinistra, quindi l’instabilità di un gruppo si manifesta nel rumore, se andate in una sala dove c’è tanta gente che non sono ordinati l’uno con l’altro la prima cosa che si senta da lontano è il rumore.
Ricchezza è senz’altro Yesod, perché Yesod è il canale che deve trasmettere a Malkhut che è il ricettore, Yesod è il canale che deve dare a Malkhut un forma concreta un tipo di energia, ed è questa la Ricchezza, tant’è vero che il Patriarca associato a Yesod è Giuseppe che era il Patriarca più ricco di tutti i sette pastori di Israele.

Rimangono letto e coricarsi, che hanno a che fare con Netzach e Chesed.
Coricarsi, Chesed - amore, a parte in fatto che l’atto dell’amore fisico si fa da coricati, una persona si corica solo quando è rilassata e si sente circondata dall’affetto cosmico e dall’amore di DIO.
Il letto è il supporto dell’atto di coricarsi, quindi Netzach che è in basso a destra e Chesed è nel mezzo a destra, quindi in un certo modo si appoggia su Netzach.

Quando Abulafia trovava delle parole, e trovava che alcune delle loro permutazioni non avevano un significato compiuto in ebraico, si spingeva oltre, e cercava in altre lingue.

Abulafia cercava in altre lingue parole o radici che avessero un’assonanza simile a quella mancante, e così riempiva i buchi rimasti.
(nota personale: questa forzatura, a mio dire, indebolisce tutta la teoria, poichè le "altre lingue" non sono nate con lo stesso fine divino.)

Era la sua meditazione preferita.
Vi ho citato tutto questo perché appunto il lavoro dell’alchimista è simile al lavoro dico
lui che permuta le lettere di una parola per capirci qualcosa.
Facciamo ora un altro esempio che si connette più con noi, prendiamo la radice Tzaraf (Tzadde Resh Peh), che significa permutare o raffinare, vediamo cosa ci insegna.

Una delle sue permutazioni è Paratz. In Cabalà c’è un concetto importantissimo, che è quello di Parzuf, espressione, personificazione, o “ipostasi”.
La Cabala dell’Arizal, che è il nostro grande Maestro di 400 anni fa è soprattutto basata sui Partzufim.
Paratzsignifica ordinato, messo in riga, ma significa anche qualche cosa che salta fuori digetto, significa due cose diverse, però la più importante è l’essere ordinato, infatti I Partzufim sono Alberi della Vita e Sefirot messe in modo ordinato tra loro.
A questo punto devo rifarmi ad una differenza fondamentale, una delle spiegazioni principali della Cabalà: l’esistenza di due creazioni.

Dio ha creato il mondo in due riprese, una prima fase dove la distruzione dominava, e una seconda fase dove l’ordine e la creazione hanno prevalso.
Si tratta di un processo molto analogo al Solve et Coagula, “dissolvi e coagula” degli alchimisti.

Dio coagulava i mondi e poi li dissolveva, fu una serie di eventi che durarono un numero lunghissimo di anni, paragonabile a quello di cui la scienza parla e servì a gettare le basi per l’inizio di un secondo periodo che dura ormai da 5760 anni, che è chiamata la seconda creazione.

In seguito parleremo più in dettaglio di questo, adesso voglio solo ricordarvi che ci sono principalmente due mondi, che una volta erano divisi, ma che dal peccato di Adamo in poi si sono sovrapposti.
In realtà sono rimasti separati solo per pochi giorni,poi si sono sovrapposti, si sono sempre più mescolati l’uno con l’altro.

Il primo universo si chiama Mondo del Caos, Olam ha Tohu, ed il secondo Mondo della Rettificazione o della Riparazione, Olam ha Tikkun.

Si tratta di un concetto fondamentale, se uno vuole capire non solo la Cabalà, ma anche l’Alchimia, deve avere presente la differenza tra questi due universi, entrambi creati da Dio, l’uno al servizio dell’altro.

Senza aver avuto il mondo del caos dietro le spalle, Dio non avrebbe potuto creare il mondo della Rettificazione.
La differenza fondamentale tra questi due mondi è che nel primo esistevano già le Sefirot, da Keter a Malkhut, quindi le energie divine, esistevano già generazioni e generazioni di esseri umani, esisteva la materia così come è conosciuta adesso.
Il primo universo è piùo meno quello che la scienza umana descrive, solo che, da punto di vista cabalistico, non c’erano quelle entità chiamate Partzufim, o Espressioni.
La radice ebraica di questot'ermine significa: essere ordinati, messi in fila.
I Partzufim sono modi di connettere le Sefirot tra loro, di modo che l’eccesso di energia nell’una possa venire assorbito dal difetto di energia nell’altra, e viceversa, un difetto di energia da una parte possa richiamare a sé un aumento dell’energia inviatagli da qualche altra Sefirà.
Così facendo, si stabilisce un equilibrio nell’interazione totale di queste entità, che permette di contenere i sobbalzi tipici di ogni processo vitale e creativo; a volte c’è di più, a volte di meno, la vita è una serie di pulsazioni.
Quando le pareti e le strutture sono troppo rigide, o quando non c’è comunicazionetra i vari elementi, succede che, a lungo andare, determinati serbatoi di energia si caricano troppo ed altri si svuotano troppo.
Il destino di una creazione o di una realtà così fatta è quello di esplodere o di implodere.

Implodere per mancanza di forza vitale contenuta all’interno; esplode per troppa abbondanza di forza vitale.

Questo è stato il destino ineluttabile del Mondo del Caos, torneremo su questo in seguito.

Il secondo mondo è estremamente giovane rispetto al primo, che ha invece dieci o quindici miliardi di anni.
La seconda creazione è iniziata da 5748 anni, quindi un’età brevissima, però la novità è che essa ha portato nel mondo è di fondamentale importanza, ed è quella del fatto che i vari principi polari sono in comunicazione ed in collegamento.
Il secondo mondo possiede un qualche cosa che è chiamato dallo Zohar in aramaico matkela, che significa bilancia.

Esso è quindi è l’armonia tra i vari mondi, la possibilità di scambiarsi energia e vitalità.
Questa è la prerogativa dei Partzufim.

Pensate che la radice della parola Partzuf è una permutazione della parola tzaraf, che significa “purificare”, come il lavoro fatto dall’alchimista.
L’operare dell’alchimista consiste nel prendere la materia dal suo stato di Olam ha Tohu, il mondo del Caos, e di portarlo allo stato di Olam ha Tikkun, mondo della rettificazione.
Dunque l’alchimista inietta all’interno di questa materia un ordine, una coerenza, una armoniache non c’era prima.
Sappiate che questi due mondi non sono del tutto separati uno dall’altro ma sono intrecciati, infatti, il mondo della rettificazione è stato creato tramite il riciclaggio dei frammenti rimasti dalla rottura del primo mondo, che , in realtà, è una serie di mondi.

Ma non è solo una questione di ordine, Partzuf non significa solo “ordinato”, in riga, un qualcosa che contiene delle gerarchie.
Il Partzuf non è una struttura statica e rigida,come le gerarchie umane, non sono luoghi di lotte al potere, tutt’altro.
Nei Partzufim si può salire e scendere lungo queste gerarchie, in base alle proprie azioni, alla propria crescita spirituale, non si può barare perché sono luoghi dove la consapevolezza èt rasparente e cristallina, altrimenti si deve ritornare in basso, dove c’è più oscurità.
Partzuf significa anche “espressione”, ora questa parola in ebraico è l’unica che abbia una lettera Peh all’inizio ed un’altra Peh alla fine.
Peh vuol dire bocca, il significato è semplice, sapete che ogni lettera ha un nome, una forma ed un numero, il nome della Peh significa “bocca”, e la bocca più di tutti gli altri organi umani, è l’organo dell’espressione.

Il parlare è il primo veicolo dell’auto espressione.
Dio stesso, per creare, per esprimersi, parla e crea.
Siamo tutti chiamati ad imitare Dio, quindi è chiaro che la nostra autoespressione non si limita al parlare, ma si estende nell’agire.
Il primo segno esterno di quello che ci sta attraversando dentro è tramite la parola, poi dopo vengono anche le azioni.
La parola è considerata già una forma di azione, tanto è vero che, per l’ebreo religioso, la preghiera muta non è considerata preghiera, non è valida.
Si può pregare anche silenziosamente, ma non ha la stessa forza trasformatrice di una preghiera recitata o almeno bisbigliata.

Quindi, il Partzuf è una realtà che ha una bocca all’inizio ed una bocca alla fine.
Il Partzuf è capace di esprimersi a due livelli diversi, divino ed umano, spirituale e materiale, intellettuale e sentimentale.
Magari anche noi avessimo una tale capacità, quando abbiamo un’idea elevata, ci riesce difficile esprimerla, e anche ammesso di farlo, lo facciamo sempre più o meno a livello che siamo capaci.
Se potessimo simultaneamente spiegarla nel mondo angelico ed in quello umano, o nel cielo e nella terra, saremmo nello stato del Partzuf, che connette ciò che è in alto con ciò che è in basso.

Abbiamo qui una Scala dei Mondi.
È bellissimo vedere come le Sefirot e gli alberi della vita si connettano tra loro.

Sapete che i vari mondi sono fatti a forma di molti Albero della Vita, uno connesso con l’altro.
Ci sono vari modi con cui questi mondi possono agganciarsi insieme, ed è questo il segreto del Partzuf.

La Peh superiore si aggancia con la Peh inferiore, e può farlo perché ha questo elemento di espressione,di rivelazione, di connessione, sia agli inizi che alla fine.

Osservate questa particolarità: le lettere centrali della parola “Partzuf”, quellecontenute tra le due Peh, sono: Resh, Tzaddik, Vav , e formano la parola Ratzo - che è la radice della parola Ratzon = Volere.
Quindi il termine Partzuf esprime l’idea di un volere centrale che è il volere di Dio, che si esprime simultaneamente sia in alto che in basso.

I Partzufim fondamentali sono sei, si chiamano in Cabalà: Atiqa Qadisha, ArikhAnpin, Abba ve Ima ilaim, Israel Saba e Tevunà, Zeir Anpin, e Nukva.
Ma torniamo alla radice Paratz, c’è un nome in ebraico formato da queste tre lettere, PERETZ.

Peretz era figlio di Tamar, e si chiamò così perché uscì di colpo.
Tamar ebbe due gemelli, concepiti da Jehuda, c’è una storia stranissima che troverete nella Scrittura.
È importante perché da Peretz verrà Ishai, da Ishai viene David, e da David viene il Mashiach.
Peretz era quindi uno dei capostipiti del Messia.

Durante la nascita di questi due gemelli ci fu una lotta per nascere prima.
L’altro gemello venne chiamato Zerah, Peretz mise fuori la mano, allora la levatrice gli legò rapidamente un nastrino, ma Zerach uscì pre primo.ma la levatrice si accorse che non aveva il segno, e così il diritto di primogenitura venne dato a Peretz.

Qualche tempo prima la Bibbia racconta di un altro parto gemellare: Esaù e Giacobbe.
L’evento della nascita di Esaù e Giacobbe andò in modo diverso, ma c’è un particolare importante.
Le uniche due coppie di gemelli di cui parla la Torà sono Giacobbe-Esaù e Peretz-Zerah.

Ora nel caso di Giacobbe-Esaù la Bibbia dice: Ecco gemelli nel suo ventre, però la parola Tomim-Gemelli è scritta senza la Alef.
Nel caso invece di Peretz-Zerah si ripetono le stesse parole, <<Ecco gemelli nel suo ventre>>, ma la parola Tomim diventa Teomim , ha una Alef in più.
Rashi, il nostro commentatore principale, spiega che nel primo caso mancava la Alef perché uno dei due gemelli divenne un grande malfattore.
Secondo la Torà orale, Esaù abbandonò la via dei padri,e l’unica cosa che lo interessò nella vita fu il denaro, il potere, la violenza, la caccia e le donne.
Non è certo l’esempio che noi vorremmo dare ai nostri figli ed ai nostri amici.

Giacobbe invece divenne un giusto, una persona completa, dedita al bene, allo studio della Torà, all’amore famigliare.

Peretz e Zerach sono chiamati “gemelli”, con la Alef, perché entrambi restarono delle persone per bene, delle persone rette.
Quindi non è solo importante che salvi uno di noi, ma dobbiamo riuscire tutti a farcela, a passare.

Finché una sola delle parti riesce ad arrivare al bene, non abbiamo ancora vinto la battaglia, e la venuta messianica viene rimandata..


Esaù, in un certo senso, rappresenta il mondo del caos, tanto è vero che la Bibbia stessa gli da il nome Edom che significa rosso, ed il nome generico dei mondi del Caos è Malkhut Edom = Il Regno del rosso

Infatti, nella Cabalà il rosso è il simbolo del governo delle forze del lato sinistro, della severità, del giudizio.
Ed i mondi che furono creati col colore rosso, i mondi che venivano ciclicamente distrutti, si basavano unicamente sul giudizio, cioè sulla valutazione accurata del merito e del demerito.

Se c’era merito i difetti venivano perdonati, altrimenti bisognava pagare tutto.
Ora succedeva che, siccome erano mondi limitati, come, lo sono anche questi, e la perfezione non esiste, allora i debiti si accumulavano in continuazione.

L’interesse passivo faceva sì che il conto sul piatto del debito andasse via via aumentando, arrivando ad un punto in cui il Giudice di tutti i giudici, il Creatore stesso, si trovava di fronte ad un mondo in cui il male era totalmente superiore al bene, e così lo lasciava.

Se Dio si ritira per un solo istante dal mondo avviene un collasso totale.
E questo successe varie volte, proprio perché Dio giudicava il primo mondo con la bilancia del lato sinistro, che è la bilancia del valore esatto, ma anche il braccio della severità.

Ad esempio, è come se voi aveste un debito con la banca di un milione, vi minacciano di mettervi in galera se non lo pagate, riuscite a raggranellare 999.999 euro, arrivate alla banca, ecco niente, si prendono quelle naturalmente, e per quell'euro rimasto, vi mandano in galera finché il debito non sia pagato.

Questo è il Mondo del rosso quello che la Bibbia chiama il Mondo del Caos, e succedeva veramente così.
Nel Mondo della Rettificazione succede al contrario, non solo vi condonano l'euro, ma volte vi possono condonare il milione intero.
Succede ancora di più, nel Mondo della Rettificazione, che è basato sulla misericordia, sull’integrazione tra il lato sinistro ed il lato destro, può darsi a volte, e succede, ed è già successo, che un milione di debito si trasformi in un milione di credito, tramite quel modo di essere che noi chiamiamo Teshuvah, che significa Metanoia, cambiamento della consapevolezza.
La Teshuvah è un cambiamento di consapevolezza che si esprime anche in un cambiamento dell’azione.

Nelle traduzioni poco buone, la Teshuvah viene chiamata “penitenza”; è pur vero che la Teshuvah presuppone anche la contrizione del cuore, perché finché uno non sta male a causa dei propri sbagli, non gli viene in mente di cambiare, però non basta la contrizione del cuore, Teshuvah ha il senso di un cambiamento del modo di essere nella vita.
Tramite questo processo i debiti si trasformano in crediti.
Ciò può avvenire soltanto nel mondo della rettificazione ed è questa la novità fondamentale di cui parla la Torà, la Buona Novella: viviamo in un mondo dove possiamo venir perdonati.

Chi dice che la Torà è una legge severa, e che Dio non perdona i peccati, non ha capito quale è l’insegnamento ebraico.
Dio è chiamato nella Bibbia il Compassionevole, lento all’ira, Misericordioso.


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Ora analizzeremo la radice Tzaraf, “permutare o raffinare”, l’operafondamentale svolta dall’alchimista, con lo strumento cabalistico delle Ghematrie (valori numerici delle parole).

Tzaddik-Resh-Peh vale 370.

Studiando tale numero sulla Ruota delle Ghematrie, cioè togliendoli 360, vediamo che risulta essere 10, il numero della completezza.

L’Albero della Vita ha dieci Sefirot.

La vera purificazione consiste nello scoprire l’Albero della Vita che è presente in ogni cosa.

370 è la radice Shalem (Shin Lamed Mem), che vuol dire completo, perfetto.
L’atto del permutare è ciò che rende perfetta e completa la parola; una parola non è nè completa nè perfetta finché non viene permutata.

Non solo, ma 370 è anche Shaa (ShinAin), la radice della parola “salvezza”, Yeshuah.

Ci sono 370 luci che emanano da Keter, la sefirah più elevata, secondo lo Zohar.

Ma vediamo la terza, importantissima permutazione di quelle tre lettere: Tzafar,da cui viene la parola Tzippor, che significa Uccello.
Questo è, niente meno, uno dei nomi segreti del Messia.

Nella Cabalà il Messia ha vari nomi segreti, ogni nome rappresenta una delle sue qualità, delle sue valenze, delle sue caratteristiche.
Il luogo dove l’anima del Messia dimora prima di potere rivelarsi in terra, nel luogo più elevato del Giardino dell’Eden, dove risiedono tutte le anime dei giusti, si chiama Il nido dell’Uccello.
C’è qualcosa nel simbolo dell’uccello che è connesso direttamente al Messia, probabilmente la leggerezza, la possibilità di volare.

370 è anche il valore di Zair che significa giovane.
Questo è importante in connessione con l’alchimia, che tra i suoi traguardi annovera “l’elisir di lunga vita”.

370 è anche Leshem, che è il nome di una delle pietre preziose sul pettorale del Gran Sacerdote.
Il Gran Sacerdote aveva 8 vestiti, 4 indumenti e poi 4 accessori che si metteva sopra.
Aveva un grembiule, che però lo copriva dietro e non davanti, perché è la parte posteriore che ha bisogno di maggior protezione, ed era allacciato sul davanti. Dove si allacciava c’era il pettorale, che conteneva la scatola con gli Urim e Tunnim.
Il pettorale aveva 12 pietre preziose, e si dice che queste si illuminassero a seconda delle risposte alle domande che il Gran Sacerdote poneva.
Ogni pietra corrispondeva ad una delle tribù.
Leshem era la settima pietra del pettorale, e sette è il numero benamato.
Ilsettimo segno è la Bilancia, come abbiamo visto, lo stesso simbolo del mondo della rettificazione.

Non è facile sapere cosa sia questa pietra, il leshem, potrebbe essere una ligure, un opale, od un giacinto.
L'opale è una pietra che da tanti colori insieme e quando la muovete fa l’impressione di un arcobaleno.

Anche le pietre preziose, o i cristalli, hanno un ruolo fondamentale nell’alchimia.
Essi mostrano che anche nella materia inanimata, c’è ordine, perfezione, crescita e sviluppo.


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Ritorniamo al concetto delle due creazioni.

Perché Dio doveva prendersi tuttaquesta fatica?
Non avrebbe potuto creare il mondo in modo che andasse già tutto bene fin dagli inizi?

Agli inizi del capitolo 2 del Genesi, la storia della creazione si conclude in questo modo:
<< Furono completati i cieli e la terra e tutti i loro abitanti, e Dio si completò nel settimo giorno di ogni opera creativa che aveva fatto e si riposò nel settimo giorno e benedisse Dio il settimo giorno e lo santificò perché in esso si era riposato da tutta l’opera creativa che Dio creando aveva fatto.>>

Il punto importante sta in queste ultime parole, che in ebraico sono: “ashera barà Elohim laasot”, la cui traduzione normale è “ che Dio aveva creato facendo".

In realtà il vero senso di questa espressione è: che Dio aveva creato per fare.
La Torà dice che Dio aveva creato per fare.
Ma cosa significa?
Dio aveva completato o non aveva ancora completato?
Cosa vuol dire questo per fare,se aveva appena detto che aveva fatto tutto.
Si tratta di uno di quei paradossi che possono esser compresi solo con l’emisfero cerebrale destro, quello della sapienza.
Da un lato è vero che Dio ha completato la creazione, in quanto l’ha messa in grado di andare avanti volente o nolente, con la nostra collaborazione o meno.
Dio ha dato alla creazione la capacità di andare avanti fino alla sua rettificazione finale, che avverrà o grazie alla nostra collaborazione, o verrà portata di forza dall’alto, in un certo modo quasi imposta.
La seconda possibilità è la meno bella, anche perché si verificherà in ritardo rispetto alla prima.
È molto meglio se noi accettiamo il compito di “riparatori” o “rettificatori”.
Dio chiama ogni persona umana, indipendentemente dalla sua religione, a prendere parte al processo creativo.
Dio ha fatto ed ha creato in modo tale affinché rimanesse per noi qualche cosa da fare.
Per questo c’è scritto alla fine della storia della creazione che “Dio aveva creato per fare”.
Quindi è vero che la creazione è già completa, ma è anche vero che in questa cosa così perfetta, così bella, c’è rimasto un difetto.
E sta a noi, alle nostre piccole forze, migliorare e rettificare quel difetto.
Ecco il senso assunto da: il fare.
Riparare e perfezionare.

Ecco il perché delle esistenze dei primi mondi, che venivano distrutti.
Loro tramite Dio hainserito un difetto nella seconda creazione, dando a noi la possibilità creativa di toglierlo.


Ritorniamo al concetto delle due creazioni.
I Rabbini non ne parlano volentieri, ma per i cabalisti è una delle cose fondamentali.
L’idea è già presente nello Zohar, ma molto velata, chi la sviluppa bene è l’Arizal, poi in seguito negli ultimi duecento anni ed oggi è diventata molto comune tra i cabalisti.
Il primo indizio che abbiamo sull’esistenza di due creazioni ci viene dalla stessa lettera con cui comincia la Torà, che è una Beit che vale 2.
Quindi la parola iniziale della Torà può venir letta come inizio N°2, e non come nell’inizio.
Inizio N°2 significa che c’era stato un altro inizio prima, del quale la Torà non si occupa se non molto brevemente, in pochi brani.

La Torà è profezia, è già sapeva che della prima creazione si sarebbe poi occupata la scienza.
Tutte le cose che noi impariamo a scuola o nella vita ,su come il mondo è stato creato secondo gli scienziati, sono abbastanza vere.
Galileo aveva ragione, Einstein aveva ragione, è andata veramente così.
Ma quella è stata soltanto la prima delle due creazioni.
Quella teologia che era preoccupata per la concorrenza del pensiero scientifico, temeva per niente.
Ciò vi dimostra quanto piccola sia la mente di un filosofo teologo che non si apre all’esoterismo.
In realtà, non c’è mai stata opposizione tra la storia della scienza e la storia della Bibbia , sono tutte e due vere, ma si riferiscono a due creazioni,diverse ma coesistenti.

La descrizione del mondo creato in sei giorni, si riferisce alla seconda delle creazioni, e fu la rettificazione graduale e progressiva di ciò che si era rotto durante la prima creazione, durante quell’evento catastrofico, che è noto in termini cabalistici, con il nome di Shvirat ha Kelim- La distruzione dei recipienti.

Di esso abbiamo notizie brevi ma significative anche nella Bibbia, oltre che dai Midrashim, nelle così dette tradizioni orali, che migliaia di anni fa dicevano che Dio creava i mondi e li distruggeva.
Da prima Dio aveva creato il mondo con il lato sinistro, quello del rigore, ma vide che non poteva sussistere.
Gli aggiunse il lato destro, quello dell’amore, ricreò il mondo e questi riuscì a sussistere.

Un altro brano dove si la Torà accenna all’esistenza dei mondi precedenti è la famosa storia dei sette Re di Edom, che è il brano centrale riportato dallo Zohar per dimostrare che prima del nostro esistevano altri mondi.
Anche il Talmud accenna all’esistenza di ben 974 generazioni prima di Adamo.

Ancora prima, agli inizi della creazione, secondo la scienza, c’è Il Big Bang.
A questa prima colossale esplosione ne sono seguite altre.
La rottura dei contenitori non fu un fenomeno una tantum, ma fu una serie di eventi che avvenne almeno in sette riprese principali.
Ciò che si ruppe per primo fu l’insieme delle dieci Sefirot.
Secondo i cabalisti,le tre Sefirot più alte, Keter, Chokhmà Binà, sfuggirono alla distruzione, perché non appena avvertirono che il mondo stava per andare a pezzi si tirarono su, ricongiungendosi col serbatoio di luce infinita da cui Dio aveva estratto tutta la creazione.
Persero la loro individualità come entità separate, ma salvarono la loro luce e vitalità.
Invece, le sette Sefirot inferiori non fecero in tempo, per cui esplosero una ad una, come lampadine chesi bruciano.
Ognuna di esse era un insieme di mondi ancora più vasti di quelli che conosciamo.
Ci furono delle esplosioni successive.
Anche la scienza dice che gli elementipiù pesanti sulla terra, dal carbonio in poi, fino all’uranio che è il più pesante, sono novantadue, sono stati formati all’interno di giganteschi crogioli siderali.
La materia prima del cosmo è l’idrogeno, il cui atomo è composto da un protone e da un’elettrone, semplicissimo.
Ma per far si che da questo si arrivi agli atomi più complessi, si è dovuti passare attraverso delle vere e proprie fornaci, che sono state esplosioni di supernove, di stelle.
Sapete che alla fine della sua vita una stella può esplodere, se ha una massa sufficiente.
Se così avviene, in pochi giorni di esplosione essa libera un’energia maggiore di quella di un’intera galassia.
La luminosità di una supernova eccede quella di una galassia intera, dura solo 15 o 20 giorni, e se pensate che la vita di una stella dura miliardi di anni, quei 15 o 20 giorni sono proprio un lampo.
Ora, nelle temperature inimmaginabile e nell’enorme pressione presenti all’interno diquesta stella, si creano condizioni tali da fondere gli elementi più pesanti.
Considerando il fatto che il pianeta terra ha un nucleo centrale fatto di ferro, eche su di esso sono presenti vaste quantità di altri elementi pesanti, gli studiosi di astrocosmologia sostengono che siamo stati già ben due volte all’interno di una supernova.
Quindi pensate che ogni molecola vivente, che fa parte del nostro corpo e del cibo che mangiamo, è già stata due volte in un forno le cui pressioni e temperature non sono nemmeno immaginabili.

Questa è vera alchimia.

Quando Dio creò il secondo mondo, quello della rettificazione, gli lasciò un difetto, che in realtà doveva essere molto più piccolo di quello che vediamo adesso.

Il difetto consisteva nel fatto che Adamo, nel giardino dell’Eden, si trovò di fronte un'albero che non era quello della Vita ma era quello della Conoscenza, in cui c’era un po’di veleno.
Quando lo perse la sua immortalità, la prerogativa che lo distingueva da tuttigli esseri creati prima di lui.
Parte dello stesso difetto era il fatto che nel Giardino, Adamo si trovò di fronte al Serpente.
Tali difetti erano controllati, erano voluti, e desisteva una barriera chiamata hashmal o eletricità tra il bene ed il male, e tra il mondo del caos ed il mondo della rettificazione, che impediva loro di mescolarsie confondersi.

Non pensate però di identificare il mondo del caos col male e il mondo della rettificazione col bene.

Nel mondo del Caos, creato per primo, c’era anche del bene, in grande abbondanza e quantità.
L’unico problema era che tale bene era sterile, non si riproduceva, mentre il male, anche senza riprodursi, si accumulava.
Anche nel secondo mondo ci sono il bene ed il male, ma il vantaggio è che il bene si riproduce, mente è il male che è sterile di per sè stesso.
Il male può riprodursi solo quando si traveste da bene, si attacca al bene, succhiandone la vitalità.

Quando noi seguiamo un esempio cattivo è perché non ce ne accorgiamo che viene dal male.
Crediamo, anzi, che quella sia la via per riuscire.
Uno dei sinonimi del male, in ebraico, è "scimmia", senza offendere le scimmie.

Le scimmie, in un certo senso, sono delle imitazioni del genere umano, senza però averne le prerogative più essenziali.
Il male ha solo potere quando imiti il bene, quando si traveste da cosa buona e piacevole.
In un certo senso, la teoria secondo la quale l’uomo deriva dalla scimmia è vera,però soltanto dal punto di vista del serpente.
Le persone umane che popolavano i primi mondi derivavano infatti dai primati.
Non è così per l’essere di nome Adam, del quale parla la Bibbia, composto di uomo e donna, che Dio ha creato 5761 anni fa.
L’anima di Adamo è il respiro stesso di Dio, e porta con sé il messaggio del Rettificatore.
Adamo sa come agire per migliorare la creazione.
Adamo è comparso in un periodo storico in cui c’erano già altre civiltà, ma la Bibbia non si occupa di questo.
Infatti queste altre civiltà inesorabilmente vengono distrutte così come era successo molto prima ai dinosauri.

La distruzione dei recipienti non si limita agli eventi cosmici delle stelle, ci furono varie distruzioni dei recipienti: le glaciazioni, i tempi in cui c’erano delle esplosioni vulcaniche, i dinosauri, i milioni di anni in cui gli esseri umani vivevano come delle scimmie, sono tutti eventi e fatti del primo dei mondi: quello del caos, che non una validità essenziale ai fini di quello che noi chiamiamo il Processo della Salvezza.
Leggendo le storie dei Patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe,come si comportavano loro con le loro mogli, con i loro figli, come si comportavano nei confronti del denaro, nei confronti della terra, come pregavano, cosa facevano.
Ecco il perché del fatto che la Torà non si occupa di quello che accadeva nei mondi precedenti.

Dunque, il lavoro dell’alchimista è condensato nella parola Lassot che significa “che Dio aveva creato per fare”.
Uno dei dodici sensi che il Libro della Formazione associa ai dodici mesi e ai dodici segni zodiacali, è il senso del segno della Vergine, e si chiama il senso del fare.
Quindi la Vergine più di ogni altro segno, è correlata con il lavoro dell’alchimista, del rettificare, del migliorare.
In genere, ogni lavoro umano ha questa finalità.
Molti lavori ed attività però non richiedono una grande consapevolezza, avvengono in un modo quasi automatico.

Ad esempio, un agricoltore che coltiva grano,dopo aver arato, concimato e seminato, non si deve preoccupare per la crescita, che avviene in modo spontaneo.
Il vantaggio dell’alchimista, invece, è che egli dovrebbe, in ogni momento, sapere che sta eseguendo anche un lavoro su se stesso.
Ma anche per l’alchimista l’operare è un Solve et Coagula: il grano entra nella terra poi si decompone, nasce la spiga, bisogna poi mieterlo, togliere la pula, romperlo, impastarlo e poi di nuovo cuocerlo, e poi romperlo masticandolo, ed infine lo stomaco lo dissolve di nuovo,prima che le sue sostanze nutritive si assimilino al corpo.
Pensate quante volte prende la sostanza desiderata forma e la perde, prima di poter diventare assimilabile.

Ogni lavoro umano in genere è orientato verso la rettificazione.
Se però la persona utilizzerà l’energia del pane che ha mangiato per compiere atti immorali, allora quella luce che aveva così faticosamente estratto dalla materia, in basso viene ricacciata in luoghi magari ancora più oscuri di quelli da cui l’aveva estratta.
Ciò diventa un ciclo chiuso, e noi sappiamo che i cicli chiusi sono i più pericolosi, perché in un ciclo chiusa domina l’entropia, che è la legge dell’aumento del disordine.

Il primo dei mondi creati è un mondo entropico, in cui il disordine aumenta, un mondo di rumore.
Infatti il rumore è l’agitazione disordinata e casuale delle molecole, mentre il suono è armonia, comunica un messaggio, è coerente, ordinato.
Il mondo della rettificazione è un mondo anti-entropico, nel quale l’ordine e l’organicità vanno aumentando.
Nel mondo futuro ci saranno solo canti di gioia e di lode, proprio perché si sarà eliminato il rumore.
Per capire quanto questo mondo sia ancora pieno del mondo del caos, basta puntare un radio telescopio verso lo spazio esterno.
Subito si sente questo rumore di fondo.
Ma nel giardino dell’Eden c’era una barriera chiamata Chashmal che divideva il mondo dell’entropia dal mondo della rettificazione.
Quando Adamo si cibò del frutto dell’Albero del Bene e del male, fece un foro in questa barriera, tramite il quale parte dell’uno venne risucchiata nell’altro, e i due livelli si mescolarono confondendosi.
L’alchimista deve aumentare l’ordine di quel qualcosa, rivelarlo, o iniettarlo dentro.
Egli fa ciò tramite la proiezione delle sua anima.
In un certo senso, fa scendere da prima scendere la sua anima nella materia, e poi la tira su arricchita.
Adamo da solo era ancora in parte nel mondo del Caos, tanto è vero che il nome “Adam” non è così lontano da “Edom” (rosso, simbolo del caos), c’è una sola Vav in più.
Ma ad un certo punto Dio, dopo averlo messo a dormire, gli estrasse Eva e Adamo si ritrovò completo.
In un certo modo, l’uomo che cerca la sua contro parte femminile deve prima addormentarsi, ritornare nel suo inconscio, deve perdere la coscienza di se stesso che ha normalmente.
Dopo di che, al risveglio, può riconoscere la sua donna.
Se invece vuole riconoscere la sua donna con la sua solita consapevolezza, da sveglio, non fa che proiettare se stesso all’esterno, e non troverà la sua vera donna.
Troverà invece un’immagine di se, se una donna è arrendevole accetterà di svolgere questo ruolo per un numero determinato di anni, ma se la donna non è arrendevole può darsi che gli dia degli schiaffi sulla faccia.
Questo è il problema dello stato di veglia, invece l’entrata parziale e temporanea nell’inconscio gli permette di dimenticarsi di se stesso, della sua costituzione psicologica già affermata, di rinnovarsi, di rinascere.


Quando si rinasce si può scorgere vedere l’identità vera della donna di cui si ha bisogno.
E quanto sia importante il ritrovamento della propria anima gemella l’alchimia lo sa bene.
Infatti, la Grande Opera non può venire compiuta, se non ci si è uniti alla “soror mistica”, realizzando lo “ierosgamos”, l’”unione sacra”.
L’unione tra Adamo ed Eva fu una fase ulteriore del processo della creazione, e ne rappresentò il culmine, tant’è vero che dopo di questo Dio li benedisse: “Crescete e moltiplicatevi”, cioè “scambiate energia e vitalità tra di voi, e moltiplicate la vostra capacità di rettificare il mondo”.

Ma poi li mise alla prova, per vedere se ce l’avrebbero fatta o no.
Se Adamo avesse aspettato poche ore in più, prima di cibarsi dell’albero della conoscenza, se avesse aspettato l’inizio dello Shabbat, dopo aver santificato lo Shabbat con le dovute benedizioni, avrebbe avuto la forza sufficiente per entrare nel mondo del caos, in quello che era rimasto dei mondi precedenti, ed avrebbe potuto integrarlo e purificarlo.
Ma siccome era ancora troppo presto, ed egli non aveva ancora esperienza, peccò di orgoglio, pensò di poterlo fare, voleva farlo, agiva a fin di bene, ma invece fu risucchiato nella parte negativa della creazione.

Che cos’era questo mondo del Caos?
Era l’eco di dolore dei mondi precedenti, perché i mondi precedenti erano abitati da consapevolezza, da persone intelligenti e sensibili come noi, forse più di noi.
A loro sembrava che Dio fosse ingiusto nei loro confronti.

Ma come, li mette al mondo e non gli da la possibilità di farcela?
Li mette in una situazione che può andare solo male e non bene?
Ma che Dio è, che fa uno scherzo del genere?
Pensate quindi quanti echi diateismo, di bestemmie, di odio contro Dio, quanto rumore dominava il mondo del Caos.

Erano errori, gravissimi peccati.
Anche se Dio ci sembra ingiusto, la nostra comprensione delle Sue vie è sempre e comunque relativa, e non abbiamo mai assolutamente nessun diritto di prendercela con Lui.

Tutte le prove sono prove di fede, senza passare le qualila consapevolezza non arriva ai piani divini.

Adamo nel giardino, siccome possedeva il dono della chiaroveggenza, si accorse della presenza di qualche altra cosa, dei residui dei mondi precedenti, colo loro eco di dolore e rabbia.
Disse “ ma ora sono qui, Dio mi ha fatto, sono perfetto, ho la mia compagna”.
Sapeva che il suo compito era quello di essere il Messia della storia, cioè di salvare quelle anime, quei pezzi di anima che erano nell’inferno, cioè che stava nomale, e decise farlo subito.
Dio gli disse: “No! aspetta, prima fortificati, fai qualcosa di buono, osserva i miei comandamenti.” L’unico comandamento che gli diede fu “Non cibarti di quest’albero” finché non arriverà il Shabbat.
Ma Adamo si considerò già forte abbastanza e tese la mano.
Fu come tentare di salvare uno che sta affogando, se sei un bravo bagnino ce la fai, altrimenti questo ti tira giù, e fa affogare anche te.
Ecco quelloche successe a Adamo.
Tuttavia non fu il suo affogamento completo.
Dio aveva già previsto che sarebbe anche potuta andare così, ed aveva posto le cose in modo tale che il danno, anche se ci sarebbe stato, non sarebbe stato totale.
Però Adamo, invece di risolvere lui il problema, lo suddivise e lo diede a tutti i suoi discendenti.
Da ogni cellula del corpo di Adamo viene un’anima del mondo della rettificazione.
E nella sua discendenza, ci sono quelli che hanno voluto accollarsi questo compito, altri no.
Quando poi venne Abramo, il suo desiderio di conoscere meglio e di compiere meglio questo lavoro, fu tale e tanto che Dio gli rivelò un mezzo più efficace epiù potente: la Torà, letta naturalmente nelle chiavi cabalistiche.
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Re: Kabbalah ed Alchimia (di Nadav Eliahu Crivelli)

Messaggio Da matrona il Gio Feb 25, 2010 9:49 pm

Torniamo al più importante dei brani della Bibbia dove si parla dei mondi precedenti, e qui torniamo all’alchimia.

Si tratta del capitolo 36 del Genesi, al versetto31.

Ma prima ancora, la più sintetica di queste allusioni è all’inizio del Bereshit (del Genesi):
All’inizio Iddio creò il cielo e la terra, e la terra era disordinata e confusa(Tohu va Bohu).
Tohu, già si dice che la terra era in uno stato di confusione.
Ma questo non era uno stato creato di fresco, bensì era la condizione della materia prima utilizzatada Dio il primo giorno.

Il secondo versetto non fa altro che spiegare come fece Dio a creare:
Lo Spirito di Dio aleggiò sulla faccia delle acque.
In questo modo Dio rettificò nel primo giorno il cielo e la terra, facendoci passare il suo Spirito, manifestando questa sua qualità che è Ruah Elohim.

Tale espressione vale numericamente 300, che è la lettera Shin.
Sulla ruota zodiacale, il numero 300 è l’inizio del segno dell’Acquario,che è il segno della neghentropia, dell’ordine che supera il disordine.
Tuttavia, l’allusione dei primi versi del Genesi è molto concentrata, moltosintetica, molto simbolica, e difficile da penetrare.

Invece, nel brano di Genesi 36, idettagli sono più abbondanti.
Di questo parla anche lo Zohar, all’inizio dell’IDRARABBA KADISHA, La Santa Grande Assemblea.

Dice l’Idra Rabba: Parole di verità che i saggi superiori ascoltano con gioia e si sforzano dicomprendere.

Rabbi Shimon cominciò a parlare così: è scritto, questi sono i Re che regnarono nel paese di Edom, prima che i figli d’Israele avessero un Re, beata la nostra sorte o giusti, a cui il mistero dei misteri viene rivelato.
Quando l’uomo è giudicato degno di penetrare questo mistero, egli da la prova della sua perfetta fede, possa piacere al cielo di non imputare a peccato la rivelazione di questo mistero.


E poi continua, ora il brano in questione cita l’esistenza di sette Re, quindil’esistenza di entità potenti ed intelligenti, governatrici, Re in carne ed ossa ma ancheagenti naturali e cosmici, che regnarono in un mondo chiamato Edom, basato sulla leggedella giustizia rigorosa, prima che regnasse un Re sui figli d’Israele.
Israele, in questo caso, rappresenta il segreto del mondo della rettificazione.

Il termine Israel significa letteralmente "ho il capo, ho la testa".

Quando la Torà dice: Bereshit barà Elohim.... "In Principio Dio creò", non sta parlando della prima creazione, ma della seconda.

In questo versetto è contenuto anche il segreto di Israel.
Israele è la comunità di coloro che sa che stanno andando verso la rettificazione, di coloro che hanno deciso di operare in questa direzione, vincendo e sfuggendo alle leggi dell’entropia.
L’entropia è basata interamente nell’essere chiusi in se stessi, cioè di fare le cose solo per noi stessi, solo per la mia famiglia, solo per il mio popolo.

Questo atteggiamento è improprio, chi fa del bene solo per salvarsi l’anima, non sfugge al primo dei mondi.
Il primo dei mondi non è un mondo malvagio, così come lo intendiamo noi, in esso c’è anche il bene, però il bene operato da una persona vuole soltanto salvarsi l’anima.
Questo bene non sfugge al mondo entropico.
È la materia che dobbiamo salvare e rettificare, e non l’anima.
Chiaramente, per effettuare ciò c’è bisogno della rettificazione dell’anima, che avrà un ruolo guida fondamentale nella rettificazionedell’universo.

Tuttavia, l’anima che vuole salvarsi da sola, come alcuni sistemi orientali predicano, non sfugge al mondo entropico.
Anche se quest’anima riesce veramente a salvarsi, non fa altro che sfuggire dal mondo prima che scoppi, e non aiuta gli altri ad uscire dalla catena dei mondi che vengono creati e distrutti.

Il mondo di cui parla laTorà, invece, nel quale Dio ha messo Israele, è il mondo dove anche le pietre, anche gli atomi, anche gli insetti, anche le piante vanno verso la salvezza.
Il Messia viene a rettificare l’intera creazione.
Questo ha anche a che fare con la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme.

Non basta dire che il Tempio sia l’essere umano, su questo non ci sono dubbi, da quando Dio crea Adamo soffiandogli nel naso il proprio Spirito divino.

È quindi chiaro che Adamo è il ricettacolo dello Spirito Divino,quindi il Tempio dove Dio risiede.
Ma c’è di più.
Il segreto del Tempio è quello di dimostrare che anche nell’elemento fisico, nelle pietre, nei pezzi di legno nelle viti, nelle tende, nelle pelli degli animali, anche lì si può vedere il Divino, anche il mondo inanimato diventa immagine e specchio del Divino.
Questo è il mondo dei figli d’Israele.

Ora, nel brano biblico di Genesi 37, segue la lista dei sette Re che regnarono sulla terra di Edom, e la Cabalà da ognuno di questi nomi ricava degli insegnamentimolto profondi.

Il primo si chiamava Bela Ben Beor.
Bela vuol dire "ingoiare", Beor vuol dire "fuoco che brucia", questo è il Re di tutte le Qlipot, di tutte le forze del male, è il Reche ingoia il fuoco che scotta, quindi un fuoco non controllato, che ingoia le scintille di luce.
Quando i mondi della prima creazione si frantumarono, con loro caddero delle scintille di luce, che furono ingoiate dalle entità negative.
Tali entità se ne nutrono tuttora, e usano l’energia che vampirizzano per compiere il loro lavoro distruttivo.
BelaBen Beor è il primo dei sette re.
Notate come per ciascuno di questi Re si dica il nome, si affermi che regnò e che morì, e si dica dopo di lui regnò un altro.

In alcuni casi la Torà dice anche il luogo o la città dove vivevano, di alcuni, ma non di tutti si dice anche il padre.
Questi sette re corrispondono alle sette Sefirot da Chesed a Malkhut, o secondo l’Arizal, da Daat a Malkhut, dove Netzah e Hod contano come una sefirah unica.

La prima sefirah, Bela ben Beor, che si ruppe è DAAT, è lo stato di unione di tutte le altre Sefirot.

Dai nomi dei re,e dai pochi particolari delle loro vita, la Cabalà ha derivato preziose informazioni su ciascuna delle Sefirot che si ruppero.

Non a caso le Sefirot che si ruppero, nell’Albero della Vita, furono quelle del cuore, dal cuore in giù, quelle del mondo dell’affetto e del sentimento.
Infatti, è lì che proviamo la pena più grande, proprio al livello delle emozioni.

Le prime tre Sefirot superiori, che si salvarono abbandonando la creazione per rifugiarsi nell’Infinito, corrispondono alle potenze dell’intelletto, che, in un certo senso, si salvò.

Una dottrina religiosa o spirituale che cerca solo salvare l’anima, equivale a quanto fecero le Sefirot superiori scapparono prima che tutto scoppiasse.
Al contrario, le sette Sefirot inferiori vennero coinvolte nella tragedia colossale, e la loro pena continua tutt’oggi.

Nella vera alchimia non è questo il progetto, non è questo che Dio vuole dalla generazione del mondo della Rettificazione.
Anche se l’intelletto può effettivamente salvarsi, così facendo non riesce però a salvare né il corpo, né i sentimenti, nè gli altri esseri umani più deboli.
Ci sono sempre quelli che scappano in tempo, ma ci sono anche quelli che non se la fanno a scappare.

Chi fugge non salva la creazione.
Alla fine della lista dei sette Re, ognuno dei quali visse e morì, ne viene nominato un ottavo, che si chiama Hadar, che significa Bellezza.

Il nome della sua città è Pauert, e il valore numerico di questo termine (156) equivale esattamente a TZION o eiv, quindi è già un’allusione a Gerusalemme.

Caso unico nella lista di tutti i re, di Hadar si dice il nome della moglie, che non era stato nominato per nessun altro dei Re.
Da qui lo Zohar prende la prova per affermare che Hadar, l’ottavo re, che già fa parte del mondo della rettificazione, possedeva la bilancia.
Ecco che il mondo della rettificazione è un mondo che ha bilancia, cioè che ha la capacità di armonizzare ogni coppia di opposti.

L’archetipo più importante della dualità che noi sperimentiamo è quello maschio e femmina, se noi impariamo nella coppia, nel nostro maschile e femminile interiore, a comunicare tra questi due opposti, ciò diventa la migliore delle palestre dove imparare a rettificare il mondo.

Dunque l’unico Re che era sposato, era Hadar, ed il nome della moglie era Mehitavel, figlia di Matred, figlia di Meizahav.

Il nome Meizahav significa letteralmente "acqua-oro", ecco l’alchimia.

L’oro è il simbolo dell’eternità, della preziosità di un’anima che si è elevata al di sopra dei livelli inferiori. L’acqua è il simbolo dell’amore, di un qualcosa di utilizzabile, di potabile.

Meizahav è l’oro potabile, uno dei traguardi della ricerca alchimistica.

Del re Hadar la Torà non dice che morì: questo Re è la prefigurazione del Re Messia, di colui che guiderà l’umanità all’eternità fisica e alla resurrezione dei morti.

Hadar è la prefigurazione della rettificazione totale dell’universo.
Sua moglie si chiama Mehitavel, che letteralmente significa: Che cosa Dio farà di bene; ma il segreto di Mehitavel è un altro.

Questo nome ha tre parti, Mah significa “cosa?”, Itav è il futuro delverbo “fare il bene”, El è “Dio”.

È una domanda che ha già in sè la risposta.
Mah, Mem-Hei, vale 45, che è il numero del mondo della rettificazione.
Lo stesso Adam Alef-Dalet-Mem, il nome dell’essere umano che è maschio e femmina, vale 45.

Secondo la Cabalà, quando Dio volle rettificare i mondi, Egli fece da prima risplendere una luce nuova, OR HADASH, la cui essenza è legata al numero 45.
Il nome Mem-Hei, Mah, è il nome con cui Dio ha rettificato i mondi.

Quindi nel nome Mehitavel c’è la domanda:Che cosa Dio farà di buono, però c’è già la risposta: Dio farà il bene tramite il nome Mah, che vale 45, che uno dei nomi di Dio fondamentali.

Sapete che il nome di Dio ha quattro lettere Yud, Hey, Vav, Hey, il Tetragrammaton, questo è il nome più importante di Dio.
Ci sono in Cabalà quattro modi di “riempire” queste lettere, cioè di scriverle per esteso.

Quando dico “Yud” non dico solo “i” , in ebraico, dico Yud che è formata da una I da una U e da una D.
La I vale dieci, la U vale sei e la D vale quattro, per cui tutta la Yud vale 20.

Quando dico Hey, non dico sole “H”,ma dico Hey, Hey può essere scritto o Hey-Alef, o Hey-Yud o Hey-Hey.

Quando dico Vav, non dico solo “V”, ma dico Vav, l’ultima Hey è come la prima.

Ora ci sono diversi modi per calcolare questo nome di Dio, se prendete solo le prime quattro lettere vale26, però quando le espandete in questo modo avete diverse possibilità, perché sia la Hey che la Vav possono venir riempite in tre modi diversi.
Il nome di Dio che opera allarettificazione dei mondi è questo: Yud: (la Yud vale sempre Yud-Vav-Dalet, 20), Hey (scritta Hey - Alef), che vale 6; Vav (scritta Vav - Alef - Vav), che vale 13; la ultima Hey scritta come prima, che vale 6, in totale 45.

Gli altri possibili modi di “riempire” il nome di Dio, che vengono usati dalla Cabalà, sono: uno vale 72, un altro vale 63, poi c’è questo da 45, e poi ce n’è un altro da 52.
Il nome che vale 52 è quello con cui Dio creò il mondo del caos, il nome di 45 è quello con cui Dio creò il mondo della rettificazione

Sono dettagli tecnici ma importanti,in quanto fanno capire il segreto della moglie Mehitavel, ed ora ancora di più.
Infatti,non solo la Torà dice che la moglie si chiamava Mehitavel, ma della moglie dice anche il nome del padre, Matred, che significa “preoccupazione”, o “lavorare duramente”, e del nonno Mehi Zahav, "acqua-oro".

I Rabbini si sono sbizzarriti nello spiegare che cosa significhi questo nome frase.
Il TARGUM traduce Mehitavel come Figlia dell’alchimista.
E’ il secondo alchimista che la Bibbia nomina.
Meheitavel, la moglie di Hadar, sapeva come dare la vita eterna al marito.
È il segreto della coppia.
Così come la coppia uomo - donna è il canale della continuazione della vita fisica, e quindi della sua eternità, tramite i figli, la coppia può diventare anche la generazione dell’eternità spirituale.

Questa è la più grande alchimia.

Suo tramite la nostra consapevolezza riuscirà a sopravvivere alla disgregazione del corpo, ed a costituirsi nella sua individualità più pura ed illuminata.
Diventerà uno degli elementi che illuminano la costellazione vera, quella che è al di là delle stelle fisiche, la costellazione dei cieli di Dio, e che ha una parte nella gioia infinita che riempie il creatore.

L’antenato di Mehitavel era un alchimista.
Ma altri rabbini danno un’altra spiegazione: Meizahav, dicono, era molto ricco, al punto che per lui l’oro, Zahav, valeva come l’acqua, cioè gli scorreva nelle mani come l’acqua.
Qui troviamo un’altra profezia che riguarda le venuta messianica.

In realtà, ci sono due Messia: uno è chiamato il Figlio di Yosef, il cui compito non è ancora quello di portare la redenzione finale nel mondo, ma di accelerarla, e di creare le basi sufficienti affinché questa possa avvenire.
Una di tali basi è che ci sia abbastanza ricchezza per potersi dedicare con serenità e rilassamento agli studi spirituali, senza faticare dieci ore al giorno per poter avere alla sera un po’ di pane da mangiare, come succedeva nel passato.

Va pur detto che i grandi rabbini di una volta riuscivano, pur essendo molto poveri, a studiare Torà giorno e notte.
Ma erano tempi diversi, e a riuscirci era una semplice esigua minoranza.
Invece,secondo le profezie, nell’epoca messianica anche i più piccoli e i più semplici si interesseranno di profondi argomenti spirituali.
Ci sono delle profezie che affermanoche nessuno insegnerà più agli altri, ma che ciascuno conoscerà Dio direttamente.
Ci sono altre profezie che dicono che perfino i piccoli ed i servi profeteranno.
Tutto ciò non si è ancora verificato, ma ci sono dei segni che fanno pensare che ci stiamo muovendo in tale direzione.
Affinché questo avvenga, però, è necessario che ci sia più comodità e facilità di studio, più ricchezza, che permetta di occuparsi di cose spirituali.
Il progresso tecnico, scientifico ed economico ha soltanto questo scopo; è voluto da Dio proprio per aiutarci a comprarci i libri, per frequentare corsi e seminari, per fare viaggi e pellegrinaggi spirituali.

Prima di Meizahav, la Bibbia menziona un altro alchimista, che in realtà non era altro che un Bruciatore di carbone, di cui i chimici di oggi sono i degni eredi.

Chi è il primo nella Bibbia che si occupò dell’arte di fondere i metalli?
È Tubalkain, che più che un alchimista, scusate, era un bruciatore di carbone.

La Bibbia dice che Tubalkain lavorava rame e ferro.
Il ferro è associato al pianeta Marte, che è una vibrazione piuttosto pesante.

Infatti la Bibbia si premura di dirci che, quando Salomone costruì il primoTempio, per tutta la durata della costruzione non venne utilizzato nessun strumento di ferro.
Quindi il Tempio proviene solo dal lato destro, quello dell’amore, non da quello sinistro, quello della severità.

I nostri rabbini spiegano che Tubalkain, con questi metalli,costruiva degli strumenti di guerra.
Probabilmente ci guadagnava anche parecchio, come si vede oggi dal fatto che le nazioni esportatrici di armi sono le più ricche al mondo.
Il padre di Tubalkain era cieco, si chiamava Lamech.
Pur essendo cieco andava ancora a caccia, figuriamoci, e si faceva guidare dal figlio.
Dovete sapere che Caino, dopo il suo peccato, aveva una terribile paura di venire ucciso da qualcuno.
Dio allora gli mise un segno in fronte, che aveva il potere di far si che, chiunque lo vedesse, lo risparmiasse.
Un certo giorno Tubalkain portava Lamech a caccia, e Caino si trovava nelle vicinanze, Tubalkain pensò che si trattasse di un animale e disse Lamech: “c’è la un animale tira,tira”.
Questo scoccò l’arco, ed uccise per sbaglio Caino.
Quando se ne accorse ne ebbe un grande sgomento, perché il sangue di Caino ricadeva su di lui.
Allora sbattè le mani dall’ira, con una tale forza da uccidere involontariamente anche il figlio Tubalkain, che capitò in mezzo.
Tutta questa catena di violenza indica come Tubalkain si trovasse ancora completamente dalla parte del mondo del Caos.
Il suo lavorare i metalli non era ancora quello del vero alchimista.

Infatti la Scrittura dice che egli lavorava il rame ed il ferro, “Rame”, in ebraico, si dice Nachoshet, termine che ha le stesse lettere della parola Serpente-Nachash.

Il serpente è l’eredità diretta del mondo del Caos, e sarebbe diventato l’avvocato che rappresentava la causa del mondo del Caos, nello scenario idillico che era il GAN EDEN, il Paradiso Terrestre.

Chi meritò di rettificare per primo l’elemento rame fu Mosè.
In uno dei tanti episodi avvenuti nei quarant’anni di peregrinazioni nel deserto, Mosè fece un Nachash Nachoshet, un serpente di rame.
Come punizione ad uno dei vari peccati commessi dal popolo, nell’accampamento era comparso un grande numero di serpenti velenosi, chemordevano a destra e a sinistra. Su istruzioni di Dio, Mosè fece un serpente di rame, lo mise su di un palo a T e lo innalzò.
Chi veniva morso da un serpente bastava che guardasse questo simbolo e guariva istantaneamente.
Fu un’operazione di alta omeopatia.
Si tenga presente come alcuni sostengano che l’omeopatia sia oggi una delle eredi più dirette dell’alchimia.

Mosè “raddoppiò” il principio che causava il male: nachashnachoshet (serpente - rame).
Applicò il principio per il quale il simile si cura col simile.

Dunque il serpente non è un simbolo unicamente negativo.
Il serpente rappresentatutta la sapienza e la conoscenza del mondo precedente, che è utile ed importante.
Come detto prima, nel mondo del caos c’erano molte preziose scintille divine, e finché non le integriamo nella nostra consapevolezza, non le ricongiungiamo con la Luce dei Partzufim delle Sefirot rettificate, la creazione non potrà passare al suo prossimo stadio evolutivo, che sarà quello di gioia e di glorificazione.

Se non vengono innalzate e riportate alla fonte della luce, queste scintille di luce continueranno ad emettere grida di pena e didolore.
Il loro ricongiungimento col mondo della rettificazione è chiamato in Cabalà: Birur, Selezione.

Bisogna imparare dal serpente le sue tecniche, le sue conoscenze senza farci mordere, senza diventare come lui.
Si è detto prima che l’opera alchemica ha a che fare specialmente con il segno della Vergine, perché il termine chiave indicante operare, lavorare = Laassot, è il senso del segno della Vergine.

Abbiamo visto come questo termine indichi l’opera direttificazione del mondo materiale.
In generale la Vergine rappresenta la capacità d'impregnarsi, di impregnare se stessi, quindi si può dire senza forzare che è il segno tipico dell’alchimista.

La Vergine è il sesto segno, e sei è il numero del lavoro (si vedano i sei giorni lavorativi settimanali), ed è quel “per fare”.
Dio aveva creato per fare.
Lo scopo vero del lavoro è di conquistare maestria sopra la materia.

Sapete che nel Libro della Formazione ogni lettera ebraica ha un segno zodiacale,e la lettera del segno della Vergine è la Yud, che vale 10.
Quindi, tramite il lavoro paziente del 6, applicato, continuo, costante, anzi addirittura pedante (il lavoro va fatto anche su sè stessi), si arriva al 10, che è la completezza, alla Yud.
La Yud è la più piccola di tutte le lettere, è quindi la più concentrata.

@@@

qui il testo finisce, per incopletezza
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