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La leggenda di Agarthi

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La leggenda di Agarthi

Messaggio Da Mik Darko il Dom Lug 19, 2009 10:18 pm

Secondo la tradizione induista, esiste un grande regno sotterraneo, chiamato Agharti. Qui dimorerebbe il Re del Mondo, colui che, da Shamballah, la capitale di questo grande luogo mitico, domina le menti dei grandi, dei re, degli imperatori e dei presidenti di tutto il mondo.



Secondo la tradizione induista, esiste un grande regno sotterraneo, chiamato Agharti (in sanscrito "l'inaccessibile"). Qui dimorerebbe il Re del Mondo, colui che, da Shamballah (in sanscrito "città degli smeraldi"), la capitale di questo grande luogo mitico, domina le menti dei grandi, dei re, degli imperatori e dei presidenti di tutto il mondo. Qui, vivono esseri superiori, da tempo immemorabile. Esseri capaci di cose inaudite, in grado di usare ancora quell'energia che noi, uomini di superficie, abbiamo ormai dimenticato ad usare, l'energia chiamata Vril. Un'energia che, volendo, può essere ancora risvegliata, in quanto è presente ancora in tutti noi, ma è "addormentata". Questa energia permette, a chi la sa usare, di volare, di spostare oggetti solo con la forza del pensiero, di leggere nella mente altrui.

Shamballah, che dovrebbe trovarsi in profondità, sotto il deserto del Gobi, in Asia, è solo il centro di questo grande regno, che dovrebbe estendersi, attraverso un'immensa rete di gallerie, sotto tutta la superficie del globo, collegando tra loro i diversi continenti. Agharti è questo, un'estesissima rete di gallerie sotterranee. Ma la leggenda ci dice anche che non a tutti è concesso accedervi. Solo pochi prescelti possono recarvisi, sotto diretto invito "spirituale" del Re del Mondo. Una di queste persone che ebbe tale onore fu madame Blavatsky, una medium, fondatrice agli inizi del '900 della Theosophical Society. Fu lei una delle prime in occidente a parlare di Agharti. Lei ebbe l'onore di visitare il mondo sotterraneo e di ritornare in superficie per raccontare la sua avventura. Ma non fu l'unica. probabilmente anche Dante Alighieri fu uno di questi prescelti e la "Divina Commedia" non fu solo frutto della sua fantasia, ma di un viaggio davvero compiuto, probabilmente romanzato dall'autore per non rivelare troppo esplicitamente ciò che aveva visto. Infatti, un alone di segretezza aleggia su questo interessante mito. In molti cercarono di raggiungere Agharti, ma è molto difficile, se non impossibile, accedervi quando non si è stati invitati. Tale impresa, più volte, a portato solo alla morte. Perfino Adolf Hitler si interessò a tale mito e mandò ben quattro spedizioni in Asia. Nessuna fece mai ritorno. Soltanto l'ultima riuscì a trovare delle gallerie ed a comunicarlo al fuhrer, prima di svanire anch'essa nel nulla.


Nel 1947, Richard Evelyn Byrd, un ammiraglio americano in esplorazione del Polo Sud, trovò per puro caso tracce di questa civiltà ed ebbe un importante contatto con gli abitanti del luogo (descritto nel suo diario), che si presentarono a lui col nome di "Arianni". Questi si mostrarono preoccupati per la nostra razza, in quanto, da poco tempo erano state fatte esplodere le prime bombe nucleari su Hiroshima e Nagasaki. Ci furono anche altre persone che trovarono casualmente un ingresso ad Agharti, ma nella maggior parte dei casi, o non tornarono indietro, o tornarono con la lingua mozzata, per non poter rivelare ciò che avevano potuto vedere. Abbiamo anche il diario di un altro esploratore che trovò un ingresso per la mitica rete di gallerie nella foresta Amazzonica. Tale ingresso era situato vicino ad una vallata ove si trovavano alte colonne sulla cui sommità erano disposte delle grandi sfere capaci di emettere una luce perenne. Ma non gli fu permesso di accedervi, a causa dell'ostilità di una misteriosa tribù di feroci indios pigmei, custodi dell'ingresso al mondo sotterraneo. Il mistero di Agharti si infittisce sempre di più. Di un misterioso regno se ne parla anche nel medioevo. Intorno al XII/XIII secolo si parla di un leggendario Prete Gianni, sovrano di un altrettanto leggendario regno, collocato, a seconda delle diverse versioni, in Asia, in Etiopia, in Africa... Questo sovrano, si dice, ebbe relazioni epistolari con alcuni grandi del tempo, come ad esempio il basileus bizantino, Manuele Comneno e avrebbe comandato un grande esercito, come mai se n'erano visti. Nel suo mondo si sarebbe trovata, tra le altre meraviglie, la fontana dell'eterna giovinezza... Ma questa storia rimase per sempre avvolta dal mistero e dalla leggenda e non trovò mai conferma. Gengis Khan, il grande sovrano mongolo, nel XIII secolo, si dice, ricevette perfino un dono dal re del MondoEsisterà mai questo grande regno? Per molti, Shamballah non è altri che un mondo di pace, dove è possibile essere davvero tutt'uno con l'universo, lontano dai condizionamenti della società moderna. Shamballah è un ritorno ai primordi, a quando l'uomo era tutt'uno con la natura e il "tutto". Quindi, assume un significato più spirituale. Ma di certo, nessuno ancora può dire cosa sia Agharti. Se realtà, o soltanto un'utopia, una suggestiva fantasia.

Autore: Dr. Giorgio Pastore

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