Zona Onirica

Namastè nella Zona Onirica

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Giasone e il vello d'oro

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Giasone e il vello d'oro

Messaggio Da matrona il Gio Apr 01, 2010 11:00 pm


Narra il mito greco che Giasone era figlio del re di Iolco, Esone.
Quest'ultimo venne detronizzato dal fratellastro Pelia e Giasone, poco più che fanciulla, fu trasferito in campagna e affidato al centauro Chirone, che si occupò della sua educazione.
Divenuto adulto, Giasone si recò dallo zio usurpatore per rivendicare il trono paterno.
Spaventato ma non disposto a cedere la corona, Palia disse Giasone che avrebbe restituito il regno solo in cambio del mitico "Vello d'oro",posseduto da Eete, sovrano della Colchide.
L'eroe accettò di recuperare la meravigliosa pelliccia.

Partito con 50 giovani valorosi - tra cui Ercole, Teseo, Orfeo, Castore e Polluce - Giasone raggiunse la Colchide a bordo della nave Argo (che significa "rapido").

Gli Argonauti - questo il nome che si diedero i compagni di Giasone - giunsero alla corte del re Eete per reclamare il Vello d'oro.

Il sovrano accettò di consegnare loro la pelliccia, purché Giasone domasse due terribili tori sputa-fuoco e dagli zoccoli bronzei, li obbligasse ad arare un campo e li, vi seminasse dei denti di drago.

Eete pensava che l'eroe non sarebbe mai riuscito a portare a termine l'impresa, ma sua figlia Medea (che era una potente maga) si infatuò di Giasone e decise di tradire il padre pur di aiutare l'amato.

Ottenuta da Giasone la promessa di matrimonio, Medea donò all'eroe un balsamo magico che, spalmato sul corpo, lo avrebbe protetto dal fuoco e dagli zoccoli dei tori.
Dopo aver ammansito i due animali, Giasone li costrinse ad arare il campo e non appena finito, seminò i denti di drago, fornitogli dal sovrano.
Informato da Medea che dal suolo sarebbero sorti dei possenti guerrieri pronti ad attaccarlo, Giasone, allontanatosi, scagliò in mezzo a loro una pietra.
Accusandosi reciprocamente di aver lanciato il sasso, i guerrieri si uccisero a vicenda.

Superata la prova, Giasone tornò dal re per ricevere la ricompensa, ma Eete rifiutò di consegnare il prezioso.
allora Medea decise di mostrare a Giasone dove si trovava il Vello d'oro: la preziosa pelliccia era custodita in un tempio consacrato a Diana, nelle cui vicinanze era stato posto un tremendo drago.

Ricorrendo hai suoi fantastici poteri, Medea, riuscì a far addormentare il drago, così Giasone poté impadronirsi del Vello, senza nemmeno combattere.


Ultima modifica di matrona il Gio Apr 01, 2010 11:12 pm, modificato 1 volta
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Re: Giasone e il vello d'oro

Messaggio Da matrona il Gio Apr 01, 2010 11:11 pm

Finale a sorpresa... per Medea.

Conquistato il Vello d'oro, i due amanti rientrarono a Iolco, dove Medea volle vendicarsi di Pelia, che aveva cercato di eliminare mandandolo in un viaggio così pericoloso.

Medea riuscì a convincere le figlie di Pelia di poter ingiovanire il loro anziano padre.
Per provare ciò che diceva era la verità, squartò un vecchio ariete e lo gettò in un paiolo con una pozione magica: dal paiolo ne uscì un giovane agnello pieno di vita.

Persuase le figlie, fecero a pezzi il padre e lo immersero in un'altro paiolo procurato da Medea.
Però Pelia non uscì mai dal calderone.

Sconvolto dal crimine delle sue sorelle, Acasto, bandì dal regno Giasone e la consorte Medea,costringendoli all'esilio in terra di Corinto alla corte del re Creonte.

Giasone innamoratosi della figlia più giovane del sovrano, Creusa, ripudiò Medea.
Quest'ultima accecata dall'ira, impregnò l'abito nuziale di Creusa con un potente veleno che la bruciò viva appena indossato, e per completare la vendetta, uccise anche i figli avuti con lui.

Venuto a conoscenza delle disgrazie, preso dal dolore, l'eroe si suicidò.



L'origine del vello d'oro

Pelliccia appartenuta a Crisomallo, un meraviglioso ariete alato capace di parlare.
Il Vello d'oro garantiva prosperità e ricchezza a chi lo possedeva.
Stando alla leggenda, Giove invitò Crisomallo sulla Terra per salvare due fanciulli, Elle e Frisso, che stavano per essere sacrificati dal padre Atamante.
Quest'ultimo era stato convinto a compiere l'infanticidi da Ino, seconda moglie e matrigna dei fanciulli che odiava atrocemente.
Prima che il folle gesto fosse compiuto, i due bambini riuscirono a scappare in groppa all'ariete.
Purtroppo, durante la fuga, Elle lasciò la presa e cadde in acqua, annegando: quel tratto di mare (attuale stretto dei Dardanelli) venne chiamato Ellesponto, in sua memoria.
Frisso invece, giunto sano e salvo nella Colchide, sacrificò l'ariete a Giove e ne donò il manto al re Eete.
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