Zona Onirica

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Brhama Shiva e Svinù

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Brhama Shiva e Svinù

Messaggio Da matrona il Dom Set 19, 2010 8:49 pm


Brahma
Personificazione del supremo Brahman, è il creatore dell'universo e membro, insieme a Shiva e Vishnu, della Trimurti indù, triade divina di formazione postvedica. Benché l'attività creatrice sia stata attribuita a diverse divinità nel periodo vedico più antico, nell'epoca dei Brahmana (un genere di letteratura vedica interessata al dogma e al rituale, ma ricca anche di riferimenti mitici e speculazioni filosofiche) il dio padre, Prajapati (l'epiteto vedico di Brahma), appare l'unico creatore; nella Manu Smriti o Leggi di Manu si afferma che Brahma, già autonomamente esistente, crea il mondo dall'uovo cosmico e la sua esistenza si protrae per un tempo così lungo da non essere paragonabile alle grandezze concepibili dall'uomo. Le tradizionali rappresentazioni indù di Brahma lo raffigurano nato da un loto che spunta dall'ombelico di Vishnu e dotato originariamente di cinque teste, una delle quali viene tagliata da Shiva. Sua sposa è Sarasvati, la personificazione dell'eloquenza, la dea del sapere e delle arti che costituisce una delle numerose personificazioni della Grande Dea. Nell'attuale religione indù Brahma svolge un ruolo di secondo piano: Vishnu, Shiva e la stessa Sarasvati vengono venerati più diffusamente di questo dio.


Visnù
L'"onnipervadente", una delle tre grandi divinità dell'induismo insieme a Shiva e Brahma. Divinità degli spazi, Vishnu è diventato il centro dell'attenzione di molte sette di devoti (vaishnava) dalle molteplici credenze e pratiche.

Inizialmente Vishnu era una divinità minore (nei Veda è fratello di Indra). Nei Purana Vishnu assume maggiore importanza: fedele al suo ruolo di conservatore, si dice intervenga nel mondo quando l'ordine universale è minacciato per ristabilire il dharma (l'ordine delle cose) e salvare i propri devoti manifestandosi nelle sue incarnazioni o "discese" (avatara) che secondo la tradizione possono essere quattro, sei, dieci, ventidue o teoricamente infinite. Si pensa attualmente che esse siano dieci: Matsya (pesce), Kurma (tartaruga), Varaha (cinghiale), Narasimha (uomo-leone), Vamana (nano), Parashurama (Rama con l'ascia), Rama, Krishna, Buddha e Kalki (l'incarnazione ventura). La presenza del Buddha in questo elenco mostra come il concetto degli avatara sia stato usato per sincretizzare il culto di Vishnu con altri culti; inoltre le infinite possibilità di manifestazione di Vishnu garantiscono che il dio continuerà a trasformarsi assimilandosi e integrandosi con le divinità locali. Oltre alle loro specifiche discese, tutti gli avatara sono contemporaneamente presenti, e restano così disponibili ai fedeli; per questo tutti i templi vaishnava sono dedicati a specifiche forme del dio.

Il Visnu vedico. Divinità minore della religione vedica, Visnu è tuttavia presentato nel Rig-Veda come l'alleato di Indra e il «salvatore degli dei». Questi sono combattuti, con successo, dai demoni comandati dal gigante Bali; Visnu, sotto la forma di un nano, stringe con Bali il seguente patto:
Lo spazio riservato agli dei sarà compreso, gli dice, fra tre dei miei passi; il resto del mondo ti apparterrà.
Il gigante accetta e Visnu varca il cielo con il suo primo passo, la terra con il suo secondo passo e gli inferi con il suo terzo passo. Da questo il soprannome di Visnu: Trivikrama (Visnu dai tre passi).
• Visnu nell'induismo. Il culto di Visnu si sviluppò nelle regioni indiane in riferimento a due incarnazioni (avatara) già note alla religione vedica: Krisna e Rama.
Sembra oscura la ragione per cui Visnu sia diventata una figura di primo piano proprio nella religione induistica, seppur conosciuta dalla letteratura vedica. É evidente, invece, come il processo storico-religioso indiano abbia favorito l'accrescere progressivo dell'ascendenza mistica di questa divinità.
Come abbiamo accennato, il culto di Visnu risulta dall'adorazione di Krisna e Rama. La figura di Krisna va considerata sotto due aspetti: quello mitologico e quello di un personaggio realmente esistito.
Krisna, dunque, sarebbe stato un principe dei Yadawa, abitatore della regione ad ovest del fiume Yammà. Dopo la morte, egli sarebbe divenuto oggetto di venerazione da parte del suo popolo, e sarebbe stato considerato come incarnazione di Vasudeva, divinità popolare che venne poi identificata con Visnu. Se consideriamo Krisna sotto l'aspetto mitologico, allora è da ritenersi una divinità originaria, conosciuta come «mandriano» (Gopàla), adorata da una tribù di pastori, la quale acquistò in seguito un'importanza fondamentale nel culto induistico e pervenne ad una popolarità ineguagliabile. Krisna, vivendo insieme a delle pastorelle che faceva danzare al suono del suo flauto, ne amò più di mille, ostentando le più raffinate pratiche erotiche. La sua prediletta era Radha, dal popolo venerata come sua sposa e amante preferita. Krisna morì ormai vecchio in una leggendaria circostanza: scambiato per una gazzella, fu ferito mortalmente da una freccia scagliata da un cacciatore, che lo colpì nel tallone, unico punto vulnerabile del suo corpo. Morto, salì al cielo, dove riprese la divina sembianza di Krisna.
• Attributi di Visnu nell'induismo. Il dio dimora nel Vaikuntha, in cima al monte Meru (l'Olimpo dell'induismo), sempre pronto a rispondere alle preghiere di coloro che gli offrono dei sacrifici.
Egli ha due spose: Lakshmi, dea della bellezza, e Bhumi-devi, dea della terra; la sua cavalcatura è l'uccello mitico Garuda. Egli ha come attributi la conchiglia, il disco, la mazza e il loto. Viene rappresentato in genere sotto forma di un giovane uomo a quattro braccia, con ogni braccio che brandisce uno dei suoi attributi, o anche steso, mentre riposa su Cesha, il serpente dalle mille teste.
• Gli avatara di Visnu. Visnu è un dio essenzialmente passivo. La respirazione di Visnu determina i cicli (kulpa) del mondo. Alla fine di ogni kulpa, il male trionfa nell'universo.
Allora Visnu esce dalla sua meditazione eterna e si incarna in un uomo, o in un animale, per lottare contro il male; queste incarnazioni sono chiamate avatara (avatara = «discesa»). Può anche delegare soltanto una parte di se stesso: è il vyuha o «spiegamento parziale».
I testi classici citano dieci avatara di Visnu, ma l'immaginazione popolare ne ha proposti molti di più.
Rama, sua moglie Sita e suo fratello Lakshmana subiscono un esilio di 14 anni nel corso del quale Sita è rapita dal re demone di Ceylon, Ravana, che, in seguito ad una lunga guerra, è vinto dall'eroe Rama, depositario dalla nascita di metà della potenza divina di Visnu. Dopo aver recuperato la moglie, l'eroe la ripudia perché l'opinione pubblica l'accusava di essere stata sedotta da Ravana; Sita si rifugia in un monastero e dà alla luce due bambini. Quando questi raggiungono l'età di 15 anni, Sita muore e Rama la segue nella morte.

Le incarnazioni di gran lunga più note e più venerate sono Rama e Krishna. La seconda, in particolare, è diventata il centro di vari movimenti di bhakti, o di "devozione", che rappresentano Vishnu come dio che ama e che deve essere amato. La prima, come garante dell'ordine sociale e delle istituzioni di famiglia e casta, incarna la funzione regale del dio.

Le raffigurazioni abituali rappresentano Vishnu seduto, con un'alta corona, e nelle quattro mani una conchiglia, un loto, un disco e un bastone; dalla mitologia vishnuita derivano rappresentazioni popolari di Vishnu addormentato sulle spire del grande serpente Shesha negli intervalli tra i cicli di creazione. Soggetto comune delle rappresentazioni del dio sono anche i suoi avatara. Sua sposa principale è Lakshmi (Shri), la benaugurale dea della fortuna, benché venga spesso rappresentato anche con la seconda moglie, Bhudevi, la dea della Terra. La cavalcatura o veicolo è l'uccello semiumano Garuda.

Shiva - Nataraja
Shiva fra le deità del pantheon indiano è una delle più importanti, più antiche e più complesse. Trattare questa immagine del Divino in maniera esauriente è estremamente difficile, perché nei diversi culti assume diversi significati o aspetti. Pertanto se venisse trattato in maniera univoca vedremmo una serie di aspetti spesso in mutua contraddizione. In realtà la figura di Shiva è così importante in tutti i culti che riveste in ognuno di essi un'importanza non secondaria, portando quindi le diverse connotazioni in una analisi generale. Egli è insieme il distruttore e il restauratore, il primo degli asceti e il simbolo della sfrenata sensualità che turba le mogli degli asceti della foresta, è un benevolo pastore di anime e un pericoloso tentatore, è l'infanticida che uccide il figlio che la moglie Parvati ha creato dagli umori del proprio corpo, affinché ci sia qualcuno che tenga lontani i disturbatori, ma è anche quello che lo risuscita, una volta compreso l'errore, donandogli al testa di elefante e così la sapienza. Alcuni studiosi hanno visto nella sua figura la tipica tendenza nell'Induismo di racchiudere in un'unica figura ambigua delle qualità complementari. In realtà come abbiamo spiegato nella presentazione del Pantheon indiano, essendo mancato nella storia indù un potere insieme religioso e temporale che sterminasse gli avversari, nessuno ha mai stabilito quale fosse il canone del Divino e delle sue forme. Per trattare questa figura, la cosa migliore è trattarne gli aspetti principali uno per uno.

Simbolismo
La cavalcatura di Shiva, nonché l'animale a lui dedicato è il toro, Nandi. In ogni tempio di Shiva, di fronte al santuario principale, esiste una scultura di Nandi. Di solito nei templi e negli altari domestici, Shiva è adorato nella forma del lingam. A seconda del culto in cui viene rappresentato Shiva, nella sculture e nelle immagini, è di color bianco o del biancastro colore delle ceneri, con il collo blu (perché bevve il veleno di Vasuki per evitare la distruzione dell'umanità). I suoi capelli sono arrotolati e raccolti (jatamakuta) sulla somità del capo, adornati con la luna crescente e il fiume Gange (per ricordare come attenuò la caduta del Gange sulla terra). Ha quattro o cinque o tre occhi, con il terzo a simboleggiare la conoscenza interiore, ma capace di distruggere col fuoco ogni cosa quando rivolge o sguardo verso l'esterno. Gli Shivaiti lo raffigurano con la fronte solcata da tre linee orizzontali. Indossa una ghirlanda di crani umani e un serpente circonda il suo collo. Ha due o quattro mani che impugnano un tridente, un piccolo tamburo, una pelle di daino, un mazza con un cranio all'estremità, un'ascia o un fulmine. Talvolta indossa dei serpenti come bracciali.
Shiva rappresenta nei vari culti vari aspetti del Divino attraverso molteplici forme: lo vediamo in un pacifico ambito familiare con la consorte Parvati e il figlio Skanda; come danzatore cosmico (Nataraja); come asceta nudo e solitario, come mendicante; come yogi; come unione androgina con la sua consorte in un unico corpo, mezzo femminile e mezzo maschile (Ardhanarishvara). Viene spesso identificato con la Divinità vedica Ruda: il Terribile. Egli è anche Hara ("Colui che ottiene", cioè il tempo, o Bharava: "lo Spavento" dai sessantaquattro aspetti.
Gli epiteti più diffusi per indicarlo sono: Shambhu ("Benigno"), Shankara ("Benefico"), Pashupati ("Signore degli Animali"), Mahesha ("Grande Signore"), and Mahadeva ("Signore Supremo").

Shiva - Shakti
Come molteplici sono le forme di Shiva, così molteplici sono le sue divine consorti, specialmente se consideriamo i Purana. Esse rappresentano la potenza del determinato aspetto che di volta in volta Shiva incarna. Abbiamo così Uma, la benefattrice; Sati, la sposa che si getta nel fuoco durante il sacrificio officiato dal proprio padre, Daksha, reo di avere escluso Shiva dai sacrifici per il suo aspetto dimesso e da asceta; Parvati, figlia dell'Himalaya; la nera Kali, la distruttrice; la Bhairavi e Durga . Spesso viene indicata come sua consorte l'aspetto supremo femminile del Divino, Shakti. La coppia divina, insieme ai figli (Skanda dalle sei teste e Ganesha dalla testa di elefante), vive sul Monte Kailasa nel massiccio dell'Himalaya. Da Sati venne l'uso del "suicidio" rituale delle vedove che venivano immolate dai parenti del marito sulla pira funeraria del consorte, spesso perché la moglie poteva distogliere parte del patrimonio familiare sposando un altro uomo, o tornando presso la propria famiglia e conducendo con se la dote originaria.

Proto-Shiva
Nei famosi sigilli trovati negli scavi archeologici di Moenjodaro, uno ha colpito l'attenzione degli archeologi perché si ritiene che raffiguri l'immagine di un proto-Shiva circondato da animali.

Shivaismo
Lo Shivaismo è uno dei principali culti indiani e Shiva in tale ambito viene considerato anche il Signore Supremo, in ambito metafisico, col termina Shiva si indica la stessa Realtà Assoluta a sinonimo di Brahman. Nell'ambito della Trimurti, il Dio persona (Iswara), Shiva è il principio dissolutore, mentre Vishnu è il principio di mantenimento e conservazione, mentre Brahma è i principio creatore (distinto dal Brahman inteso come Realtà Assoluta).

Shiva - Shankara
L'intervento positivo di Shiva nel mondo manifesto, per uno Shivaita è continuo. Mentre i culti Vaishnava (i culti di Vishnu) prevedono la venuta diretta di Vishnu nel mondo attraverso delle incarnazioni divine che possono avere o meno la pienezza dei poteri solitamente appartenenti alla Divinità stessa, nello Shivaismo il guru stesso che dona l'iniziazione e l'upadesha (insegnamento) è una incarnazione di Shiva. Shiva è presenza attiva nella vita del devoto e dell'aspirante. Nella mitologia generale, Shiva come aspetto della trimurti è noto come aspetto positivo per l'episodio che lo fa raffigurare con la gola blu e che ha portato all'epiteto di Nilakantha che significa proprio "gola blu".
Il colore bluastro viene attribuito anche ad una delle più adorate incarnazioni divine (avatara) di Vishnu: Krishna. In alcune immagini l'intero corpo di Shiva viene raffigurato di colore bluastro. Alcuni studiosi associano la colorazione al fatto che i culti di Shiva e anche Krishna fossero comunque prevedici e precisamente dravidici, e pertanto fossero raffigurati con il colore scuro della pelle. E' lo stesso principio per cui il palestinese Gesù Cristo è stato rappresentato per secoli con la carnagione chiara, gli occhi chiari e i capelli castani se non biondi.
La gola di Shiva divenne blu in occasione della sconfitta dei Deva da parte degli Asura. Normalmente col termine Deva si intendono gli Dei, mentre col termine Asura vengono indicati i demoni. In realtà inizialmente gli Asura erano anch'essi degli Dei, ma appartenenti al periodo prevedico e durante il Bramanesimo furono trasformati in entità negative dal clero. Lo stesso termine "demone" aveva durante il periodo classico ellenico in Occidente era tutto fuorché un ente negativo. Fu trasformato a simbolo del male dal cristianesimo per cercare di debellare ogni preesistente culto, nell'opera di attento sterminio delle Divinità delle popolazioni conquistate al sorgente culto semitico. Alcuni sostengono che lo stesso Shiva in realtà all'inizio appartenesse agli Asura, e dato che la sua enorme diffusione ne rendeva impossibile la sradicazione, fu portato al rango di divinità principale.
Dopo la sconfitta degli Dei, questi si rivolsero al Divinità creatrice, Brahma affinché fosse ristabilita la pace, questi li indirizzò da Vishnu, l'aspetto conservativo, che stabilì la pace e propose di aiutarli a conquistare l'amrita, la bevanda dell'immortalità. Per recuperare la coppa contenente l'amrita, si decise di battere il mare di latte primordiale con un zangola. Come bastone della zangola fu usato il monte Mandara e in luogo della corda il serpente Vasuki fu avvolto attorno al monte Mandara. Vishnu prese la forma di una tartaruga gigantesca per portare il monte in fondo al mare di latte. Gli Dei e gli Asura presero il serpente rispettivamente per la testa e per la coda e iniziarono a tirare. Il monte Mandara iniziò a zangolare il mare di latte, quando all'improvviso Vasuki, tirato da una parte e dall'altra, vomitò un fiotto di veleno, così abbondante da sembrare un torrente e rischiando di sterminare tutti gli Dei. Il getto colpì la mano di Shiva che lo raccolse e lo ingoiò tutto, rimanendo sulla sua gola un segno bluastro. In quell'occasione dal mare uscirono Airavata, l'elefante bianco cavalcatura di Indra; il rubino Kaustubha che orna il petto di Visnu; la vacca Kamadhenu, simbolo dell'abbondanza; la bellissima Lakshmi circondata dalle Apsara, le divine cortigiane; Dhavantari, il dio dalla pelle scura che portava la coppa contenente l'amrita.

Shiva - Linga
Il linga o fallo, è il simbolo per eccellenza di Shiva, venerato come emblema dell'energia creativa. Il linga è il maggior oggetto di venerazione nei templi Shaiva e domestici in giro per l'India. Le raffigurazioni antropomorfiche di Shiva sono meno venerate. La yoni, che è il simbolo dell'organo sessuale femminile (e quindi della Divinità Suprema femminile Shakti, consorte di Shiva), spesso costituisce la base del linga eretto. I due vengono venerati insieme per ricordare ai devoti che il principio maschile e quello femminile sono comunque inseparabili, e che solo insieme possono rappresentare la totalità della manifestazione nel molteplice. Molti studiosi sostengono che il culto del linga fosse già in uso dalle popolazioni non ariane in India sin dall'antichità così come in uso in occidente, ne troviamo ampie tracce nei culti etruschi e presso le antiche popolazioni della Sicilia; nei siti archeologici della cultura Arappa sono stati trovati dei corti pilastri cilindrici dalla sommità rotondeggiante. Sembra che gli Ariani Vedici, siano stati contrari la venerazione dei linga, ma i riferimenti della letteratura e dell'arte mostrano come fosse stabilmente diffusa nel I e II secolo AD. Il passaggio da una forma con un realismo fallico ad un simbolismo convenzionale è datato nel periodo Gupta.
La venerazione del linga viene officiata attraverso l'offerta di fiori freschi, acqua pura, infiorescenze, frutta, foglie e riso essiccato al sole. Gli officianti pongono particolare attenzione alla purezza delle offerte e alla pulizia personale degli officianti. Esistono diversi tipi di linga: gli svayambhuva linga sono quelli naturali che sono venuti in esistenza all'origine dei tempi (svayambhuva significa auto-originati), in India ne sono venerati circa una settantina; i linga sono possono essere fatti a mano con i materiali più svariati, in legno di sandalo, in argilla per riti particolari in cui possono venire distrutti, ma anche elaborati, in legno metallo, pietre preziose, pietra. Esistono dei precisi canoni di scultura che descrivono le precise proporzioni per l'altezza, lo spessore e la curvatura superiore. Esiste poi il mukhalinga che è scolpito raffigurando da una a cinque delle facce di Shiva sui lati o sulla sommità. Un altro linga molto comune nell'India del Sud è il lingodbhavamurti, che mostra Shiva che emerge dal linga. Questo linga fa riferimento al mito shivaita, molto diffuso nel Sud, che narra come un giorno Vishnu e Brahma discutessero su chi dei due fosse il più grande. In quel momento apparve un enorme pilastro (in alcuni racconti si tratta di una colonna di luce) e una voce affermò che il più grande sarebbe stato colui che avrebbe trovato la fine del pilastro. Brahma prese la forma di un cigno e volò in alto alla ricerca della sommità, Vishnu prese la forma di un cinghiale e iniziò a scavare con lo stesso scopo. Ma per quanto faticassero il pilastro era senza fine. A quel punto dovettero ammettere che Shiva, fattosi nel frattempo riconoscere, era il più grande.

Shiva - Nataraja
Il culto di Nataraja, così come tutti gli altri, ha due significati, uno essoterico che ricorda la vittoria sul demone Tripura e la selvaggia danza (la Tandava) che Shiva fece sul suo corpo. Ma insieme questo episodio ha un altro significato, esso rappresenta l'intera ciclicità della manifestazione. Viene immaginato danzante nell'eterno presente, è la sua danza che manifesta l'universo, lo preserva e lo dissolve, e all'interno di questo ciclo Shiva manifesta anche il ciclo samsarico, dove i singoli jiva discendono sino alla definitiva liberazione. Vediamo come lui è il centro, la sorgente di ogni movimento nel cosmo (rappresentato dall'arco di fiamme). Lo scopo stesso della danza è la liberazione dell'uomo dall'identificazione col mondo della percezione (ignoranza metafisica o avidya), e il luogo dove questa danza deve compiersi, Chidambaram, chiamato il centro dell'universo, è proprio il cuore, il centro dell'uomo, la sua interiorità. I gesti della danza di Nataraja simboleggiano le cinque attività di Shiva (pañcakrtya): la creazione è rappresentata dal tamburo, la protezione dal gesto di rassicurazione della mano, la distruzione dal fuoco, l'incarnazione del jiva nel mondo dal piede saldo in terra, e infine la liberazione dal piede sollevato.
Nei templi Shaiva dell'India del Sud è rappresentato in metallo o in pietra (sono famosi i bronzi del periodo Cola del X-XI secolo AD), con quattro braccia e con i capelli all'aria mentre balla su un nano, Apasmarapurusa, che è il simbolo dell'ignoranza umana (purusa significa "uomo", mentre apasmara privo di memoria o sordo) . La mano destra inferiore di Nataraja regge il dammaru (un piccolo tamburello), la mano destra superiore è nella posizione del abhaya-mudra (il gesto di rassicurazione, con il palmo in fuori e le dita che puntano in alto). La mano sinistra inferiore regge il fuoco, agni, in un piccolo contenitore o direttamente nel palmo della mano. Mentre la mano sinistra superiore attraverso il petto nella posa gajahasta (busto di elefante), con il polso molle e le dita puntate verso il basso in direzione del piede sinistro alzato. Le ciocche dei capelli di Nataraja sono proiettati verso l'esterno nella violenza della danza e si confondono con figure che rappresentano il Gange (il fiume Gange è una divinità femminile), dei fiori, un teschio e la luna crescente. La sua figura è circondata da un anello di fiamme, il prabhamandala. Questa forma di danza, che è la più comune forma di rappresentazione di Nataraja, è chiamata, nei classici trattati sanscriti sulla danza, bhujangatrasa (tremore del serpente).
Le sculture e le immagini rappresentano Shiva anche in altre danze, la selvaggia tandava che balla sui campi di cremazione insieme alla moglie Devi, e la danza serale che Shiva effettuava sul Monte Kailasa, prima dell'assemblea degli Dei, alcuni dei quali lo accompagnavano con vari strumenti.

fonti:http://www.vedanta.it/divinita/default.htm

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