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Yukata e Kimono - Giappone

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Yukata e Kimono - Giappone

Messaggio Da matrona il Lun Lug 20, 2009 10:28 pm

Come indossare uno Yukata e un Kimono





YUKATA

Lo yukata (浴衣?) è un indumento estivo tradizionale giapponese.
Viene indossato principalmente durante gli spettacoli pirotecnici, alle feste bon-odori e ad altri eventi estivi.
Lo yukata è un tipo molto informale di kimono, che viene indossato anche dopo il bagno nei ryokan, gli alberghi tradizionali giapponesi, infatti, yukata letteralmente significa abiti da bagno.
L'indumento risale al periodo Heian (794-1185), quando i nobili indossavano gli yukata dopo il bagno.
Durante il periodo Edo (1600-1868), invece, gli yukata venivano portati anche dai guerrieri.



Stili e tessuti

Come altre forme di abbigliamento tradizionale giapponese, lo yukata ha maniche larghe e cuciture piatte.
A differenza del kimono, è fatto generalmente di cotone, invece che di seta o tessuti sintetici, infatti lo yukata è un indumento rinfrescante e non ha una fodera.
Tradizionalmente gli yukata erano di colore indaco, ma oggigiorno è disponibile una vasta varietà di colori, fantasie e stili.
Come per il più formale kimono, la vivacità dei colori è inversamente proporzionale all'età di chi lo indossa: ad esempio, una bambina può portare uno yukata di molti colori, una ragazza può portarlo con tinte floreali, mentre una donna anziana sceglierà colori più tradizionali come il blu scuro, con trame geometriche.
Dalla fine degli anni '90, c'è stato un revival degli yukata, e molte giovani donne o ragazze adesso li indossano nuovamente durante l'estate come segno distintivo e non soltanto come tradizione, ad esempio, quest'indumento è stato recuperato dalla recente e giovanile moda Lolita in Giappone, nello specifico, dalla varietà Wa Lolita di questa moda, improntata sul connubio tra abbigliamento tradizionale giapponese e abbigliamento proprio della moda Lolita stesso.



Indossare lo yukata

Il modo corretto per indossare uno yukata non è necessariamente ovvio.
Il lato sinistro dell'indumento viene avvolto sul lato destro (il contrario va evitato dato che soltanto ai funerali si avvolge il lato destro su quello sinistro) e viene usata l'obi, una cintura apposita, per chiudere lo yukata.
Lo yukata, così come i kimono, dovrebbe essere per le donne della stessa altezza della persona che lo andrà ad indossare: verrà infatti ripiegato in vita, andando a formare l'"ohashori". Inoltre, generalmente, vengono indossate delle geta, dei sandali tradizionali in legno.
In privato, come ad esempio dopo un bagno, lo yukata viene chiuso molto più semplicemente.
Per quanto riguarda gli uomini, lo yukata viene indossato dai lottatori di sumo.
I lottatori più giovani devono indossarlo in pubblico, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche o dalla stagione.
Durante l'estate tutti i lottatori tendono a portarlo.
Sia gli uomini che le donne lo portano negli alberghi tradizionali giapponesi (ryokan) o alle terme (onsen).
Dopo essere entrati nell'albergo, le persone spesso si cambiano d'abito, indossando gli yukata forniti dal ryokan.







KIMONO

Il kimono ( 着物? letteralmente cosa da indossare quindi abito) è un indumento tradizionale giapponese nonché il costume nazionale giapponese.
In italiano è largamente usata anche la grafia adattata chimono.
In origine il termine "kimono" veniva usato per ogni tipo di abito; in seguito è passato ad indicare specificamente l'abito lungo portato ancor oggi da persone di entrambi i sessi e di tutte le età.
Il kimono è molto simile agli abiti in uso durante la dinastia cinese Tang.
Il kimono è una veste a forma di T, dalle linee dritte, che arriva fino alle caviglie, con colletto e maniche lunghe.
Le maniche solitamente sono molto ampie all'altezza dei polsi, fino a mezzo metro.
Tradizionalmente, le donne nubili indossano kimono con maniche estremamente lunghe che arrivano fin quasi a terra, chiamato furisode. La veste è avvolta attorno al corpo, sempre con il lembo sinistro sopra quello destro (tranne che ai funerali dove avviene il contrario), e fissato da un'ampia cintura annodata sul retro chiamata obi.
Molti credono che il kimono sia l'uniforme utilizzata nella pratica delle arti marziali giapponesi come Karate, Judo e Jujutsu, in realtà si tratta della Keikogi, il cui nome e modello varia a seconda della disciplina.
Il kimono viene generalmente abbinato a delle calzature tradizionali giapponesi, specialmente ai sandali geta e zori (simili alle infradito) e a dei calzini che dividono l'alluce dalle altre dita chiamati tabi.

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Re: Yukata e Kimono - Giappone

Messaggio Da matrona il Lun Lug 20, 2009 10:29 pm

Storia

La storia e lo sviluppo del kimono vennero pesantemente influenzati dall'abbigliamento tradizionale cinese del popolo Han, chiamato hanfu, grazie alle ambasciate giapponesi presenti in Cina nel IV secolo. Fu comunque nell'VIII secolo che il costume cinese divenne popolare in Giappone.
Durante il periodo Heian (794–1192) il kimono divenne sempre più simile a quello attuale, anche se all'epoca veniva ancora coperto con una sorta di grembiule chiamato mo.
Durante il periodo Muromachi (1392-1573) il kosode, un antesisgnano del kimono che però veniva considerato ancora parte della biancheria intima, cominciò ad essere indossato senza la gonna-pantalone hakama sopra di esso e quindi cominciò anche ad essere fissato al corpo con una cintura apposita, la cintura obi.
Durante il periodo Edo le maniche iniziarono ad allungarsi, specialmente tra le donne non sposate, e la cintura obi iniziò a diventare più larga, con vari tipi di nodi e allacciature sempre meno semplici.
Da allora la forma base del kimono maschile e femminile è rimasta essenzialmente immutata.



Caratteristiche

I kimono da uomo sono disponibili in varie taglie, ma tradizionalmente tutti i kimono da donna sono sostanzialmente di una sola taglia, e vengono adattati alle varie forme e dimensioni del corpo rimboccando o piegando opportunamente il tessuto.
Un kimono cucito perfettamente ha le maniche che terminano esattamente alla fine dei polsi quando le braccia sono abbassate.
La lunghezza ideale del kimono da uomo dovrebbe arrivare alle caviglie senza essere piegato in vita; quello da donna è invece più lungo, ma arriva comunque alle caviglie dato che viene ripiegato in vita sotto la cintura obi.
Questa ripiegatura viene chiamata ohashori.
I kimono tradizionali vengono realizzati come in passato, ovvero vengono ricavati da un singolo rotolo di stoffa chiamato tan largo circa trentacinque centimetri e lungo circa undici metri e mezzo (per un kimono per adulti); questo rendeva difficile e costoso avere dei kimono di taglie grandi, per persone alte di statura o molto corpulente, come ad esempio i lottatori di sumo che indossavano kimono fatti su misura.
Il kimono finito consiste quindi di quattro larghe strisce di tessuto: due pannelli che coprono il corpo e due che vanno a formare le maniche più due piccole strisce per il colletto e i risvolti del pannello frontale.
In passato il kimono veniva spesso scucito per lavare separatamente i vari pannelli e ricucito a mano.
Tessuti e metodi di lavaggio moderni hanno reso obsoleta questa pratica.
A volte, quando il kimono deve essere conservato per lungo tempo, lungo gli orli esterni vengono messi dei punti di imbastitura piuttosto laschi, per evitare pieghe e torciture indesiderate nonché per mantenere il corretto allineamento dei vari strati dell'abito.
I kimono tradizionali sono cuciti a mano, ed i tessuti usati per il loro confezionamento sono spesso fatti e decorati a mano.
Il kimono può essere decorato con motivi singoli o ripetuti, ottenuti con diverse tecniche, tra cui lo yuzen, un tipo di tintura resistente prodotto con una pasta di riso, lo shibori e la pittura a mano o con uno stencil.
Decorazioni ripetute regolari che coprono grandi parti del kimono sono generalmente prodotte con lo yuzen e una fustella.
Con il tempo ci sono state molte variazioni dei colori, dei tessuti e dello stile, così come per gli accessori come l'obi.
I kimono e le cinture obi sono tradizionalmente fatti di seta, broccato o satinato (come il rinzu).
I kimono moderni sono disponibili anche in tessuti meno costosi e meno delicati, come quelli fatti con il rayon, il cotone, il poliestere od altre fibre sintetiche.
La seta è considerata comunque ancora il tessuto ideale ed è praticamente obbligatoria nelle occasioni formali.
Le fantasie ricamate o stampate sul kimono possono anche essere abbinati alla stagione.
Oggigiorno il kimono viene indossato sopra una sottoveste apposita, mentre in passato venivano indossati svariati strati di indumenti che venivano poi coperti con il kimono vero e proprio.
I vecchi kimono sono spesso riciclati in vari modi: vengono alterati per fare degli haori, hiyoku o dei kimono per bambini; vengono inoltre usati per fare delle borsette o accessori simili.
Un kimono rovinato sotto il punto vita può comunque essere indossato sotto una hakama.
Esistono diversi stili di kimono per le varie occasioni, dalle più formali alle più familiari.
Il livello di formalità di un kimono da donna è dato dalla sua forma (principalmete la lunghezza delle maniche), dal disegno, dal tessuto e anche dal colore.
I kimono da uomo si presentano invece generalmente in un'unica forma e sono di colori spenti.
Il loro grado di formalità è dato anche dal colore degli accessori, dal tipo di tessuto e dal numero (o dall'assenza) di kamon (cimiero di famiglia).



Parti del kimono

Delle ragazza contemporanea con un furisode, dei sandali zōri e dei calzini tabi.
Il kimono è composto da svariate parti, ognuna con un nome specifico.
Per il kimono da donna le parti che vanno a comporre l'indumento sono:

Doura: la fodera esterna.
Eri: il colletto.
Fuki: l'orlo principale.
Furi: la parte della manica sotto al foro del braccio.
Maemigoro: il pannello anteriore principale.
Miyatsukuchi: l'apertura sotto la manica.
Okumi: la parte interna del pannello anteriore principale.
Sode: la manica.
Sodeguchi: l'apertura della manica.
Sodetsuke: il foro del braccio.
Susomawashi: la fodera interna.
Tamoto: drappeggio della manica.
Tomoeri: il sopra il colletto.
Uraeri: il colletto interno.
Ushiromigoro: la sezione principale posteriore.



IL KIMONO DA DONNA

Furisode
Per la maggior parte delle donne è impossibile indossare un kimono senza aiuto, dato che il tipico completo da donna consiste di almeno dodici parti separate, da indossare, unire e fissare secondo regole precise.
Ancora oggi esistono assistenti professionali che aiutano le donne ad indossare i kimono, specialmente nelle occasioni speciali.
Tali assistenti hanno una licenza professionale e, oltre a lavorare spesso presso i saloni di parrucchiere, fanno anche visite a domicilio.
La scelta del kimono da indossare in un'occasione è legata a numerosi simboli e sottili messaggi sociali.
La scelta riflette l'età della donna, il suo stato civile e la formalità dell'occasione.
In ordine decrescente di formalità si hanno:

Kurotomesode (黒留袖): un kimono nero dipinto solo sotto la cintura; i kurotomesode sono i kimono più formali per le donne sposate.
Sono spesso indossati dalle madri degli sposi ai matrimoni.
I kurotomesode hanno solitamente cinque kamon (stemmi familiari) dipinti su maniche, petto e schiena del kimono.

Furisode (振袖): furisode letteralmente si traduce con "maniche svolazzanti"; le maniche di un furisode variano in lunghezza tra i 75 e i 105 centimetri (oggigiorno le maniche possono arrivare fino a 114 centimetri, poiché sono proporzionate all'altezza di chi andrà ad indossare l'abito).
I furisode sono i kimono più formali per le donne nubili e generalmente sono completamente decorati. Il "furisode" è un abito indossabile unicamente dalle ragazze nubili e in teoria una ragazza non potrebbe più indossarlo dopo i 25 anni; poiché l'età media delle spose si indirizza sempre più oltre questo limite.
I "furisode" sono in gran parte indossati nella cerimonia di passaggio alla maggiore età delle giovani (Seijin Shiki) e dalle parenti non sposate degli sposi nei matrimoni.
Si possono distinguere tre tipologie di "furisode", a seconda della lunghezza delle maniche: il kofurisode (75cm), il chuburisode (90cm) e l'ōburisode (105-114cm).

Irotomesode (色留袖): un kimono in tinta unita (escluso il nero), decorato solo sotto la cintura.
Appena meno formale del kurotomesode, è indossato da donne sposate, spesso le parenti più strette degli sposi ai matrimoni.
Un irotomesode può recare tre o cinque kamon.

Hōmongi (訪問着): si traduce letteralmente come "abito da visita".
Caratterizzato da decorazioni che si sviluppano oltre le spalle, attraversando le cuciture, lo hōmongi si colloca appena sopra lo tsukesage.
Lo hōmongi viene indossato sia da donne nubili che sposate, spesso dalle amiche della sposa ai matrimoni.
Può essere indossato anche in occasione di feste formali.

Tsukesage (付け下げ): rispetto allo hōmongi ha decorazioni meno estese e generalmente limitate a sotto la cintura e alle maniche; anch'esso può essere indossato sia da donne sposate che da donne nubili.

Iromuji (色無地): un kimono in tinta unita (ad esclusione del nero e del bianco/avorio, considerati come non colori e destinati a occasioni specifiche) che può essere indossato sia da donne sposate che da donne nubili.
Gli iromuji sono generalmente indossati in occasione delle cerimonie del tè.
La seta tinta può produrre figure (rinzu, simile allo jacquard) ma non ha decorazioni di colori diversi.

Komon (小紋): letteralmente bel motivo, un kimono con un piccolo motivo decorativo ripetuto su tutta la superficie dell'abito. Abbastanza informale, può essere portato per strada o abbinato ad un obi più elegante per una cena al ristorante.
Può essere indossato sia da donne sposate che da donne nubili.

Edo komon (江戸小紋) è un tipo di komon contraddistinto da piccoli punti disposti in gruppi densi a fromare un disegno più ampio sulla superficie dell'abito.
La tecnica di tintura dell' Edo komon nacque all'interno della classe sociale dei samurai durante il periodo Edo.
Un kimono di questo tipo ha lo stesso grado di formalità di un iromuji e, quando è decorato con un kamon, può essere considerato equivalente ad un tsukesage o a uno hōmongi.

Yukata (浴衣): kimono estremamente informale, sfoderato, generalmente in cotone, lino o canapa.
Gli yukata sono indossati in estate in occasioni all'aperto da uomini e donne di ogni età.
Sono inoltre indossati alle terme, dove spesso vengono anche offerti agli ospiti degli stabilimenti termali.



IL KIMONO DA UOMO

A differenza dell'abito da donna, i kimono da uomo sono molto più semplici e si compongono di un massimo di cinque pezzi, esclusi calze e sandali.
Oggi, le principali differenze tra i kimono da uomo consistono nel tipo di tessuto e nel modello.
Il kimono tipico è di colore scuro - nero, blu scuro, verde scuro e più raramente marrone.
I tessuti sono opachi e, nei modelli meno formali, presentano un motivo leggero.
Kimono meno formali possono essere di colori leggermente più vivaci - come il viola, il verde e il blu.
Alcuni lottatori di sumo a volte indossano anche colori particolarmente vivaci, come il fucsia.
Il tipo di kimono più formale è completamente nero, con cinque kamon sul petto, sulle spalle e sulla schiena.
Leggermente meno formale è la versione con tre kamon. Sono generalmente accompagnati da biancheria ed accessori bianchi.
Quasi ogni kimono può essere reso più formale indossando hakama e haori.


GLI ACCESSORI DEL KIMONO


Datejime (伊達締め): è una piccola cintura a sciarpa parzialmente rigida indossata sotto la cintura obi per assicurarla.

Geta (下駄): sono sandali, calzati da uomini e donne con lo yukata.
Un tipo leggermente diverso di geta è usato dalla geisha.

Hakama (袴): è una gonna - divisa o unita - più simile ad un paio di pantaloni molto larghi, tradizionalmente indossata dagli uomini, ma oggi anche dalle donne e usata nelle tenute di svariate arti marziali (aikido, kendo, iaido e naginata).
Una tipica hakama ha delle pieghe, una koshiita - una parte rigida o imbottita sul fondoschiena - e un himo - lunghe striscie di tessuto avvolte attorno alla vita e attorno ad un obi.
In funzione della decorazione può essere sia molto formale che familiare.
Normalmente non è parte dei kimono formali da signora, mentre lo è per quelli da uomo.

Haori (羽織): un soprabito che giunge fino all'anca o alla coscia, che aggiunge ulteriore formalità.
Introdotto già tra il XV e il XVI secolo, fu riservato agli uomini fino alla fine del periodo Meiji (1868-1912), quando col cambio delle mode è entrato nell'uso anche per le donne.
I modelli da donna tendono ad essere più lunghi.

Hiyoku (ひよく): è un tipo di sotto-kimono, quindi una sorta di sottoveste. Oggigiorno viene indossato soltanto in occasioni formali come matrimoni o eventi sociali importanti.

Haori-himo (羽織紐): una corda per stringere lo haori, decorata con nappine; il colore più formale è il bianco.

Jūnihitoe (十二単): un abito a dodici strati indossato nell'antichità dalle donne di corte.
Oggi usato solo nelle occasioni più formali a corte - matrimoni imperiali, incoronazioni - e visibile nei musei.

Kanzashi (簪): ornamenti per i capelli in forma di fiori di seta, pettini di legno, forcine di giada, ecc.

Obi (帯): l'equivalente giapponese della fusciacca o della cintura, usata per il kimono o per la yukata.
Sono generalmente usati in modi differenti a seconda dell'occasione e i modelli da donna sono generalmente più intricati.

Tabi (足袋): calzini corti con separazione infradito usati con i sandali.
Esistono anche a piede unito.

Waraji (草鞋): sandali di corda.
Usati spesso dai monaci.

Zōri (草履): sandali di stoffa, pelle o fibra.
Possono essere molto decorati con disegni intrecciati o completamente lisci, usati sia da uomini che da donne.
I più formali da uomo sono di fibra intrecciata con lacci bianchi.



Fonte:http://sulgiappone.altervista.org/index.php
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Re: Yukata e Kimono - Giappone

Messaggio Da matrona il Lun Lug 20, 2009 10:36 pm

Introduzione


La biancheria che si dovrebbe portare con il kimono è diversa da quella comune, infatti mentre solitamente le donne scelgono un abbigliamento intimo che esalti le forme, per indossare il kimono bisognerebbe prediligere un tipo di biancheria che tenda a sciacciare e quindi a nascondere le forme del corpo.
Lo scopo della binacheria che si indossa sotto il kimono è quello di rendere la forma del corpo il più cilindrica e tubolare possibile, perciò si utilizza biancheria molto elesticizzata accompagnata da imbottiture e asciugamani ripiegati che dovrebbero fare in modo che la stoffa rimanga dritta e ben tesa.
Si dovrebbero evitare reggiseni imbottiti e con ferretti che vanno invece sostituiti da una fascia di tessuto legata stretta o da un reggiseno elestacizzato molto stretto, in modo che le curve siano meno evidenti.
In passato poi si utilizzava qualcosa di simile a un perizoma ottenuto con una striscia di stoffa questo perchè la biancheria antica era molto spessa e avrebbe segnato l'abito all'altezza dei fianchi, ovviamente ora grazie alla biancheria in microfibra non c'è questo incoveniente.

Hadajuban
Sopra la biancheria essenziale si indossa l'hadajuban che può essere costituito da una gonna detta "susyoke" e da un camicia detta "hadaji" oppure da un unico pezzo.
L'hadajuban viene realizzato in cotone bianco e serve soprattutto ad assorbire il sudore in modo che non rimangano antiestetiche macchie sul nagajuban e sul kimono.

Nagajuban
Tra l'hadajuban e il kimono si indossa il nagajuban, che potrebbe essere paragonato a una sottoveste, di questo indumento si deve intrevedere da sotto il kimono il colletto e l'orlo delle maniche, per questa ragione nagajuban e kimono devono essere coordinati.
Le geishe indossano spesso un nagajuban di colore rosso.
Il materiale può variare a seconda delle stagioni, può essere in seta ma anche in lana, e al collo ha attaccato un colletto staccabile detto "han-eri".

Colletto
Un elemento importante è il colletto che sbucca dal sotto il kimono.
Il colleto più decorato è lo han-eri che viene attaccato a nagajuban solitamente è ricamato e colorato è molto pratico perchè può essere staccato e riattaccato per lavarlo con facilità.
All'interno dello han-eri viene inserita una striscia di materiale rigido, detta eri-shin , che serve a mantenere il collo del nagajuban e del kimono ben rigidi e a fare in modo che il kimono rimanga scostato dalla nuca.
C'è poi un terzo colletto detto date-eri che serve a simulare che ci sia un secondo kimono sotto il primo, in passato infatti si portavano più stratti sotto il kimono più esterno, ora invece siuna striscia di tessuto raddoppiato, che viene cucita all'interno dello scollo in modo che sporga un poco.
In genere è di un colore contrastante.

Calzature

Tabi
I tabi sono i tipici calzini giapponesi che separano l'alluce dalle altre dita del piede per permettere di indossare le calzature per kimono.
I tabi furono ideati intorno al XVI secolo, ma si diffusero nel periodo Edo e vengono usati tuttora col kimono sia dagli uomini che dalle donne.
Generalmente i tabi sono di colore bianco ma esistono anche tabi di colori scuri per gli uomini e in tonalità sgargianti per le donne.
I tabi si indossano prima di mettere il kimono facendo scivolare il piede nell'apertura sul retro che viene poi chiusa tramite dei bottoni in modo che rimangano tesi.
I tabi tradizionali, chiamati tabi odori, arrivano all'altezza della caviglia e si compomgono di due pezzi di stoffa non elastica, per questo motivo non aderiscono perfettamente al piede, assomigliano a degli stivaletti in stoffa.
Esiste però anche la versione più moderna di tabi e si tratta di quelli più corti realizzati in stoffa elasticizzata che aderiscono ai piedi come delle normali calze.
Attualmente i tabi vengono usati dalle persone comuni quando portano dei sandali chiamati zori e indossano il kimono, ma anche dai danzatori di balli tradizionali, dagli attori di teatro e da coloro che praticano le arti marziali.
Ci sono poi anche i jika tabi che sono dei tabi fabbricati con materiali più resistenti della stoffa e dotati di morbide suole in gomma che fungono da scarpe.
Questi tabi vengono utilizzati da coloro che svolgono un mestiere in cui è importante avere un buon contatto col pavimento ad esempio da operai e giardinieri.

Zori
Gli zori sono dei sandali a infradito in stoffa, pelle o fibra ma anche in vinile, che possono essere più o meno alti.
Gli zori, vengono usati sia dagli uomini che dalle donne e spesso sono decorati con disegni intrecciati oppure lisci e in tinta unita.
Quando si indossano gli zori il tallone dovrebbe sporgere 0,5-1 cm e anche il mignolo sporge dalla suola. Le strisce di tessuto che costituiscono gli zori sono molto strette e gli occidentali spesso le devono allargare, per questo gli zori non risultano molto comodi.
Gli zori più eleganti per le donne sono in broccato dorato o argentato leggermente più alti dietro, mentre i più formali zori per gli uomini sono di fibra intrecciata con lacci bianchi.
Le donne abbinano agli zori una piccolissima borsetta a scatto che può contenere solo poche cose.
Un particolare tipo di zori sono i tatami zori sandali che hanno la suola intrecciata in paglia proprio come i tatami, questo tipo di zori sono usati per la vita quotidiana in quanto sono considerati calzature informali.

Geta
I geta sono simili a degli zoccoli infradito in legno laccato dipinto o semplicemente al naturale proprio per il materiale con cui sono costruite e la loro forma emettono al contatto col suolo un suono caratteristico chiamato karankoran, si dice che sia uno dei suoni che manca maggiormente alle persone anziane.
I geta sono usati sia dalle donne che dagli uomini, ma le suole dei geta maschili sono squadrate a differenza dei geta femminili che hanno la suola arrotondata, quasi ovale.
I geta vengono indossati spesso senza tabi con i kimono informali e gli yukata e grazie alla suola rialzata permettono anche di camminare con la pioggia e la neve per questo in determinate condizioni atmosferiche vengono preferiti agli zori.
Questi zoccoli sono composti da una suola in legno chiamata dai sotto la quale si trovano due tasselli, più raramente, uno o tre chiamati ha che significa denti. Questi tasselli solitamente non vengono attaccati alla suola ma sono uniti ad essa perché l'intera scarpa è ricavata da un unico blocco di legno. Questi tasselli sono talvolta ricoperti alle estremità da una base in gomma.
La stringa dei geta invece è chiamata hanao può essere in vari colori o tessuti e di diverse larghezze. Per mantenere rigida la stringa al suo interno passa una corda che può essere in canapa o sintetica che viene fissata tramite i tre fori della suola. Questa stringa che può essere anche imbottita si trova al centro della suola e divide l'alluce dal resto del piede come nelle infradito.
L'hanao dei geta può essere sostituito quando si consuma, secondo la tradizione romperlo porta sfortuna.
Esistono anche dei tipi particolari di geta:
- Tengu geta sono dei geta con un solo tasello (ha) posto alcentro della suola
- Chakkiri geta sono dei geta molto alti con tre ha, il loro nome significa geta taglia tè, venivano infatti usate per sminuzzzare le foglie di tè.

Okobo
Le okobo sono chiamate anche pokkuri e koppori le portano le ragazze molto giovani e dalle maiko. Non hanno dei tasselli ma un'unica zeppa piuttosto alta la parte anteriore di queste scarpe non poggia per terra perché la zeppa è scavata sul davanti. Il legno utilizzato viene lasciato al naturale o laccato in nero per evitare le macchie di sudore d'estate. La stringa può essere di colori divesi ad esempio le nuove maiko (apprendiste delle geishe) usano una stringa rossa quelle che invece stanno per finire il loro apprendistato usano quella gialla

Waraji
waraji sandali di corda di paglia utilizzati ora solo dai monaci buddisti, ma un tempo erano usati da tutta la gente comune. I waraji sono legati ai piedi con dei cavi che possono essere annodati in modo diverso, la legatura è molto importante soprattutto quando questi sandali vengono usati nei pellegrinaggi.



Somemono e Orimono

I tessuti giapponesi vengono distinti in due categorie principali a seconda della decorazione:

Somemono si tratta di tutti i tessuti la cui decorazione è tinta o dipinta. Le prime tecniche di tintura dei tessuti si diffusero nel III secolo d.C. quando per dipingere i tessuti si estraevano i coloranti dalle piante. Nel X secolo poi fu scritto il libro "Engi Shiki", un volume, che fa ancora parte dei libri sacri scintoisti, in cui furono raccolte 50 ricette dettagliate per ottenere queste tinture per tessuti. In passato solo i membri delle classi sociali più elevate potevano usare i tessuti somemono per i loro abiti, attualmente invece tutti i kimono più formali sono di seta dipinta. I tessuti che vengono dipinti sono: la seta rinzu, la seta chirimen, la seta habutae, la seta ro o sha e la seta tsumungi.

Orimono sono i tessuti la cui decorazione è ottenuta tramite tessitura anziché tintura si tratta quindi di tessuti meno formali. Questo metodo di lavorazione del tessuto fu importato dalla Cina e dalla Corea intorno al IV e V ed ha subito una continua evoluzione che ha portato alla tessitura di disegni sempre più raffinati ed elaborati.Si decorano con tessitura i tessuti meno preziosi della seta come lana, canapa e lino, ma talvolta anche seta meno pregiata ad esempio la seta omeshi. Per la minore raffinatezza rispetto ai somemono, gli orimono vengono usati per kimono meno formali.
Tipologie di tessuto

Il tessuto più utilizzato per i kimono è senza dubbio la seta che fu importata dalla Cina già alla nascita della civiltà giapponese. Il termine giapponese per indicarla è "kinu" ma quella senza una precisa lavorazione è denominata Kiginu o hiraginu. L'elevato costo di questo materiale è dovuto al tipo di produzione e lavorazione, ma è giustificato dalle ottime caratteristiche di questo tipo di tessuti che sono l'elasticità, la leggerezza e la lucentezza.



Esistono diversi tipi di seta:

Chirimen è un tipo di seta simile ai tessuti crèpe, robusta e raffinata ma comunque non troppo pesante. Presenta una superficie leggermente crespata e ondulata sembra quasi che abbia delle piccole grinze, questo effetto viene ottenuto una particolare tecnica che prevede la torsione forzata dei fili durante la tessitura. Si tratta di una stoffa molto elegante, ma non viene usata per i kimono più formali perché non è lucida. Vi è poi un particolare tipo di seta chirimen chiamata Hitokoshi-Chirimen che è meno crespata e molto rinforzata. Questo tessuto però era anche molto delicato per cui si poteva strappare così per non buttar via nemmeno uno scampolo di questa seta pregiata, circa 4 secoli fa si sviluppò un'arte particolare il chirimenzaiku che consisteva nel creare piccoli oggetti con questa stoffa.

Donsu è un tipo di seta simile al raso realizzata usando colori contrastanti per i fili dell' ordito e tessendo in direzioni diverse. Il filo utilizzato viene tinto prima della tessitura a differenza della seta rinzu che viene tinta prima di essere tessuta.
Habutae è un tipo di seta molto pregiata, morbida, lucida e abbastanza spessa simile al taffettà che viene prodotta soprattutto nel distretto Hokuriku.

Omeshi è un tipo di stoffa realizzata con fili tinti prima della tessitura attualmente si ottiene grazie a delle macchine che eseguono elaborati disegni, ma in passato questa stoffaa veniva tessuta col metodo kasuri che richiedeva grande pazienza. L'omeshi è il tipo di seta con decorazione orimono più elegante. Esistono due diversi tipi di omeshi: l'omeshi hiraori e l'omeshi chirimen.

Rinzu è un tipo di seta simile allo jacquard elegante lucida e damascata viene spesso dipinta con la tecnica dello shibori o dello yuzen e viene utilizzata per i kimono più formali. Un particolare tipo di seta rinzu è la monrinzu decorata con dei motivi.
Ro è un tipo di seta molto leggera usata soprattutto per kimoni sfoderati e indumenti estivi in quanto permette alla pelle di traspirare meglio e mantiene il fresco anche nei mesi caldi. Questa particolare traspirazione si ottiene creando nel tessuto dei forellini, allargando la trama a seconda di quanto si avvicinano o allontanano i fili della trama infatti si possono ottenere dei forellini di maggiore o minore ampiezza.

Sha è una seta molto leggera e sottile che viene tessuta con colori diversi, generalmente sfondo nero e motivi rossi
Shatung è una seta creata ai due bachi da seta ed è molto pregiata.

Tsumungi è un tipo di seta caratterizzata da una superficie ruvida e irregolare che si ottiene filando a mano gli avanzi dei bozzoli di seta rovinati. Non è una seta molto pregiata viene quindi utilizzata per kimono informali.
Tecniche di tintura


Si sono diverse tecniche per la tintura del tessuto:

Shibori è un termine giapponese utilizzato per indicare un metodo di tintura di motivi su seta tramite legature, annodature, cuciture, piegature o compressione. La parola infatti deriva dal verbo "shiboru" che significa pressare. I motivi che si ottengono con questa tecnica sono piccolissimi e hanno i bordi morbidi.

Yuzen è una delle più famose tecniche di tintura del kimono, il nome deriva da un noto pittore di ventagli, Yuzensai Miyasaki che utilizzò una gamma di colori più ampia e uno stile più lineare rispetto ai pittori precedenti. Per applicare questa tecnica bisogna innanzitutto scegliere un disegno che va riportato a mano sulla seta con un particolare inchiostro vegetale che non si mescola con i colori. Poi si ripassano i contorni con un amido ottenuto tramite la cottura del riso a vapore. Infine si colora il motivo e si fissa il colore vapore caldo in adeguate stufe. L'amido và poi nuovamente stesso sull'intero disegno, dopodiché si passa alla colorazione dello sfondo che grazie all'amido non và sul disegno danneggiandolo. Infine si fissa il tutto con ulteriore vapore caldo e si lava via l'amido sotto acqua corrente. Attualmente però al posto dell'amido si possono usare anche appositi prodotti chimici.


Lavorazione della seta (shimebata e kasuri)


Processo Shimebata: i fili di cotone legano quelli di seta creando dei disegni su ciascuno di questi; i fili sono legati insieme e intrecciati con un telaio rudimentale.

Tintura: i fili vengono quindi immersi in un liquido rosso, colorato facendo bollire la corteccia rossa dell'albero di teichigi; successivamente vengono immersi nel fango e di nuovo nel liquido rosso fino ad assumere una colorazione nera.

Tessitura: i fili così colorati vengono infine intrecciati su un telaio molto più raffinato a formare il famoso disegno kasuri.
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Re: Yukata e Kimono - Giappone

Messaggio Da matrona il Lun Lug 20, 2009 10:36 pm

Borsette
Fra gli accessori che si portano col kimono ci sono le borsette. Per i kimono più eleganti si usano delle borsette molto piccole con apertura a scatto e senza manici, spesso abbinate con degli zori (infradito giapponesi) dello stesso colore.
Per occasioni meno formali e per trasportare il bento (tipico pranzo al sacco) si usa invece la kinchaku un borsetta con fondo rigido che si chiude stringendo dei cordoncini



Le maiko e le geishe invece usavano delle borse particolari chiamate kago, che significa cestino, queste borse infatti hanno come base una cesta in vimini che serviva a contenere il necessario per il trucco e altri accessori.
Come portamonete si usa il gamaguchi, che prende il nome da "gama" che significa rana e "cuchi" che significa bocca, a causa della sua caratteristica forma a bocca di rana. Esiste anche la versione a tracolla che funge da piccola borsetta, ci sono in una vasta gamma di colori e i turisti spesso li acquistano come souvenir.





Kanzashi
I kanzashi sono degli accessori per capelli di svariate forme tra questi ci sono forcine, pettini e spilloni. Sono realizzati in materiali diversi ad esempio possono essere di tartaruga, avorio o metalli preziosi e sono riccamente decorati. Le spose indossano tradizionalmente cinque kanzashi abbinati a un pettinino.
Quelli indossati dalle geishe hanno delle molle che consentono alle decorazioni di oscillare con tintinnio, quando la geisha si muove, (l'oscillazione si chiama bira boira kanzashi), le maiko loro apprendiste ne portano anche di più vistosi. Inoltre geishe e maiko scelgono i colori dei kanzashi anche in base alle festività.





Katsura
Un altro degli accessori importanti soprattutto per le geighe e gli attori di teatro kabuki è la parrucca, chiamata katsura. Essendo costituite da capelli veri sono molto cara per cui spesso si affitta inoltre serve un parrucchiere per pettinarle, le geishe infatti usano raccogliere il loro capelli in intricate acconciature che lucidano con olio di camelia.
Queste parrucche vengono usate anche nel teatro kabuki dove per curarle ci sono due figure distinte: i katsuraya che creano e adattano la base in rame che aderisce alla testa e i tokoyama, ovvero i parrucchieri che si occupano di pettinarle e conservarle.





Kohrin
Il kohrin o kohlin è uno degli accessori che serve a tenere accostati i due lembi incrociati davanti al kimono per evitare che la scollatura a V si apra indecorosamente. Si tratta di una bretellina elastica dotata di clip che si aggancia su uno risvolto del kimono e si fa passare dietro la schiena grazie a un foro posto sul fianco del kimono, infine si aggancia all'altro risvolto.





Parasole e ombrelli
Fra gli altri accessori c'è l'ombrellino usato, soprattutto dalle geishe, per ripararsi dal sole. Gli ombrellini eleganti hanno stecche e manico in legno e sono foderati con seta colorata.
Esistono diversi tipi di parasole ad esempio cè il bangasa, che è un ombrello in carta e bambù molto raffinato, e lo janome gasa, che una volta aperto mostra disegnato sulla sommità un cerchio bianco, il nome deriva dal disegno infatti janome significa tirasegno.





Scialli
Nonostante il kimono sia l'abito giapponese tradizionale con esso si indossa per ripararsi dal freddo uno scialle, uno degli accessori occidentali che dalla fine del Novecento fa parte del guardaroba tradizionale giapponese. Si usa in pizzo, pellicia e seta.





Ventagli
Glia accessori da abbinare al kimono comprendono il sensu, un ventaglio pieghevole tipicamente giapponese, che và chiuso e inserito sotto l'obi spesso è coordinato con altri accessori.
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