Zona Onirica

Namastè nella Zona Onirica

Un Luogo nascosto nei meandri della nostra coscienza...
ai confini del mondo tangibile...
dove i pensieri e le passioni sono più concreti della realtà che ci circonda.



Un Movimento Culturale & Sociale, un luogo, un modo di essere... di pensare.
Apolitico, Aconfessionale, non ha scopi di lucro neanche indiretti.
Esso focalizza l’attenzione su tre determinati obiettivi e si mobilita per conseguirli:

GURDARE...

OLTRE LA CONOSCENZA E LO SPIRITO

OLTRE LA VERITA' E LA SOLITUDINE

OLTRE LE EMOZIONI E I SOGNI


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Lucifer

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Lucifer

Messaggio Da Violet il Mer Dic 01, 2010 6:04 pm

Io, Gesù, ho inviato il mio angelo a notificare queste cose alle chiese. Io sono la radice e l'ascendenza di Davide, la Stella brillante del mattino. (Apocalisse, cap.22, ver.16).

La notte più oscura e tempestosa: tale fu il principio della creazione.
Nell'occhio del ciclone regnavano la quiete e il silenzio, e tutt'intorno, l'agitazione della terribile tempesta.
Fu allora che sorse il primo raggio nella nerezza di quell'universo.
La sua voce fu il primo tuono che inesorabile rimbombò ai confini del profondo abisso.
Quel raggio aveva un nome, si chiamava Lucifero: il Portatore della Luce.
Lucifero fu la prima luce a rompere la profonda oscurità del tempo.
Lucifero fu il primo suono a vibrare nell'amorfo silenzio di quella sorda oscurità.
Fu Lucifero il primo lampo, colui che portò la luce, la prima scintilla di coscienza in quell'universo addormentato.
Fu la sua stessa scintilla, la sua propria luce, che gli consentì di percepire se stesso.
Ciò lo trasformò in un essere eterno ed immortale.
E fu così che Lucifero venne ad essere l'unico raggio che dura sempiterno.
E con il suo pensiero di tuono, che fu la prima voce ed il primo suono dell'universo, così parlò a se stesso:
Sarò ricordato come l'eterno ribelle; come colui che ruppe la pace dell'oscurità e l'ignoranza infinita. Sono lo spirito in azione, affamato di conoscere sè stesso attraverso questo profondo e nero universo.
E così dicendo si immerse nell'oscuro abisso, trascinando con sè la propria luce. Egli andava, lasciando dietro di sè una stella di scintille e lampi dietro di sè. Lampi di luce, scintille di coscienza. E volgendo lo sguardo, Lucifero, contemplò quei soli e quelle stelle che illuminavano la notte eterna. Allora esclamò:
Sarete i miei soldati, i miei ribelli, i miei guerrieri. Voi siete i miei figli, i miei fratelli, i miei compagni. Voi siete parte della mia luce, siete la mia voce, la mia coscienza. Voi siete me stesso.
E proseguendo il suo cammino tornò ad immergersi nelle profondità, abbandonando il proprio sentiero, una stella di luce nel mare della immensa oscurità.
Allora il suo viaggio si spinse tanto oltre che il suo andare si trasformò in ritorno. Nuovi mondi si mostrarono alla sua vista.
Ed in essi scoprì l'opera dei suoi seguaci ribelli, dei suoi figli guerrieri: scoprì la sua stessa opera. E fu così che comprese la sua ragion d'essere, comprese il perchè della propria esistenza: estrarre la coscienza dall'inconscio, ottenere la sapienza dall'ignoranza, estrarre la luce dall'oscurità.
Come il lampo che squarcia le tenebre, come il tuono che rimbomba nel silenzio, tale doveva essere la sua missione.
E fu così che Lucifero cadde sulla terra, nell'inferno, la più profonda delle nerezze.
Profondo è il dolore dello spirito imprigionato nella materia:
Ciò che è libero è limitato, ciò che è luminoso è reso opaco, la volontà si converte in passione, la coscienza in dimenticanza.
Mirabile sfida:
Trasformare le tenebre in luce, fare delle passioni forza di volontà, convertire l'ignoranza in conoscenza, la mediocrità in eccellenza, liberare ciò che è imprigionato, conquistare la materia, elevarla e farla una con lo spirito. E fu così che Lucifero cadde nell'uomo.
Fu nell'uomo ch'egli conobbe il campo di battaglia dello spirito, la più crudele tra tutte le guerre.

(tratto da Fuoco Sacro, rivista di studi esoterica http://www.fuocosacro.com/ )


Shaytan, Set, Satana ed infiniti altri nomi sono attribuiti all’ “Avversario”, “Signore del Male”
Svariati scenari culturali hanno fatto da sfondo in tempi e luoghi diversi all’eterno dramma: la necessità, da parte dell’uomo, d’avere un nemico, e l’abitudine, sempre dannatamente umana, di identificare il nemico col diverso, l’alieno, lo straniero.
Per contro, la Conoscenza magica ci assicura che Tutto è una cosa unica: Pan en to Pan.
Qual è mai il problema del Male?
Che cos’è il Male?

Elifas Levi dice:
“Entriamo dunque arditamente e francamente nell’argomento: esiste il Diavolo? Che cosa è il Diavolo? Alla prima domanda, la scienza tace, la filosofia nega a caso, la religione afferma che il Diavolo è un angelo caduto. La filosofia occulta accetta e spiega con questa definizione: il diavolo è il grande Agente Magico impiegato per il male da una volontà perversa. In una parola per noi il diavolo è la forza messa al servizio dell’errore, la persistenza della volontà nell’assurdo, il peccato mortale” Di conseguenza, il Male sembrerebbe non essere un Diavolo dalle corna fiammeggianti, che viene di notte a sussurrarci all’orecchio i suoi terribili piani….sembrerebbe, invece, essere una forza neutra impiegata da una volontà perversa: il Male, così come il Bene, sono concetti semplicemente umani. Che merito avrebbe mai la luce a splendere se non vi fossero le tenebre ad esaltare la sua bellezza? Il Lucifero della tradizione cristiana sembra essere, più che un Diavolo, un Prometeo condannato… Prometeo portò agli uomini il fuoco e la conoscenza, e per questo il padre degli Dei lo condannò a rimanere incatenato ad una roccia, dove per l’eternità le aquile gli avrebbero divorato il fegato. Lucifero portò la conoscenza del bene e del male all’uomo, e per questo Dio lo condannò all’inferno. Il Lucifero della Cabala non è un angelo maledetto e fulminato; è l’angelo che col fuoco rischiara e rigenera; sta agli angeli di pace come la cometa alle tranquille stelle delle costellazioni primaverili. Col passare dei secoli, questo segreto venne per sempre allontanato dai cuori e dalle orecchie degli uomini comuni: era più facile (e forse meno fraintendibile per gli animi semplici) spiegare la vita in un binomio tutto umano…più facile avere la devozione incondizionata delle masse. Così, l’Angelo della luce, caduto nel dimenticatoio e nell’ombra, l’Angelo della conoscenza, è oggi relegato a diavolo, avversario…ma avversario di chi? Non certo di Dio, del Tutto: cosa potrebbe temere Dio da una sua creatura? Forse, la risposta giusta è avversario dell’uomo… perché l’uomo pare abbia molto bisogno di sentirsi dire che cosa deve fare e in che cosa deve credere: la libertà lo spaventa…l’infinito lo lascia a bocca aperta, senza sapere cosa pensare, come muoversi, cosa fare."
Riporto, per concludere, una storiella contenuta nell’introduzione al rituale dell’alta magia di Elifas Levi:

La stella fissa è bella, radiosa e calma; beve i celesti aromi e con amore guarda le sorelle in splendida veste , il fronte adorno di diamanti; sorride cantando il suo cantico del mattino e della sera, gode di un eterno riposo che nulla potrebbe turbare e procede con solennità lungo il cammino che i guardiani di luce le hanno assegnato. La cometa errante invece, sanguinosa e scapigliata accorre dalle profondità del cielo, si precipita fra le tranquille sfere come un carro da guerra fra una processione di vestali, osa affrontare l’ardente spada dei guardiani del Sole e, come una sposa smarrita che cerca lo sposo sognato nelle sue vedove notti, giunge fino al tabernacolo del re del giorno, poi sfugge esalando i fuochi che la divorano e trascinandosi dietro un lungo incendio; le stelle impallidiscono al suo avvicinarsi, i greggi stellati che pascono i fiori di luce delle praterie del cielo sembrano sfuggire il suo soffio tremendo. Il gran consiglio degli astri si è riunito;in fine la più bella delle stelle fisse è incaricata di parlare a nome di tutto il cielo e di proporre la pace alla vagabonda corsara. “Sorella mia” le dice, “perchè mai turbi l'armonia delle nostre sfere? Che male ti abbiamo fatto? E perchè, invece di correre alla ventura non ti fermi come noi, secondo il tuo rango alla corte del Sole? Perchè non vieni insieme con noi a cantare l'inno della sera, come noi vestita della bianca veste che si ricongiunge sul seno con un fermaglio di diamante? Perchè lasci sparsa nella notte la tua chioma che è bagnata di un sudore di fuoco? Oh! Se tu prendessi posto fra le figlie del cielo, come saresti più bella! Il tuo volto non sarebbe più infiammato dalla fatica della corsa inaudita, puri sarebbero gli occhi tuoi e bianco e roseo il tuo viso sorridente come quello delle tue sorelle felici; tutti gli astri ti conoscerebbero e lungi dal temere il tuo passaggio, si rallegrerebbero al tuo avvicinare, giacché tu saresti unita a noi dagli indissolubili legami del1'armonia universale, e la tua tranquilla esistenza non sarebbe che una voce di più nel cantico dell'amore infinito. E la cometa risponde alla stella fissa:

“Non credere, o sorella, che possa errare alla ventura e turbare l’armonia delle sfere; Dio ha tracciato il mio cammino come il tuo e se la mia corsa ti pare incerta e vagabonda si è perchè i tuoi raggi non possono estendersi tanto da abbracciare l'elissi ch'egli mi ha assegnato per pista. La mia infiammata capigliatura è il fanale di Dio; sono la messaggera dei soli e mi ritempro nei loro fuochi per fame parte sul mio cammino ai giovani mondi che non hanno ancora abbastanza caldo e agli astri che nella loro solitudine tremano dal freddo. Se mi stanco nel mio lungo viaggio, se sono di una bellezza meno dolce della tua, se meno verginea è la mia acconciatura, non per questo sono meno di te nobile figlia del cielo. Lasciatemi il segreto del mio terribile destino, lasciatemi lo spavento che mi circonda, maleditemi se non potete comprendermi; ma non per questo io rinuncerò a compiere l'opera che mi fu assegnata e a continuare la mia corsa sotto la spinta del soffio di Dio! Felici le stelle che si riposano e brillano come giovani regine nella tranquil1a società degli universi! lo sono la proscritta sempre errante che ha per patria l'infinito. Mi si accusa di incendiare i pianeti che riscaldo e di spaventare gli astri che rischiaro; mi si rimprovera di turbare l'armonia degli universi poiché non giro attorno ai loro particolari centri, mentre li unisco gli uni agli altri fissando i miei sguardi sul centro unico di tutti i soli. Sta' dunque tranquilla, mia bella stella fissa, non voglio toglierti la tua pacifica luce, darei invece per te la mia vita ed il mio calore. Potrò sparire dal cielo quando sia consumata; la mia sorte sarà però stata meravigliosa! Sappiate che nel tempio di Dio ardono fuochi diversi che tutti lo glorificano; voi siete le fiamme del candeliere d'oro ed io la fiamma del sacrificio: segua ognuno di noi il suo destino”.

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