Zona Onirica

Namastè nella Zona Onirica

Un Luogo nascosto nei meandri della nostra coscienza...
ai confini del mondo tangibile...
dove i pensieri e le passioni sono più concreti della realtà che ci circonda.



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Misticismo, buon senso e Amore

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Misticismo, buon senso e Amore

Messaggio Da Violet il Mer Dic 01, 2010 6:36 pm

Che cos’era quel rumore? Guarda la soglia in silenzio, senza timore: forse puoi ancora vedere la sua scia, sentire il suo soave profumo… … ecco. Amore ti ha fatto visita e non te ne sei avveduto, voltandoti verso la porta di casa invece che verso la soglia di te stesso.

Riesci ad immaginare quante volte questo ti sia già capitato, amico mio?

Oh, certo!, tu sei un uomo d’immensi sentimenti e profonda intelligenza: non puoi certo perder tempo ad ascoltare gli scherzi d’un povero sciocco che in fondo non ha niente da insegnarti, questo posso assicurartelo.

Ma oggi mi piacerebbe discorrere amabilmente con te – come fossimo seduti ad un tavolo a bere un caffè, in una giornata di pioggia estiva – su cosa sia che noi cerchiamo nella strada che abbiamo deciso di percorrere e lungo la quale sono disseminate foreste di spettri ed immense profondità, a seconda di dove l’occhio decida di posarsi. Attento però a dove decidi di posare il tuo sguardo e controlla bene la sincerità del tuo intento, o perderai tempo prezioso...

Molti infatti si lasciano sedurre dall’immagine di questo chiacchierato, astruso, inesistente e seducente spettro chiamato “potere”, magari apparentemente anche in buona fede, ma segretamente macchinando piani per il giorno in cui i loro sforzi li renderanno potenti e terribili, osannati e adorati dai loro sottoposti in mirabolanti esperienze da porgere a platee dalle sopracciglia aggrottate: costoro non fanno molta strada e la loro ricerca rimane ferma nel misticismo.

Non è curioso vedere questi studiosi che cercano il potere assoluto rompersi la testa su specchietti per le allodole fatti di numeri, lettere esotiche, astrusi sigilli e pratiche quantomeno discutibili, ascoltare storie singolari di apparizioni, spiriti e fantasmi, visite incredibili e incontri ravvicinati del terzo tipo?

Dove va a finire, allora, la forza forte d’ogni forza di cui il buon Ermete ci ha lasciato perfetta testimonianza?

La relegheremo in un angolo, come un’illusione giovanile dalla quale ci si è prudentemente distaccati dopo aver ricevuto l’Iniziazione dallo spettro di Barbablù (o magari da un bell’attestato)?

Ecco, vedi… davanti a questo caffè virtuale siamo anche riusciti a farci due sane risate: sdrammatizzare fa sempre bene.

Dunque, l’ermetista cerca qualcosa d’altro dal potere, qualcosa di diverso dal veder apparire la sagoma del sudario di Cristo impressa sulla federa del cuscino alla mattina.

…Cosa vorrà mai, allora, questo folle che studia e pratica in silenzio, che parla per simboli, questo uomo che mai parla di ciò che fa – e pur si muove, te l’assicuro! –?

Alcuni Autori dicono che egli voglia corporificare lo spirito universale, ma poi, sul più bello che iniziavi a credere di capirci qualcosa, fanno gli gnorri ed iniziano a delirare su strani zoo di leoni, draghi alati, galli e volpi, a parlare di chimica, sepolcri e morti che camminano: vedi, ancora una volta sdrammatizzare fa sempre bene… distoglie l’attenzione dal fulcro della questione.

Chi deve capire, capisce lo stesso.

Egli osserva se stesso per lungo tempo ed in silenzio impara a distinguere le cause dagli effetti che vengono generati: così conosce il passato; egli continua ad osservare e nel silenzio impara ad intravedere gli effetti dai semi che li generano: così intuisce il futuro. Egli si fa portatore di seme con la sua volontà e nel presente fissa l’origine di ciò che sarà: così decide della sua vita; così si rende libero. Con l’Amore fissa nell’attimo che vola la parola che crea.

Il piccolo particolare (oltre a tutto il resto, ovvio) è che bisogna sapere cosa sia, questo “Amore”… avere in sé questa colla che unisce l’uomo terrestre al suo pezzo di Cielo.

Io non posso che riportare quello che ho vissuto, senza convinzione che sia giusto o sbagliato; piuttosto mi sento di usarlo come appiglio, come esempio per spiegare ciò che mi ha portata a credere quello in cui credo oggi.

Un giorno m’imbattei in Amore. Quasi per caso, così come scivola in tasca una chiave con la quale mille volte s’è aperta e chiusa la porta di casa senza porvi attenzione. Mi scivolò in tasca così come scivola una carezza e con mia grande meraviglia mi accorsi di averlo in me da sempre senza mai avergli dato alcun peso. L’avevo vissuto, qualche volta, inconsapevolmente, ma subito l’avevo rimesso nel dimenticatoio. E non credo di essere l’unica ad aver faticato a ri-conoscerlo.

È che siamo duri d’orecchi, noi esseri umani. Qualcuno mi disse che potremmo udire la verità e buttarla nel cestino senza nemmeno accorgerci d’averla incontrata, per poi continuare la nostra disperata ricerca della verità.

Questa conoscenza di Amore non fu una scoperta graduale; direi piuttosto un graduale portare a coscienza e ad espressione (ancora in continuo divenire) qualcosa che intimamente sentivo di conoscere ma che non riuscivo a descrivere a parole nemmeno con me stessa. Inizialmente, un senso d’indefinito lo avvolgeva. All’improvviso, rapita dalla freccia di Cupido, seguii la danza.

Fu un uomo in effetti a smuovere in me per primo questo sentimento, ma questo non ha alcuna importanza alla luce dei fatti. Il punto è cosa accadde quando lo persi: stupita, guardai l’incanto rompersi. Provai un’indicibile tristezza al pensiero che mai più avrei sentito quel sentimento così diverso che mi avvolgeva: niente chiedevamo l'uno dall'altra se non quell'attimo in cui gli sguardi s'incontravano e due corpi diventavano uno, senza l'ausilio del tatto o della carne.

All’improvviso seppi però, in un barlume di lucidità, che questo amore non proveniva da lui né dalla nostra affinità, ma da me stessa.

Seppi che dovevo scoprire coscientemente quale fosse la sua natura, e che per tenerlo in me e con me senza dolore o rimpianto per gli eventi avrei dovuto separare l’essenza dal suo oggetto.

Così, per mesi, lavorai separando l’Amore dall’immagine di lui, dalla passione e dalle sciocchezze sentimentali.

Ogni giorno, una parte di me moriva. Vedevo il mondo cambiare ai miei occhi.

Poco a poco, con pazienza e lasciando andare tutto ciò che non rientrava più nel mio modo di essere, scoprii che quando il legame con qualunque oggetto era assente, la forza si ergeva libera e autosufficiente sopra le acque, con una gioia senza causa come se fosse la prima e l’ultima cosa esistente.

Nulla l’affligge e nulla chiede, perché non ha bisogno di niente se non di se stessa.

Limpida s’espande nel silenzio, mostrando all’intuito la natura delle cose.

Sembra che io parli di cose dell’altro mondo, non è così? Sembra che abbia parlato di una storia d’amore come se ne incontrano poche perfino nei film e di un discutibile lieto fine.

Ti assicuro, però, che non è così: il valore delle cose risiede nel valore che noi stessi gli attribuiamo.

Ci sono cose utili e cose inutili: ciò che distingue il misticismo dalla Scienza non è l’esperienza in sé (tranne i casi di esaltazione immaginativa, apparizioni improbabili e autosuggestione, che sono rilevanti eccome per gli psichiatri, e direi anche a ragione), ma il diverso rilievo che decidiamo di dare alle piccole, impercettibili sfumature.

C’è chi purtroppo si sente sedotto dall’ingrossamento dell’importanza personale che può dare un sogno lucido con personaggi particolari: magari non è che creda davvero che uno spirito celeste gli abbia fatto visita mentre dormiva (almeno, lo spero per lui), ma gli piace vantarsene. Il punto è che i simboli tramite i quali la mente decide di introiettare le informazioni che coglie da un campo d’informazioni più vasto, vanno appunto presi come simboli, interpretati. Si prende atto e poi si lascia andare. Se perdi tempo a vantarti, dimentichi il fulcro della questione e può anche essere che non lo ritrovi più, nella foresta degli spettri.

Perciò vedi, non vanagloria e non potere, ma qualcos’altro noi cerchiamo, che affonda le radici in noi stessi; qualcosa che nell’essenza raffinata di ciò che abbiamo avuto di più caro si nasconde e attende d’essere trovato, denudato, purificato ed infine lavorato.

A proposito, che cos’era quel rumore…?
Guarda la soglia in silenzio, senza timore: forse puoi ancora vedere la sua scia, sentire il suo soave profumo…

Viola
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