Zona Onirica

Namastè nella Zona Onirica

Un Luogo nascosto nei meandri della nostra coscienza...
ai confini del mondo tangibile...
dove i pensieri e le passioni sono più concreti della realtà che ci circonda.



Un Movimento Culturale & Sociale, un luogo, un modo di essere... di pensare.
Apolitico, Aconfessionale, non ha scopi di lucro neanche indiretti.
Esso focalizza l’attenzione su tre determinati obiettivi e si mobilita per conseguirli:

GURDARE...

OLTRE LA CONOSCENZA E LO SPIRITO

OLTRE LA VERITA' E LA SOLITUDINE

OLTRE LE EMOZIONI E I SOGNI


Decidi se farvi parte...

Le sette acquisizioni

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Le sette acquisizioni

Messaggio Da matrona il Mer Dic 01, 2010 10:09 pm

Le sette acquisizioni

1. Il senso della presenza
2. La concentrazione
3. La serenità
4. Il gesto essenziale
5. Il silenzio
6. Il riconoscimento
7. Il senso del dono


Prima acquisizione: il senso della presenza

La prima acquisizione necessaria è il "Senso della Presenza".
L'uomo, per la maggioranza dei nostri contemporanei, non conosce il proprio corpo che dai suoi bisogni e dalle sue malattie e limita la sua coscienza alla prigione del suo cervello!

Il suo mentale, al lavoro senza sosta per le preoccupazioni quotidiane, si arroga il diritto di presiedere alla scelta di tutti i suoi atti, sia fisici, sia emotivi, sia di natura spirituale senza preoccuparsi se i suoi voleri sono arbitrari o legittimi.
La molteplicità dei suoi pensieri fa della sua testa un centro vorticoso, che capta a proprio esclusivo profitto la sua attenzione.

Il poco che concede al resto del suo corpo non ha per oggetto che la sua salute, la sua vanità o la sua sensualità: il suo essere superiore è relegato come un intruso fuori dai suoi rapporti vitali e pregato di non richiamare la sua Presenza che negli istanti riservati (a volte!) a questo dovere occasionale.


Non avete mai considerato le conseguenze di questa deviazione? L'attenzione portata su una parte del corpo, fa di questa parte una calamita di energia; l'attenzione mentale riconduce tutte le sensazioni al solo punto terminale cerebrale e lascia il resto del corpo privo della coscienza sensitiva, poiché la forza mentale non può animare gli altri centri vitali, i quali restano assopiti e incapaci d'attrarre a sé la loro parte di energia sottile che è il fuoco vivente.

Tuttavia è questa energia l'agente di rianimazione: è lei che può dare la pienezza di vita capace di superare la malattia e anche svegliare i nostri centri superiori. E il più grande ostacolo alla sua penetrazione è la nostra "officina dei pensieri" il cui meccanismo infernale obnubila il senso della Presenza.

La Presenza è l'immanenza dell'Essere.
Non si può parlare, in questo senso, della Presenza se non per colui che ha in sé un elemento non mortale, vale a dire relativamente all' essere umano, quello che, in lui, non può essere distrutto con la morte: dunque la Coscienza.

Poiché questa Coscienza si presenta sotto due aspetti, la Coscienza dell'Io (Testimone-Io) e la Coscienza del Sé (Testimone spirituale), si può anche parlare di due aspetti della Presenza.
Avere il senso della Presenza significa dunque essere cosciente dell'una o dell' altra Coscienza, vuoi dire rendersi conto della Presenza-Io o della Presenza spirituale.
E se le due si unificano sotto la direzione del Testimone spirituale, si ha la Presenza reale del divino nell'umano, dunque la realizzazione dell'essere indistruttibile (Cristico- Horusiano).

(ps: tratto da un libro immagino... Embarassed)
Tutto ciò che abbiamo studiato precedentemente aveva per obiettivo la preparazione di questa unificazione.
Questi sforzi hanno un'utilità immediata: il sostegno di questa Presenza che, fin dal principio della sua realizzazione, sarà la migliore risposta alla grande domanda: "A che pro? ... "

Impara ad ascoltare la sua voce, poiché essa può risolvere i problemi della tua esistenza. È la tua sola Realtà, ma tu la soffochi con ragionamenti e preoccupazioni meschine.

È a questo risveglio del senso della Presenza che si riferiscono le parole dei Saggi e del Vangelo, alla necessità di vegliare, perché il "Maestro" al suo passaggio non trovi la lampada spenta ...

Impara a vegliare, tu che ti lasci illudere dall'agitazione della vita quotidiana e dall'attività della tua intelligenza, le quali ti trattengono, malgrado le apparenze, in uno stato di sonno se non sono controllate dalla tua Coscienza vigile.
Ma l'attenzione richiesta non dipende né dalla ragione né dalla volontà.

Si tratta di sentire la Vita come un' energia calda che riempie il corpo intero, come se la vita lo penetrasse nello stesso modo in cui l'acqua riempie una spugna.

Si tratta di sentire l'organismo, docile alla disciplina imposta dall'Io cosciente.

Si tratta di ascoltare l'arbitrato del Cuore nei disordini causati dagli impulsi personali.

Si tratta di tenere gli occhi fissi sulla bussola per raddrizzare il timone, malgrado l'assalto degli elementi.

Impara prima ad essere la coscienza delle tue macchine. Poi, senti la fiducia dell'equipaggio nella presenza del capitano. Poi, diventa la coscienza del capitano, che sente in silenzio le minime reazioni della nave e dell' equipaggio.

Infine, conosci la gioia dell' evasione: ormai sicuro della tua direzione, guarda il tuo cammino perdersi all' orizzonte, guarda l'orizzonte perdersi nel cielo e diventa la coscienza dell'illimitato!


Seconda acquisizione: la Concentrazione

Quale che sia l'intelligenza di un individuo, la sua potenza di realizzazione sarà sempre proporzionale alla sua potenza di concentrazione. Se i suoi sforzi sono dispersi su obiettivi differenti, non produrrà mai il suo capolavoro.

La realizzazione del sovrumano è il capolavoro dei capolavori. Inutile intraprenderlo se non si dominano tutte le altre preoccupazioni.


È il principio di questo insegnamento orientare e raggruppare le tendenze per concentrarsi su questo punto. Aiutatevi, ritornando costantemente su questi soggetti essenziali e sappiate resistere alla forza di inerzia che cercherà sempre la sua giustificazione nelle distrazioni quotidiane e nella diversità dei progetti. Il suo principale aiutante è la divagazione del pensiero che smorza la vostra forza interiore; la sua attività incessante si desume da tutti gli impulsi derivati dalle vostre tendenze e dal vostro "bisogno di cambiamento".


Non si può sperare in un profondo risultato se non si è capaci di padroneggiare questo carosello. Bisogna poter distogliere i pensieri vagabondi e, nel caso di un vaneggiamento incoercibile, è utile costringersi a risalire il corso di ognuno di essi fino alla loro origine. Questo sforzo di attenzione accresce la potenza di concentrazione e fa sentire al mentale l'autorità del suo maestro.

Ma questo procedimento meccanico non è che un mezzo artificiale, il quale si serve ancora del pensiero per disciplinare il pensiero. Tutto ciò è meglio, comunque, della concentrazione più o meno ipnotica su un'immagine o un oggetto o dello sforzo intenso della volontà.

Bisogna evitare di impiegare mezzi che concentrano la volontà. Questa facoltà è una forza naturale, la cui proprietà è di imporsi fosse anche con la violenza. L’uomo ha anche il potere, concentrando fortemente la propria volontà, di esteriorizzarla per agire sugli altri. Questa azione è una violenza opposta alla Via del Cuore.

La volontà è uno strumento della personalità. Lo strumento del Cuore è la potenza di magnetizzazione che attrae e conserva le forze vitali dell' essere umano nell' orbita e nel ritmo del proprio sole.

È la propria affinità con la sua entità spirituale, affinità che potrebbe dargli il coraggio di dominare le resistenze dell'Io.

La consonanza dei suoi impulsi con l'armonia fisica e spirituale dell' essere è la Saggezza del Cuore.

In colui che accoglie le sue suggestioni, la reazione è un desiderio di superamento: desiderio di cedere all'attrazione di questa calamita, così temuta dall'Io, desiderio di lasciarsi portare verso un più alto destino, desiderio di trasformare in potenza reale questo DESIDERIO, fino ad allora non formulato.

Affinché questa potenza si realizzi, bisogna praticare la concentrazione su di essa.

Ogni altro richiamo, ogni volontà personale, sono delle calamitazioni divergenti che diminuiscono la sua attrazione.

Non bisogna dunque confondere concentrazione e volontà. La concentrazione auspicabile è la convergenza di tutte le forze vitali sullo scopo ideale desiderato per farne una potente calamita, così come i raggi luminosi concentrati da una lente trasformano il suo centro in una sorgente di fuoco.

Avendo ottenuto questa focalizzazione generale della nostra vita, sapremo anche concentrare l'attenzione su ogni gesto e ogni azione senza far agire la volontà.

La concentrazione è un'arma a doppio taglio: praticata con lo sforzo della volontà, devia dalla Via del Cuore; praticata mediante il DESIDERIO e per seguire questa Via, essa conduce alla semplicità del cuore, della vista e del pensiero.

Cerca la semplificazione del cammino!

Lo scopo è davanti a te: cammina verso esso, senza voltare la testa. Se ti compiaci del passato, ti fissi

nella sterilità della "statua di sale". Sfronda i dettagli superflui. Elimina i ricordi inutili.

Rifiuta il richiamo delle preoccupazioni e dei vani rimpianti. Evita i discorsi oziosi per ritrovare il senso della Parola.

Semplifica per potere concentrare.

Concentra per entrare nella Semplicità.


Terza acquisizione: la Serenità

Il tempo è sereno quando il cielo non è velato da nuvole e né venti né nebbie disturbano la trasparenza dell' aria. Il cielo dell'uomo è la sfera sottile che lo avvolge e lo penetra, nella quale i suoi astri compiono le loro rivoluzioni. È l'ambiente formato dalle emanazioni dei suoi organi ed elementi costitutivi, i quali emettono, irradiano, scambiano i loro fluidi sottili e le loro diverse influenze.

Il Cuore solare illumina la sfera umana. L'armonia delle influenze crea la serenità del suo cielo. La trasparenza alla Luce è l'effetto della non resistenza.

Questa acquisizione necessita per prima cosa l'eliminazione di alcune debolezze dell'animale umano: l'impazienza nervosa, la fretta istintiva e l'incostanza. Queste sono tre cause di deficienza, che hanno la loro origine in una concezione erronea dei valori: questa falsa comprensione scaturisce da una coscienza ibrida, animale-umana, indeterminata.


L'uomo non ancora illuminato dalla sua coscienza spirituale, per quanto riguarda i valori reali o relativi, lascia che il proprio mentale appaghi i desideri istintivi del suo essere inferiore, le cui esigenze anarchiche creano dei turbinii tumultuosi di fretta, impazienza e capricci incoerenti.

Subendo questi impulsi, l'Automa umano assomiglia a certi tipi animali. Il cane freme d'impazienza davanti all'osso desiderato. L'incostanza della scimmia è tipica della dispersione delle idee. L'agitazione della mosca la fa cadere nella tela tesa dal ragno.


La fretta è la preoccupazione principale dell'ape nello svolgere il proprio dovere sociale; è l'inquietudine della formica, la quale ha sempre "qualche cosa da fare", che si perde in giri superflui, conoscendo la direzione dello scopo che persegue ma non il modo di aggirare l'ostacolo. Al contrario, alcuni animali ci danno una lezione di autocontrollo, come per esempio il gatto, la cui saggezza è un modello, riunendo la più grande passione alla più calma indifferenza.

Nella sua immobilità medita il balzo, sempre esatto; la forza dei suoi lombi è proporzionata alla distensione del suo rilassamento; ha nel sonno l'abbandono del neonato, mentre il suo istinto è sempre vigile.

La sua agilità senza tensione rende la sua caduta senza pericolo, costantemente pronto all'attacco, senza ostilità e pronto a difendersi senza incertezze: vincitore impassibile, non è mai vinto.

* * *

La serenità è il frutto dell'indipendenza.

Crea in te questa indipendenza, che non è indifferenza ma neutralità di fronte alle impressioni ricevute dall' esterno: bello o brutto, buono o cattivo, felice o triste, piacevole o faticoso ... Altra cosa è discernere le qualità, altra cosa è lasciarle intaccare dal nostro umore.

L'apprezzamento basato sui gusti personali impedisce il discernimento del reale. Bisogna dunque coltivare il discernimento dei valori reali e dei valori relativi, con la neutralità che è il primo passo verso la trasparenza.

La concentrazione sui valori essenziali apre la porta a questo discernimento.

L'acquisizione del "senso della Presenza" chiude la porta ai valori illusorio E questa depurazione progressiva è la chiave della trasparenza.

La trasparenza è la qualità di colui che si lascia attraversare dalla luce e la cui limpida neutralità lascia vedere, senza deformarla, !'immagine dell' oggetto davanti al quale si interpone.

La stessa definizione è valida per lo stato che permette d'essere permeabile alla Luce e trasparente per la Presenza.

Questa trasparenza diventa illuminazione interiore e irraggiamento esteriore. Essa non distrugge gli assalti dell'Io egoista, ma indebolisce la loro potenza. La pace su questa Terra non può essere la soppressione di forze opposte, ma la loro conciliazione nell'interesse di uno scopo comune: la vita indistruttibile.

Tu che lotti con Te stesso per la tua indipendenza, non puoi eliminare le tue resistenze, ma puoi evitare le disposizioni che le favoriscono.

Elimina quello che può disturbare la serenità del tuo cielo, non lasciarlo mai alterare: né dalla turbolenza cerebrale, poiché essa è la portinaia del tuo demonio, né dai dubbi pessimistici, poiché essi soffocano il fuoco nascente, né dalla paura qualunque sia il suo nome (timore, scrupolo o apprensione), poiché essa inaridisce il cuore e spegne l'Amore.

Quarta acquisizione: il Gesto essenziale

La quarta acquisizione è la coscienza del "Gesto essenziale". Il senso della Presenza sarà ancora una volta il maestro che ci aiuterà a realizzarla; deve dunque diventare la preoccupazione di ognuno dei nostri atti. La sua assenza è descritta, nella vita quotidiana, dall'espressione popolare "mancare di presenza di spirito". Dovremmo riflettere più spesso sul senso esatto delle parole!

Che valore avrà un atto compiuto in assenza di spirito? La distrazione è diventata la scusa più facile per i nostri gesti incoscienti, bisogna imparare a considerarla come la perdita di un momento vitale. Il nostro lo cosciente deve essere il testimone, costantemente sveglio, di tutti i nostri atti e di tutti i nostri gesti, poiché è la nostra memoria immortale della coscienza acquisita con un gesto o un'esperienza, mentre la nostra memoria mentale è infedele e distruttibile come il cervello.

U n gesto o un atto eseguito senza il controllo di questo Testimone è perduto per la nostra esperienza vitale.

Al contrario, la sua esecuzione cosciente arricchisce la nostra conoscenza.

Non si può sperare di trovare la Conoscenza senza prendere coscienza della materia; ora la conoscenza della materia ha per base il Gesto essenziale.

Conoscere il Gesto essenziale di un lavoro, vuol dire prendere coscienza del modo in cui una materia può essere adoperata.

Conoscere il Gesto essenziale di un animale o di un vegetale è conoscere i suoi "appetiti", la sua segnatura astrale e le sue qualità particolari.

Conoscere il Gesto essenziale di una genesi è conoscere le leggi del divenire del Mondo. Il primo gradino di questo apprendistato è la pratica del gesto più diretto e più esatto per ottenere il risultato desiderato; che si tratti di aprire una serratura, di forgiare un metallo, di coltivare una pianta o di cucinare un alimento, la ricerca del gesto appropriato presenterà lo stesso interesse, poiché necessita una comprensione profonda della cosa manipolata.

Non è la scienza teorica (chimica, geologia o meccanica) che può svelare la Natura: è la materia stessa che deve rivelare, con le sue affinità, le analogie delle sue forme e le condizioni delle sue trasformazioni, il suo ruolo nel sistema terrestre e i segreti del proprio divenire. Ma nessun insegnamento cerebrale darà questo risultato: bisogna stabilire il contatto con ogni sostanza, fino a sentire in se stessi le fasi della sua trasformazione, la sua resistenza, le sue debolezze, ecc.


Così il Maestro fabbro conosce senza alcun segno esteriore il "difetto", cioè il punto esatto dove il metallo indebolirà; così l'artista smaltatore, senza tirare fuori i suoi smalti dal fuoco, deve sentire il loro stato di fusione, pena la perdita di tutto il suo lavoro.

La minima coscienza così acquisita supera tutto il sapere intellettuale sullo stesso soggetto!

Quale che sia la tua professione, osserva - e ugualmente prova - i "Gesti essenziali" di molti artigiani, al fine di sentire le reazioni differenti delle diverse materie.


Acuisci la tua sensibilità cercando il modo sempre più perfetto di trasformarle a tuo piacimento.

Non dispiacerti per le ore passate a fare questi lavori accessori: il tempo "perduto" per queste prove sarà un guadagno inestimabile. Non cercarvi lo scopo utilitario: abbandona questo senso borghese dei valori terrestri; cerca la gioia di affinare la tua sensibilità e di aprire i tuoi sensi interiori a quello che le tue facoltà cerebrali non possono penetrare.

Ti accorgerai presto che questo "cambiamento di orientamento" ti apre già la prima porta della Conoscenza.


La ricerca continua del Gesto essenziale fa sentire il ritmo e la natura delle cose; il suo supremo gradino è l'identificazione o comunione perfetta con la Cosa.

È, secondo Lao Tse, il possesso del Tao, cioè la fusione di colui che conosce con quello che è conosciuto. Valuta il grado del tuo progresso dalla bella immagine Taoista: il nuotatore che facilmente attraversa il torrente è un buon nuotatore.

Colui che può rientrare nei gorghi e uscirne vincitore è un bravissimo nuotatore. Ma colui che sa immergersi nel torrente, lasciarsi afferrare dal vortice e rigettare da lui in tutta serenità, quello è il nuotatore perfetto, e pratica il Tao.


Quinta acquisizione: il Silenzio

Il Silenzio è il primo frutto della padronanza dei sensi e delle tre attività inferiori: fisica, psichica (emotiva) e mentale. Esso è il pozzo della Saggezza che nasconde tutti i tesori, e il "luogo" di tutta la conoscenza. La Natura ha orrore del vuoto: se l'illusione svanisce, la Realtà prende il suo posto. Le percezioni dei nostri cinque sensi esplorano il dominio delle apparenze; esse sono le finestre aperte sul mondo corruttibile: bisogna saperle chiudere a volontà per percepire l'entrata del palazzo interiore.

Questo palazzo del Silenzio, tempio della Contemplazione, è stato il soggetto delle immagini entusiaste di tutte le letterature iniziatiche; permette lo sviluppo successivo degli stati o mondi superiori, dopo la padronanza dei nostri mondi inferiori. Tutti gli insegnamenti mistici concordano con questa verità:

TI vuoto troverà il suo pieno ... dice LaoTse. Colui che ha poco riceverà molto ... Rigetta la tua intelligenza ... ripete Lao Tse.

Felici i poveri di spirito perché essi conosceranno Dio ... Il regno divino è per i fanciulli e per coloro che loro rassomigliano ... afferma Gesù.

È nel Silenzio, vuoto di tutte le apparenze, che si manifesta la Realtà.

È là l'unico Tempio di cui tutti gli altri non sono che delle immagini; è là che l'essenza di tutte le religioni si identifica in questa verità.

Lo Spirito causale, divenendo cosciente di se stesso, crea la forma o le apparenze attraverso le quali ritorna alla sua origine come Coscienza Universale.

La prima forma del Silenzio è l'immobilità:

- immobilità dei pensieri e non-volontà di azione;

- immobilità del corpo e non-volontà di emozioni: quest'ultima forma di Silenzio eviterà il pericolo delle illusioni psichiche nella concentrazione meditativa.


Queste immagini psichiche, o visioni, costituiscono una trappola temibile, dato che esse appaiono al principiante come un privilegio e un progresso.

Sono, al contrario, i miraggi di una regione malsana dalla quale bisogna fuggire in fretta!

Bisogna scartare ogni allucinazione, ogni sogno estatico e osservare senza posa, stando all'erta, il desiderio di evitare i giochi dell'immaginazione psichica e cerebrale. Bisogna cercare il vero Silenzio.

Come penetrando in una caverna profonda ci si allontana dalle voci e dai rumori esteriori, ugualmente bisogna entrare nel Silenzio soffocando tutti i ricordi, tutte le nozioni intellettuali, chiudendo l'orecchio alle voci conosciute, dimenticando perfino il carattere letterario che aveva modellato la forma del pensiero. I linguaggi decadenti della nostra umanità hanno perduto, attraverso la preoccupazione di una falsa estetica, il senso iniziatico e la magia del Verbo; bisogna staccarsi dalla loro forma artificiale per ritrovare il senso della Parola.


Ogni pensiero convenzionale ostacola la comprensione della Parola senza formula, della Voce senza sonorità, che si esprime nel Silenzio.

La comprensione è la percezione della Coscienza dell'anima, l'esercizio del senso intuitivo, l'apertura dell'orecchio interiore; lui solo può rivelare il senso vitale di ogni cosa. Il Silenzio gli è tanto necessario quanto l'utero lo è all' embrione.


La sua sede è la regione centrale che è vicina al cuore. È il vero cuore solare del nostro corpo.

È là che bisogna ascoltare e tenere in gestazione ciò che si fa conoscere nel Silenzio.

Bisogna "ascoltare" il Silenzio, anche se niente parla o risponde, anche se tutto, in sé, sembra inerte e stupido.

Il Silenzio è sempre fecondo, ma il suo frutto si rivela spesso al di fuori del tempo di silenzio, nei momenti più inattesi.

Il Silenzio è il pozzo nel quale cade l'Universo, il vuoto che attira lo Spirito. Ma la Coscienza risvegliata in questi istanti può restare oscura per qualche tempo; la Conoscenza che ne risulta in fondo al cuore aspetta la sua ora per salire in superficie ... e durante questa attesa, le preoccupazioni futili rischiano di soffocarla. Bisogna imparare a "covare" questo tesoro. Sarebbe esorbitante esigere la comprensione immediata di ciò che è conosciuto durante il breve momento strappato alle preoccupazioni giornaliere. Una sorda prescienza di qualche verità sarà il primo risultato. Accoglietela con riconoscenza, perché il dubbio e l'ingratitudine arrestano i progressi.

Attendete pazientemente che le conoscenze confuse diventino delle evidenze; non cercate di precisare con delle conclusioni cerebrali affrettate ciò che presentite, poiché ostacolereste lo sviluppo dell'intuizione. Tutta la Conoscenza conosciuta dal Cuore sale in superficie da sola come la panna sul latte, senza alcuno sforzo del pensiero: questa è la vera Conoscenza intuitiva. Solamente in seguito, l'intelligenza cerebrale può appropriarsene e arricchirla di nozioni già conosciute; questo è il lavoro di traduzione delle concezioni intuitive. Ma questa traduzione chiede l'abitudine a esercitare l'orecchio interiore per ascoltare, con neutralità e una docile impersonalità, le correzioni apportate dalla Conoscenza del Cuore.

Gli ostacoli ai progressi della Conoscenza intuitiva sono: .

- la fretta del risultato;

- l'immaginazione cerebrale o emotiva;

- l'intrusione dei pensieri nella concentrazione meditativa;

- l'ingratitudine e il dubbio relativamente alle percezioni intuitive che non possono ancora essere comprese cerebralmente;

- la soddisfazione di se stesso e la ripugnanza a constatare i propri errori.

Bisogna compenetrarsi di questa Verità:

"Tutto è nell'uomo", non vi è niente nella Natura che non sia rappresentato in lui; ma, oltre a questa Natura, vi è una semenza di Luce divina che gli è stata data nella sua qualità di uomo, per farla fruttificare.

Il genio non è che uno strappo momentaneo al velo che nasconde questa Luce.

Questo velo è tessuto dalle nostre abitudini e dai nostri pregiudizi, dalle nostre ambizioni, dalla nostra volontà personale, dalle nostre ripugnanze e dai nostri gusti particolari, dalla vanità della nostra scienza razionale.

La voce di questa Luce è la Coscienza dell'Universo. Non vi sono domande alle quali essa non possa rispondere per l'uomo che ha rotto il guscio del



suo lo. La percezione di questa voce è proporzionata alla semplicità e alla trasparenza di colui che l'ascolta.


Sesta acquisizione: il senso del riconoscimento*
(*) (Il termine francese reconnaissance si presta alla doppia interpretazione, riconoscenza-riconoscimento e in taluni punti l'autrice sfrutta questa ambivalenza del termine, salvo chiarire, alla fine dell'argomento, la corretta interpretazione. (N.d. T.)



La comprensione di ciò che qui è inteso per "riconoscimento" necessita una chiarificazione dei soggetti ai quali si deve applicare, cioè le impressioni e percezioni che è importante osservare e intensificare, perché esse sono un valore vitale reale. Consideriamole, per distinguerle da quelle che non hanno che un valore incerto o relativo. I sensi sono i ricettori che trasmettono al cervello le apparenze fisiche delle cose, sotto la loro forma visibile, udibile, olfattiva, saporosa e tattile. Il cervello le traduce e "registra" secondo le possibilità delle sue facoltà, cioè esso definisce, classifica e giudica le impressioni ricevute, per mezzo di associazione di idee e per comparazione con nozioni già conosciute.


In ciò è il limite della sua esperienza, poiché le sue attitudini di giudizio sono proporzionate al numero e all'esattezza delle nozioni già registrate; ma queste nozioni stesse dipendono dall'acutezza delle sue percezioni sensoriali e dalla fedeltà della loro trascrizione. In altre parole, esse sono sempre relative, perché sempre modificate dalla personalità che le percepisce. Non è così per i sensi "interiori".


Questi possono entrare direttamente in contatto con l'essenza e il ritmo delle cose, grazie alla sincronicità di ciò che vi è in "se stessi" di identico alla cosa osservata.

Vi sono due modi di "vita" opposti, che richiamano riflessi differenti:

- le percezioni sensoriali sono apportate dall'esterno attraverso i cinque sensi; la tendenza dell'uomo "sensoriale" sarà di espandere la sua vita e la sua gioia all'esterno;

- ma ogni conoscenza reale viene dall'interno e il "meditante" cercherà la propria potenza nella concentrazione della sua forza vitale e della sua gioia interiore;

- un sentimento rumorosamente manifestato è presto esaurito; un dolore chiuso si concentra e può mettere radice al punto di generare delle malattie incurabili.

La "gioia" covata nel silenzio cresce come un fuoco sotto la cenere che diventa sorgente di un intenso calore.

La gioia è l'espansione emotiva delle fibre sensibili dell'essere, che si dilatano per meglio sentire l'oggetto o la causa della loro esaltazione.

Ma la sorgente della gioia umana è quasi sempre avvelenata dal principio della possessività che vi si ricollega.

La possessività dà una gioia ristretta perché limitata dall' oggetto posseduto e dal timore di perderlo.



La possessività è una soddisfazione. La "soddisfazione" dà una sensazione di saturazione, che non implica necessariamente la gioia: infatti la gioia comporta un elemento di POTENZA.

Ora, se il desiderio è un'esaltazione di potenza, l'appagamento di questo desiderio è una caduta di tensione e un indebolimento.

La gioia è una sensazione esaltante di dilatazione, è la dilatazione del cuore: l'assenza di gioia è uno stato inerte dove nasce facilmente la paura; la paura è una concentrazione che si oppone alla dilatazione.


Questa "dilatazione" è uno stato di fiducia serena che dà un'impressione di distensione, di libertà: si respira liberamente.

La libertà del "soffio" e la sua ampiezza accrescono la potenza vitale e di rimando questo accrescimento dà una sensazione esaltante, creatrice di gioia.

La gioia è dunque un elemento essenziale della padronanza umana; bisogna imparare a coltivarla come una fonte di vita. Il riconoscimento della più piccola gioia moltiplica la potenza; è per questo che bisogna sviluppare il senso del riconoscimento.

RICONOSCERE UNA COSA, È RIPERCORRERLA IN SE STESSI, AFFINCHÉ ESSA VI RISVEGLI L'ECO DI IDENTICHE VIBRAZIONI.

Il riconoscimento è la riflessione interna di una cosa conosciuta o ricevuta; e con questa riflessione se ne moltiplica il valore.



Ma vi sono due modi differenti di riflettere la luce: - uno è il modo delle cose inanimate che, come uno specchio, riflettono verso l'esterno i raggi di una luce attenuata;

- l'altro è il modo delle semenze viventi e della materia organizzata che concentrano in se stesse questa luce e la gestano.


Il cervello pensante è uno specchio del mondo; esso riflette esteriormente l'energia sotto forma di proiezioni mentali, di pensieri "fuggitivi".

Non vi è in queste onde riflesse alcuna semenza spirituale, alcuna potenza vitalizzante; l'emozione, collegata al controllo cerebrale, è così snaturata dal gioco di associazione di idee, che sterilizza la qualità vitale dell'impulso ricevuto.

Come l'energia non si manifesta se non trasformata in fenomeni sensibili o in movimenti, così l'emozione può essere trasposta differentemente secondo la direzione che le è stata data: sia in reazioni intellettuali, quindi artificiali, se essa è registrata dalla memoria cerebrale, sia in potenza vitalizzante se essa è ascoltata interiormente e se le sue ripercussioni operano liberamente sui centri vitali energetici.


Quindi è vitalmente che bisogna riconoscere ogni gioia, per moltiplicarne la potenza. Mille occasioni di gioia reale potrebbero svegliare, in un essere attento, delle vibrazioni vitalizzanti: una sensazione di Arte pura, la bellezza di un gesto essenziale, un atomo di coscienza improvvisamente illuminato, un dolore dominato, lo choc o la frattura che rivelano repentinamente la realtà di un valore.

Ma l'uomo, a causa del rispetto umano, rinnega la propria sensibilità, soffoca la sua emozione oppure, per avarizia, soppesa l'oggetto per spillame un valore utilitario.


Colui che saprà, come il bambino o l'essere primitivo, lasciarsi invadere dal suo flusso vivificante e concentrarlo nel proprio cuore come un saggio, avrà trovato il segreto di una sorgente di vita. La gioia è un tesoro di forza incalcolabile.

La gioia, moltiplicata dal Riconoscimento, diventa un centro di attrazione per le forze animiche benefiche; le sue onde, di natura calda e altruistica, attirano onde della stessa natura; come la tristezza attira onde malefiche e influenze malsane.

Non parlo volontariamente qui del Riconoscimento (Riconoscenza) nel suo senso morale di "gratitudine" di fronte a un benefattore, perché il punto di vista dell'uomo cosciente differisce dall'anima-gregge;

- se il beneficio ricevuto è di ordine materiale, è un debito materiale che il saggio liquiderà per preoccupazione di giustizia e di Karma;

- se il beneficio è di ordine spirituale, entra nel contesto delle gioie che devono essere accolte e riflesse con amore; questa riflessione interiore è il miglior ringraziamento dato al benefattore. Infatti, in questo dominio spirituale vi è comunità di beni fra colui che dà e colui che riceve per il semplice fatto che la Luce "offerta" è accettata e coltivata. 11ingratitudine in questo caso, consisterà nel rifiuta-

re questa Luce o nel non riconoscerne l'origine per attribuire a se stessi il merito. Questa colpa non può recare danno a chi la compie, ma porta in sé il proprio castigo, perché questa disposizione egoistica oscura la Luce ricevuta e rompe il contatto con la sorgente da cui essa emana.


Settima acquisizione: il Senso del Dono

Il Dono, nel senso umano più alto, è un gesto di abnegazione dell'Io in favore di altri; il Dono, nel senso sovrumano, è la fusione dell'Io con il Sé.

Fra l'uomo animale e l'uomo cosciente, la delimitazione è indicata dalla tendenza egoistica o altruistica.

Il senso terrestre del Dono è egoista. Un essere non può dare che quello che gli appartiene in proprio, cioè i suoi beni o la sua persona.


Questo dono ha sempre un riflesso interessato; in definitiva, è per il proprio beneficio che si dà.

L’ elemosina fatta a un povero è una soddisfazione alla nostra pietà o l'acquisizione di un merito o, nel caso più nobile, un aiuto offerto a una "parte" della nostra umanità;

- un dono fatto al "proprio" figlio è fatto alla propria carne;

- un dono fatto all'amico vuole di ritorno l'amicizia; - un dono alle potenze o alle divinità richiede sempre un favore e più il valore offerto corrisponde al desiderio del sollecitato, più il sollecitatore ha delle possibilità di essere esaudito. E questo è per calcolo di egoismo!


In questo suo egoismo, l'uomo perde la nozione dei valori indistruttibili, poiché giudica tutto il mondo secondo la propria misura e attraverso il prisma dei propri sentimenti.

Egli attribuisce alle Forze divine gli appetiti umani e perde in sé il senso dell"'appetito divino".

La prima forma di questo appetito divino è la tendenza altruistica, il senso del DONO REALE lo connota.


Il dono fatto nella speranza di ottenere qualche cosa, fosse un merito o della gratitudine, non è un dono: è uno scambio, un prestito, un commercio. Ogni dono umano suppone questo scambio, poiché il senso dei valori terrestri implica l'idea di un paragone, di una bilancia, di un compenso.

Questa legge di compenso è una delle più tiranniche nei nostri mondi inferiori: essa pareggia i livelli nei vasi comunicanti come nell' oscillazione del pendolo; è l'origine dell'idea di offerta e di libagione: offerta delle primizie dei greggi e delle mietiture, prima coppa di vino versata "per gli Dei", offerta della decima, ecc. È l'idea di compenso che spartisce con la Natura o le divinità i prodotti concessi da loro. Il Dono umano crea sempre un debito: se è un pagamento per colui che lo fa, diventa un carico per colui che lo riceve.


Il Vangelo propone già uno sforzo di perfezionamento augurando "che la mano sinistra ignori quello che la mano destra ha dato": ma non è che uno sforzo, poiché la dualità rimane; e se vi è dualità, vi è necessità di compenso.

Il vero Dono è quello che si fa senza compenso. Solo lo Spirito può dare e ricevere, in questo senso assoluto; infatti il suo Dono è totale, cioè una fusione di colui che dà con colui che riceve, senza diminuzione di se stesso.

È per questo che il senso del Dono reale è un senso divino: solo quello che vi è nell'uomo di divino, può concepirlo e realizzarlo, poiché solo Questo può risvegliare la COSCIENZA COSMICA nell'essere umano, fino ad esaltare questo stesso essere al di là delle sue frontiere, fino a superare i limiti del possibile, fino ad assetarlo d'Infinito, fino ad assimilarselo e a realizzarsi con lui in un irraggiamento senza fine. QUESTO È IL DONO REGALE DEL SOLE.

Tu, che hai sentito questo richiamo dell' ''lmmenso'' e il brivido di questo Sconosciuto, presentito come conoscibile, sai che non potrai più spegnere in te



il loro richiamo nostalgico, anche se i flutti dell'esistenza vengono a sommergerli con le loro banalità: e se hai conosciuto, non fosse che per un istante, la bruciatura del loro Amore, tu porti in te la scintilla capace di incenerire tutto ciò che ostacola la tua Potenza. La potenza del Sé è senza limiti: solo l'Io si oppone al Sé!

La loro fusione è questo Amore, forte di ogni forza; poiché l'Alto e il Basso sono uniti in essi.

Essi non sanno di "darsi", poiché il loro Dono è scambio, gioia d'Amore e vibrazione ardente;

- non vi è più "comparazione"

- non vi è più "compensazione"

- non vi è più né Tu, né lo, ma una Vita intensa, dove tutto si compenetra e si conosce!
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