Zona Onirica

Namastè nella Zona Onirica

Un Luogo nascosto nei meandri della nostra coscienza...
ai confini del mondo tangibile...
dove i pensieri e le passioni sono più concreti della realtà che ci circonda.



Un Movimento Culturale & Sociale, un luogo, un modo di essere... di pensare.
Apolitico, Aconfessionale, non ha scopi di lucro neanche indiretti.
Esso focalizza l’attenzione su tre determinati obiettivi e si mobilita per conseguirli:

GURDARE...

OLTRE LA CONOSCENZA E LO SPIRITO

OLTRE LA VERITA' E LA SOLITUDINE

OLTRE LE EMOZIONI E I SOGNI


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Ricordo di una vita precedente

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Ricordo di una vita precedente

Messaggio Da SauroClaudio il Mer Mag 23, 2012 6:21 pm

Ho voluto porre in questa sezione i ricordi della mia vita precedente - Se i moderatori riterranno opportuno potranno spostare in altra sede questa mia descrizione.
Tutto comunque è autentico, non c'è nulla di inventato. Ho riferito anche in altri Forum questi miei ricordi, ma qui ho voluto dare un interpretazione diversa a questi ricordi.

Ho voluto raccontare la mia vita perché non è una vita comune, ma si differenzia dalle altre per molte particolarità, in particolare i miei primi ricordi di infanzia.
Sono nato in una famiglia rigidamente cattolica, composta dai miei genitori, dai miei due fratelli e da mia nonna paterna, inizialmente anche dal fratello di mio padre.
Sono nato in un paese di montagna alto 1106 metri, Bosco Chiesanuova.
Prima di raccontare i ricordi della mia vita precedente voglio raccontare alcuni ricordi di questa vita.
I miei primi ricordi di questa vita risalgono alla primissima infanzia; il mio primo ricordo in particolare mi riporta ad una croce che si trovava in paese ma sulla strada che saliva verso Piazza Borgo.
Ricordo che tentavo di scalare dei gradini altissimi, tre gradini alla cima dei quali c’era una croce che tutti chiamavano Il Cristo. Il Cristo si trovava su una curva dove mia mamma andava spesso e si tratteneva nel parlare con una donna che sarà poi la mia maestra delle elementari.
Dimenticavo, anche mia madre era maestra, mio padre era farmacista, mio zio era dentista, mia nonna rimasta vedova ancora nel 1915, ha tenuto in piedi la farmacia (mio nonno era farmacista) fintanto che non si è laureato mio padre in farmacia.
Mio padre era il secondo di cinque fratelli, dei quali uno morto giovanissimo e di cui racconterò in seguito.
Poi c’era mio zio Giuliano, il primo dei fratelli, medico condotto, mia zia Dorotea che insegnava musica, lo zio Ginepro, dentista, che nei primi sette anni della mia vita abitava con noi, il fratello mancante, Ugo, era morto a 23 anni poco prima di laurearsi in Giurisprudenza, e per una causa banale, una caduta dalla bicicletta.
Ritornando al primo ricordo, i gradini del Cristo che io scalavo, devo dire che mi sembravano altissimi e non sono riuscito per diverse volte a raggiungere la croce, poi un bel giorno l’ho raggiunta e questo mi ha dato una grande soddisfazione.
Ma in tutto questo tempo i gradini erano diventati mano a mano più bassi, ero io che crescevo.
Quando li vedevo altissimi probabilmente non sapevo camminare, è probabile che avessi alcuni mesi forse nove o dieci.
Così come ricordo quando ho imparato a camminare sul piazzale davanti a casa con mia madre che mi teneva con delle bretelle. Mi ha detto poi che ho imparato a camminare ad un anno.
Già a quel tempo iniziavano ad emergere altri ricordi, ricordi di una vita precedente.
Pertanto oltre ad avere ricordi lontanissimi di questa vita, emergevano gradatamente
ricordi di un'altra vita dove non esistevano auto, ma solo cavalli e
carrozze (o meglio carri, nel mio caso).
Ho cercato più volte di dare dei termini temporali a questa lontanissima vita, ma non sono mai riuscito nel mio intento.
Potrei dire che questa lontana vita è stata relativamente breve, infatti
ricordo le cure di mia madre che mi portava dei decotti, ricordo che mi
ero ammalato gravemente ed andavo continuamente soggetto a svenimenti.
Ricordo la mia camera, povera con un letto molto alto ed un piccolo quadro della madonna che portava sotto una piccola acquasantiera.
Ricordo il nome di mia madre, Giulia e di mio padre, Stefano, il mio nome come quello di adesso Claudio.
Mia madre era premurosa con me e sentivo il suo amore; mio padre lo sentivo più distante, anche se spesso molto affettuoso.
La mia vita precedente deve essersi svolta in una contrada del nord’Italia, penso il Veneto dove sono tutt’ora
Una piccola contrada, ma con le case stipate di gente.
Tutto il lavoro verteva sull’allevamento del bestiame, mucche e pecore.
Ricordo che aiutavo mio padre a mungere le mucche e le pecore, e poi lo aiutavo a fare il formaggio ed il burro.
Dentro la stalla avevamo un grande camino e dentro un pentolone sostenuto da tre grosse catene di ferro
Le mucche erano circa dieci, le pecore forse di più, due cavalli erano in fondo alla stalla.
Ricordo la stalla tutta nera per il fumo e le grossi travi di legno che sostenevano le pietre del tetto.
Ricordo le forme di formaggio allineate lungo la parete di fondo.
Ricordo che una volta mio padre mi disse che il formaggio non doveva essere acido, pertanto in giornata bisognava mungere le mucche e far bollire il latte per poi aggiungere il caglio.
La domenica si andava a messa, in un paesino poco distante dove c’era una chiesetta, dentro un grande crocifisso sul fondo, una madonna di lato all’altare, dei quadri
della via crucis sulle pareti, pochi banchi semplici.
Il paesino era in mezzo alle colline ed ai boschi, dei grandi pascoli ondulati dietro la chiesa. Il paesino non era tanto più grande della nostra contrada, ma le case erano tenute meglio, almeno alcune.
Nonostante il lavoro in stalla, che peraltro era modesto perché mio padre si faceva aiutare dagli altri tre figli più grandi di me, (avevo pure una sorella che era la più vecchia di tutti i fratelli, penso avesse
vent’anni, e di lei ricordo il nome : Teresa, mentre degli altri
fratelli il nome mi sfugge), mi rimaneva molto tempo per giocare con
gli amici, i giochi più vari, dal cianco, al nascondino, alla vecia, a
salire sugli alberi, ed a far pipì su chi passava sotto ecc .
Alcune volte vidi delle monete, portavano la data 1600 e poi non ricordo (una volta mi pare 1634)

Quello che mi è rimasto particolarmente impresso è un inverno molto freddo in cui ha fatto talmente tanta neve che avevamo difficoltà perfino a farci il sentiero per andare in stalla.
E’ stato un inverno che è durato moltissimo, la neve si è sciolta verso metà maggio, abbiamo dovuto razionare il fieno per gli animali, e mio padre ha dovuto andare a comprarne da uno che ne aveva in deposito.
Quell’inverno abbiamo patito la fame, restavano solo poche patate prima che si sciogliesse l’ultima neve.
Poi ricordo la mia malattia.
Per la prima volta persi coscienza mentre giocavo con un amico.
Mi ritrovai a letto ed i miei avevano chiamato un medico della zona, un omone grande e grosso con dei grossi baffi.
Ricordo che faceva a mia madre delle domande, poi ho saputo che svenendo mi ero fatto addosso cacca e pipì.
Mi prescrisse dei decotti e dei sali, ma il tutto mi risultava schifoso.
Poi gli episodi di perdita di coscienza si intensificarono, avevo perso
anche l’appetito, un forte mal di testa mi attanagliava continuamente,
infine cominciai a non vederci da un occhio, poi sempre meno anche
dall’altro.
Mia madre mi era sempre vicina e mi cantava delle canzoni.
Poi non ricordo più nulla.
Molti ricordi sono vivissimi, per altri ho dovuto fare uno sforzo per ricordare, non direi che si sono affievoliti.

Anche la domanda relativa al luogo, è cioè se sono sicuro che il tutto sia avvenuto in una contrada del Veneto e magari invece si trattasse di altro luogo e di altra nazione, è del tutto appropriata.
Anche la lingua, il dialetto, potrebbe essere stato diverso, ed io sin da piccolo posso averlo tradotto a livello inconscio in quello che era il mio dialetto di adesso.
Del resto parecchi aspetti della lingua non mi tornavano.
Ho fatto l’esempio delle pigne che chiamavamo cotai, ma in nessun paese della Lessinia è rimasto questo termine per le pigne.
Quello che eventualmente mi aveva fatto supporre un paese della Lessinia erano i tetti ricoperti con grosse pietre e così pure le stalle, salvo alcune che erano ricoperte di paglia.
Pure le case erano di pietra salvo alcune stalle che erano di legno.
Devo dire che non ho fatto studi approfonditi se in altre zone si usassero le pietre per coprire le case e le stalle, ma so che questa è una caratteristica abbastanza originale della Lessinia.
Per questo mi sono orientato, nel mio piccolo, su una zona che già conosco, perché abbastanza rassomigliante.
Un altro particolare sta nel fatto che non mi sono mai state raccontate storie di streghe o di folletti.
L’unica cultura che ho ricevuto è stata quella religiosa, un po’ da parte dei miei genitori, ma soprattutto del parroco alla domenica, che ci leggeva il Vangelo.
Inoltre il parroco veniva spesso nella mia contrada con un lungo tabarro nero ed un cappello nero, faceva visita nelle case per raccogliere le offerte, e spesso si fermava in qualche casa dove radunava i bambini che dovevano fare la prima comunione.
Lo ricordo robusto, alto, con un pò di pancia.
Non aveva paura ad addentrarsi da solo nei boschi per raggiungere le contrade intorno al paese.
Mi sembrava molto attaccato al denaro, tanto che spesso ha avuto da discutere con mio padre per l’offerta
Ho incontrato una persona straordinaria che mi ha aiutato a ricordare altre cose della mia vita precedente; per cui le riferisco.

Anna Perna 23 maggio alle ore 12.52
grazie per aver condiviso con me questo passaggio che è nella tua matrice di base ... leggendoti ho avuto dei flash che mi hanno ricondotto in trentino e non in veneto ... mi devi dire tu solitamente accatastavate le legna legandola con corde di juta e tu eri magro e pallido d'incarnato i tuoi capelli non scuri mossi e tua sorella Teresa era invece più in carne di te con un grembiule che solitamente teneva ripiegato su se stesso per raccogliere qualche tipo di frutto ... così mi sei giunto ... mentre ti leggevo ... tuo padre burbero e tua madre con gli occhi nocciola e lo sguardo fiero ... Non far conto però della data del 1600, ti sento più vicino, alla fine del 1800 .Comprendo ciò che senti ogni qualvolta ti riconnetti con il pensiero a momenti di vita vissuta ... io ho una figlia di nome Francesca ha otto anni e mezzo e quando ha iniziato a parlare mi ha raccontato della sua prima mamma e di un fratello ... viveva al mare e mi ha descritto il posto nei minimi dettagli mi ha detto che ora la sua mamma e suo fratello Davide sono ancora della stelline mentre lei ha scelto di nascere nel mio pancino ... parole semplici eppure contengono assolute verità. Grazie ancora

Claudio Sauro 23 maggio alle ore 16.13
Hai centrato perfettamente i personaggi, quello che ero io con i capelli neri, scuri, quasi un pò ricci, mia sorella Teresa era robusta, penso che avesse un ossatura robusta ed anche una buona muscolatura.
Ricordo che era sempre lei che andava a prendere l'acqua al pozzo, ed una volta riempito il secchio lo tirava su come se fosse una piuma.
Portava spesso un grembiule e lo ripiegava per raccogliere le mele.
In questo senso i miei fratelli la aiutavano, salivano sull'albero e gettavano le mele nel grembiule.
Così le figure di mio padre e di mia madre, le hai centrate perfettamente..
Per la legna avevamo un capannone di legno sul retro della casa che mio padre aveva costruito molti anni prima.
Però ricordo che quando andavamo a raccogliere la legna (ed i boschi non mancavano) per trasportarla la legavamo con delle specie di spaghi, forse come dici tu delle corde di juta, dopo la si accatastava nel capannone.
Era importante che dal soffitto non filtrasse acqua perchè la legna doveva restare asciutta per tutto l'anno.
Per questo si era provvisto a chiudere le fessure con della resina di abete.
Inoltre quando nevicava, la prima cosa che si faceva era di far cadere tutta la neve dal tetto con dei badili molto simili a quelli che si usano oggi.
Una delle spese che gravava maggiormente sulle famiglie erano i vetri per le finestre.
Sembrerà impossibile, ma i vetri erano molto cari, era importantissimo che i bambini giocando non li rompessero.
Una delle cose strane che posso rilevare attualmente, sta nel fatto che a quel tempo non si parlava di streghe, di folletti o di gnomi.
Questo te lo dico perchè avendo lavorato a Velo Veronese come medico, si parlava delle antiche tradizioni e delle antiche credenze nelle streghe e negli gnomi, tanto che una maestra del luogo aveva perfino fatto una commedia.
Al contrario nella mia vita precedente tutte queste cose non mi risultano, i miei genitori non mi hanno mai parlato di streghe o di gnomi.
La vita era estremamente semplice ed anche le costruzioni mentali di personaggi fantastici non esistevano.
Si era piuttosto molto legati alla chiesa ed al Vangelo, alle prediche talvolta un pò paranoiche del parroco, ma che non avrebbe comunque mai tirato in ballo streghe o gnomi o pratiche magiche.
Quella che posso testimoniare è la grande semplicità di quella vita, basata su poche cose, sostanzialmente sulla sopravvivenza e senza costruzioni mentali fantastiche, che forse ci siamo inventati dopo.
Già che ci siamo volevo raccontarti qualche altra cosa.
La figura del parroco era quella che mi colpiva di più.
Anche se aveva sempre uno o due curati, veniva sempre da solo nella contrada e soprattutto per benedire e farsi pagare la benedizione.
Comunque, dagli abitanti della contrada questa era vista come una cosa normale.
Chiedeva le offerte a chi sapeva che poteva darle.
Ad esempio mio padre era considerato un ricco, nella nostra stalla si faceva molto formaggio, non solo dal latte delle poche mucche che avevamo, ma il latte veniva portato anche dalle stalle vicine.
Il costo del latte a quel tempo era abbastanza basso, ma il costo del formaggio era abbastanza alto.
Per questo ti ho riferito che vi era stata una discussione fra il parroco e mio padre, relativamente all'offerta per la benedizione della stalla.
Io credo che mio padre ne avrebbe fatto anche a meno della benedizione, o perlomeno avrebbe chiesto benedizioni meno frequenti.
Nonostante mio padre fosse molto religioso, e ricordo la sua preghiera prima di ogni pasto, non era un bigotto, era molto realista, e questo lo si notava dai suoi discorsi chiari e semplici.
Ma la figura del parroco era del tutto particolare.
Lo ricordo quando arrivava anche in inverno con la neve alta e con i suoi stivaloni di pelle che gli arrivavano fin sopra il ginocchio.
Passava in mezzo ai boschi, dove c'era meno neve.
Lo ricordo quando arrivava all'alba (molto spesso anch'io mi alzavo molto presto per dare una mano in stalla) con il suo tabarro nero che si stagliava contro la neve.
Ricordo questa figura imponente che ripartiva al tramonto, e percorreva il sentiero che portava al paese e la sua figura si stagliava contro il colore rosso del cielo.
Quando era in contrada, si faceva ospitare per il pranzo da varie famiglie.
Molte volte lo abbiamo ospitato anche noi.
Ricordo, che quando c'era lui, la preghiera per il pranzo era più lunga.
Tirava fuori il suo libro delle lodi, e recitava una lode, poi seguiva mio padre con il suo solito pater-noster.
La mia contrada era nel bel mezzo di una valle, non saprei dirti quanto fossero alte le montagne che la circondavano.
C'erano però anche degli spazi piani intorno alla contrada che venivano utilizzati prevalentemente per il pascolo.
Noi avevamo però di lato alla casa un bell'orto grande, dove coltivavamo le patate ed il cavolo cappuccio.
Questi servivano per fare minestroni molto buoni, perchè mia madre usava anche parecchio burro..
Il paese invece si raggiungeva salendo lungo una dorsale, e talvolta d'inverno se c'era la neve alta era difficile raggiungerlo.
Quel famoso inverno che ha fatto un sacco di neve siamo stati alcuni mesi chiusi nella contrada senza raggiungere il paese.
Le patate che aveva prodotto mio padre hanno fatto sopravvivere anche altra gente che era rimasta senza nessuna scorta di cibo.
Allora il tempo si calcolava con le lune.
Tutto era condizionato dalla luna, dal taglio della legna al piantare la verdura negli orti.
Molti avevano un calendario, ma pur non sapendo leggere il nome dei santi (ma molti sapevano leggere i numeri), si segnavano sul calendario le lune, luna piena, luna nuova, luna crescente, luna calante.
Io ricordo che mio padre sapeva leggere anche il nome dei santi e sono quasi certo che avesse fatto da giovane un anno di scuola al paese.
Al mio tempo era rimasto qualche animale pericoloso, anche se i lupi e gli orsi erano stati decimati
Comunque per sicurezza a noi bambini non ci lasciavano giocare al di fuori della contrada.
Mi pare di averti detto quasi tutti i miei ricordi.
Se ricorderò qualcosa ancora te lo farò sapere.
Anna Perna 30 maggio alle ore 7.24
“ricordi che emergono ... sospiri che raccontano ... interliggere ... leggersi dentro per conprendersi oltre la forma, oltre la sostanza oltre la consapevolezza oltre il respiro, oltre lo stato del percepito e del percepibile ... superando il concetto stesso di dinamicità mentale poichè la mente non è altro che un filtro che attraverso il ricordo richiama quegli strumenti che abbiamo deciso di utilizzare nel nostro cammino per crescere. Se tu sei movimento anche io lo sono, se tu da questo movimento sprigioni forma e vita anche io insieme a te cocreo, se tu attraverso l'atto imprimi il tuo pensiero questo risuonerà in me ed in te nello stesso momento che la tua mano si alza per colpire o accarezzare.”
Devo dire che questi ricordi (come del resto già detto) non hanno turbato la mia vita da bambino e da adolescente.
Da quando mia madre mi ha detto (avevo circa cinque anni) “Non parlare con nessuno di queste fantasie, neppure con i tuoi fratelli e tanto meno con i tuoi amici, ti prenderebbero per matto”, io ho chiuso questi ricordi in un angolo della mia anima, quasi non fossero neppure miei, anche se altri particolari sono emersi in seguito.
Pertanto all’inizio io ho vissuto questi ricordi, quasi non fossero neppure miei, ma mi fossero capitati per caso; del resto allora non avevo un senso critico.
Cresciuto in un ambiente rigidamente cattolico, ho fatto il chierichetto fino a 12 anni, e per me allora esisteva solo il Paradiso, l’Inferno ed il Purgatorio.
Allora non mi sarei mai posto la domanda di una possibile reincarnazione.
Infatti quando ad 11 anni nel mese di Maggio il parroco di Bosco lesse la visione dell’inferno che ebbero i tre pastorelli di Fatima, con i diavoli in mezzo alle fiamme che rosolavano le anime come mortadelle su una griglia, io feci un ragionamento quasi schizofrenico e dissi fra me “Io sono una di quelle anime”
Questo mi fece star male moltissimo, per diverse notti mi sono visto all’inferno rosolato dai diavoli, e devo dire che in quelle notti ho dormito molto male.
Eppure avevo altri ricordi, di un'altra vita, ma questi non mi dicevano ancora nulla, tali ricordi erano relegati da una parte e ciò che dominava in me era la cultura cattolica ortodossa che mi era stata data.
Solo successivamente, verso i 15-16 anni cominciai a pormi delle domande e cioè perché avevo tali ricordi?
Cominciai a pensare che fossero veramente miei, che dietro di essi ci fosse qualcosa di reale, di realmente vissuto.
Si era risvegliato in me quel senso critico che prima non avevo avuto.
Più tardi lessi libri sulla reincarnazione e trovai molti riscontri.
Comunque non ne parlai con nessuno a parte un amico che era molto aperto e che ha creduto che tali ricordi non fossero fantasie, ma una possibile vita precedente che avevo vissuto.
Poi tali ricordi li ho inquadrati in un contesto più ampio: e cioè che la vita è una tappa sul percorso dell’infinito.
Riguardo al periodo in cui si è svolta questa mia presunta vita precedente, ho il ricordo che mi era capitata in mano una moneta datata 1634, ma questo è un ricordo un po confuso e non preciso.
E’ probabile che la mia vita precedente sia da far risalire alla fine del 1800 quando il dialetto veneto si era ormai largamente imposto sul dialetto cimbro.
Il fatto che poi mi sembri di ricordare la data è assai strano perché conoscevo a malapena il valore dei numeri, anche se mio padre commerciava in formaggio e quindi conosceva bene le somme e le sottrazioni.
E’ significativo che io non ricordi il nome dei miei due fratelli maschi e neppure dei miei amici, ma solo le loro fisionomie..
Pur avendo riferito questa mia presunta vita precedente ad alcuni parapsicologi, questi non diedero grande importanza alla cosa, anzi bollarono il tutto come “ fenomeni dell’inconscio”.
Eppure io sono certissimo di quei ricordi ed in particolare della mia malattia, del canto di mia madre, del suo piangere a volte mentre mi bagnava con l’acqua della piccola acquasantiera.
E' probabile che certi sogni possano ricordare una vita precedente.
Nel mio caso è stato diverso, i ricordi sono emersi a poco a poco fin dalla primissima infanzia.
Paradossalmente non ricordo di aver fatto sogni della mia vita precedente, e questo è abbastanza strano, perché ho avuto una morte dolorosa.
Ricordo mia madre che mi era vicina e mi cantava delle canzoni.
Capivo che soffriva per il mio stato, ma io pensavo che sarei guarito anche se le forze mi abbandonavano un po alla volta, e ci vedevo sempre meno prima da un occhio poi anche dall'altro.
In questa vita da piccolo non ho mai fatto esperienze simili.
Qualche volta mi sono ammalato di tonsillite e mi hanno fatto delle punture di penicillina, ma tutto si è risolto in poco tempo.
A tre anni e mezzo sono stato travolto da una macchina che faceva retromarcia.
Fortunatamente mi è passata solo sopra una gamba e mi ha procurato una ferita.
Ho dovuto stare a letto per alcuni giorni per quella ferita, e ricordo il Dott. Pizzoli che veniva a medicarmi con la tintura di iodio che mi bruciava terribilmente.
Ma il Dott.Pizzoli era una persona distinta, non era l'omone che avevano chiamato nella mia vita precedente dopo che ho perso conoscenza la prima volta.
Intendo dire che i ricordi frà questa vita e quelli della vita precedente sono ben distinti e non posso fare confusione.
Successivamente la mia vita si è svolta in modo normale, come quella di tutti gli altri ragazzi.
A 23 anni abbandonai definitivamente la Religione Cattolica, e questo è significativo, perché l’abbandonai dopo aver fatto un pellegrinaggio a Lourdes, dove mi ero pure prestato come barelliere.
Il solo vedere tutto quel mercato di articoli religiosi e tutte quelle taniche di acquasanta quasi ad ogni angolo mi dava il voltastomaco. Non ho mai trovato un posto meno spirituale di Lourdes.
Ma non divenni un ateo convinto, tanto che mi diedi alla lettura di Carl Gustav Jung.
Con il suo Inconscio Collettivo potevo spiegare anche i miei ricordi di una vita precedente, ricordi che forse avevo carpito dall’Inconscio Collettivo, però qualcosa non mi convinceva.
Era la chiarezza e la forza di certi ricordi che difficilmente si potevano far risalire ad un inconscio sia pur collettivo.
Ed allora pensai che in noi ci potesse essere una forza che sopravvive alla morte e che può rivivere in un altro corpo. Nel 1977 mi ero già laureato in medicina e mi si presentò l’occasione di fare un corso di ipnosi.
A Verona c’era un buon centro di Ipnosi Medica, diretto da Guantiero Guantieri, e così mi iscrissi.
Alla fine del primo anno pensai di fare con un amico del corso un ipnosi regressiva.
Così potei verificare di persona se i miei ricordi erano reali o non frutto della mia immaginazione.
Emerse tutto quello che avevo ricordato oltre a parecchie altre cose che non avevo ricordato spontaneamente. Oltre al nome dei miei due fratelli, Paolo e Renato il ricordo di un pellegrinaggio ad un santuario che avevo fatto prima di ammalarmi.
Si andava a piedi a quel santuario ogni anno, e quell’anno (forse avevo nove anni) avevano pensato di portare anche me. Ricordo solo che la strada è stata molto lunga, e poi un vago ricordo della cerimonia religiosa. Ma quello che mi rimase più impresso era la salita, quanta salita!!
Mi sono chiesto tante volte perché solo io avevo tali ricordi.
Poi ho letto il libro di Stevenson che aveva raccolto in tutto il mondo i ricordi di oltre mille bambini che ricordavano vite precedenti.
I ricordi non erano legati alla cultura, alla tradizione, alla religione, ma del tutto indipendenti.
Per questo il famoso Stevenson ha pensato di scrivere un libro, prendendo in considerazione i casi più eclatanti e praticamente inconfutabili: “ Reincarnazione 20 casi a sostegno”
Nel 1977 entrai come medico condotto a Velo Veronese, e li mi interessai anche della medicina popolare.
Nel 1980 mi sposai, ed ho avuto tre figli dalla consorte con la quale vivo ancora ora.
Nel 1984 mi stabilii anche come medico a Badia Calavena, dove abito ancora ora e dove esercito come medico di famiglia (a 61 anni.)
Non posso dire di aver avuto una vita povera se racconto tutte le mie esperienze, anche perchè non si limitano solo a questi ricordi ma a molto altro che non ritengo opportuno riferire dopo questo racconto.

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Questo giorno è terminato.
Un solo istante, un attimo di riposo in seno al vento, ed il mio desiderio raccoglierà saliva e polvere per un altro corpo.
Un solo istante, ed un'altra donna mi partorirà.
Solo ieri ci siamo incontrati dentro un sogno.
Alla mia solitudine avete offerto canzoni, e con i vostri desideri abbiamo eretto una torre nel cielo.
Se nella fioca memoria dovessimo ancora incontrarci , potremmo conversare e mi porgerete una canzone più profonda.
E se le nostre mani si incontreranno in un altro sogno, insieme erigeremmo un'altra torre nel cielo.

K. Gibran






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