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Vi presento Joe Black

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Messaggio Da Mik Darko Lun Lug 13, 2009 10:30 pm

La morte. Ne è passata di acqua sotto i ponti, da quando giocava a scacchi con Antonius Block...
La morte... Cappuccio, mantello, falce, volto terreo, bianchissimo.
Così ce la siamo sempre immaginata, complice soprattutto l'iconografia dal Medioevo in poi.


Vi presento Joe Black Joeblack


Come è la morte? Come ci si presenta a noi? Queste sono domande a cui tutti vorremmo una risposta. Un'interpretazione a queste domande ce la dà Martin Brest, che ci rappresenta la cosa cui tutti vorremmo incontrare il più tardi possibile, come un'essere di assoluta bellezza ed eleganza.

A Brad Pitt affida questo difficoltoso, quanto superinteressante incarico. Pitt, oltre al suo fascino, trasmette al personaggio simbolico della Morte: bellezza, eleganza, sicurezza, suberbia, ma anche timidezza, romanticismo, compassione e pietà. La morte chiamata Joe Black (il nero forse è una delle uniche cose che spontaneamente attribuiamo alla morte), la cosa più orribile e cattiva, che trascina via e spezza senza distinzioni vite umane; anche nel film la morte prende in prestito il corpo di Brad Pitt ragazzo per poter adempiere alle sue funzioni; in questo film riesce a provare il sentimento più nobile e più prezioso che una persona possa incontrare nella sua vita: l'amore. Amore per la figlia della sua vittima, amore mai conosciuto da un personaggio ritenuto da tutti e da sempre come l'essere più malefico nella vita. Il personaggio evolve sempre più in maniera positiva nel corso del film sino a diventare complice, aiutante, nonchè braccio destro della sua vittima: Anthony Hopkins. Se davvero la morte è così buona, dato che nel finale restituisce, addirittura, il corpo e la vita al giovane Brad Pitt, dal quale l'aveva presa in prestito; forse allora non dovremmo aver così paura di essa.

Trama

Bill Parrish (Anthony Hopkins) ha tutto quello che un uomo può desiderare: successo, salute, potere e una bellissima figlia. nel 65° compleanno riceve una visita da uno straniero misterioso, Joe Black (Brad Pitt) che non tarda a rivelare la sua identità: la morte. in cambio di un po’ più di tempo in vita Bill si offre di fargli da guida sulla Terra; ma rimpiangerà la sua scelta quando all’improvviso Joe si innamora di sua figlia?

«Io non sento il tuo cuore! Perché la verità, tesoro, è che non ha senso vivere se manca questo. Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente equivale a non vivere... ma devi tentare perché se non hai tentato non hai mai vissuto.» (Bill Parrish)



Critica

Amore e Morte: questi i temi principali trattati dal film. Un binomio sicuramente non felicissimo, ma senza dubbio intrigante e parecchio coinvolgente.
La Morte in cerca di Vita, in cerca dei suoi sapori, di gioie, di dolori, e in cerca di una dimensione fatta di limiti e determinazione, insomma una Morte che cerca di afferrare la condizione del "finito".
Durante il tragitto in cui capricciosamente pretende di essere guidata da Bill Parrish (uomo che ha tutto quello che un uomo può desiderare), questa bizzarra figura curiosa della vita, si ritrova a scoprire un'esistenza sensibile fatta di valori e dissapori, un'esistenza in cui spesso riesce a vivere un Amore forte, capace di far sognare.
Alla fine la vita viene descritta come un'esperienza a cui difficilmente si riesce a rinunciare. Si tratta senza dubbio di un tema delicato affrontato con arte dove gli spunti sono moltissimi.
E' un film che emoziona e che riesce a far sorridere per le buffe e inusuali scene interpretare da un malinconico e taciturno Bradd Pitt che in questa pellicola ha sicuramente dimostrato di saper trasmettere anche attraverso silenzi che, accompagnati da primi piani carichi di emozione, donano al film un'atmosfera senza dubbio unica. Un'atmosfera in cui è totalmente immerso il saggio Bill Parrish in uno splendido Anthony Hopkins che resta comunque la colonna portante del film. Ottima la colonna sonora.

Altro

Vi Presento Joe Black è un film del 1998 di Martin Brest, remake del film del 1934 "Death Takes a Holiday" (la Morte va in vacanza), già precedentemente riproposto nel 1971 con lo stesso nome dell'originale. Detiene attualmente il primato di film più costoso mai prodotto senza uso di particolari effetti speciali, addirittura 90 milioni di dollari.


Bill: "Dovrei avere paura?"... Joe: "Non un uomo come te!"



Sito ufficiale:http://www.meetjoeblack.com/

Fonti:
http://www.mymovies.it/
http://it.wikipedia.org/
http://www.cinemovie.info/
http://www.cinemah.com/
http://www.taote.it/newcine/holdcine/vipresjoeeso.htm
http://www.dvd.it/
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Messaggio Da Mik Darko Dom Set 13, 2009 12:07 pm

La "morte", stanca di ripetere sempre le stesse funzioni che le competono, decide di prendersi una vacanza, o meglio, di continuare a svolgere le sue indispensabili funzioni, e nello stesso tempo, appropriandosi del corpo di un giovane, di incarnarsi per provare l’ebrezza dei sensi.

Il paradosso é fortissimo: la morte vuole...vivere!
Prima di tutto poniamoci la domanda: cos’é la morte?

Essa é stata sempre rappresentata con falce e clessidra, un macabro scheletro mietitore che da secoli così ci ammonisce: tutto quello che nasce dalla dissoluzione di un seme e dalla sua trasformazione mi appartiene; tutti i miei figli, quando giunge il loro Settembre, li riprendo, mietendoli.
Non lasciamoci impaurire da questo ‘archetipo’ ed osserviamolo meglio. Se ci guardiamo intorno possiamo constatare senza alcuna ombra di dubbio che l’universo altro non é che la manifestazione di Una Vita danzante in ogni forma.
Ora, come può all’interno di tale Vita trovar posto...un opposto, la morte? E’ impossibile, perché la sostanza dei mondi, la Luce o il Verbo con cui l’Assoluto creò ogni cosa é eterna e indistruttibile.

Ma allora perché Joe Black, perché la morte?

Semplicemente per ricordarci questo: fino a che ci identifichiamo col corpo, esisterà un tale mostro che metterà la parola fine ad esso.

Oppure: fino a che, assaporando la Vita attraverso la vita del corpo, senza renderci conto di essere Quella, davanti ad un simbolo di morte ci tremeranno le gambe.

Per sua fortuna Parrish, presidente di una societa’ a cui l’Angelo della Morte si presenta, ha vissuto intensamente, ha amato con trasalimenti ed ha provato felicità deliranti, perciò ha capito di essere Vita ospite di un corpo.
E’ per questo che dichiara a Joe di essere pronto ad andarsene lasciando lì a terra quel preziosissimo "vestito", il corpo, che gli ha fatto provare tali esperienze. Egli vorrebbe che tutti vivessero così intensamente, soprattutto sua figlia Susan così simile a lui. Ma non basta spingere al massimo l’accelleratore, occorre anche ricercare il giusto, il buono ed il bello, cosa che lui ha realizzato, oltre che per se stesso anche per la "sua" società. Attorno a lui regna l’armonia, e le cose filano per il verso giusto fino al momento in cui uno dei soci, Dru, fidanzato di Susan, a cui Parrish vuol bene come ad un figlio, non decide di prenderne il posto per distruggere quanto di buono é stato realizzato.

Per ricavare qualche ulteriore insegnamento da tale film introiettiamo tutti i personaggi e facciamoli reagire col nostro vissuto, con le nostre esperienze di ricerca interiore, col nostro lavoro alchemico condotto e diretto dalla nostra anima. A tal proposito non dimentichiamo che il lavoro di coloro che hanno scritto e realizzato questo film é anch’esso alchemico, quindi un prodotto delle loro anime non un parto di fantasie malate.

Un film così é figlio della potenza immaginativa e non d'un cervello che dà i numeri.

Ci ricorda lo Shaykh Ahamad Ahsa’i che
"La potenza immaginativa é consustanziale all’anima (cioé identica quanto alla sostanza all’anima). Essa é per l’anima un organo paragonabile a ciò che é la mano per il corpo" (Corpo spirituale e terra celeste — Henry Corbin — Adelphi).

Essa, dice Corbin,

"é una facoltà puramente spirituale indipendente dall’organismo fisico e che quindi gli sopravvive. Essa é la potenza formatrice del corpo sottile".

Il soggetto del film é stato scritto a quattro mani, e per tanto non può che mostrare quattro livelli di coscienza e quattro protagonisti.

Al livello più basso mettiamo Dru, per cui se il film é l’Albero cabalistico, l’individuo, esso rappresenta il piano assianico (fisico) che sarà il vero avversario di Joe Black, quello che con piu’ accanimento gli si oppone, quello che alla fine verrà estromesso.
Nella prima metà del secondo livello poniamo Ellison e Quince, che rappresentano il piano Yetziratico (dei sentimenti) nella sua parte tendente più al fisico che al mentale.
Nella seconda metà del secondo livello poniamo Susan ed il ragazzo conosciuto al bar, ricchi di sentimento radiante e protesi verso l’alto. Il terzo livello tocca a Parrish, che rappresenta il piano di Briah (mentale razionale come presidente, mentale intuitivo come padre).
Come emissario del quarto livello mettiamo Joe Black, che rappresenta il piano di Atziluth (delle causa prime).

Questo strano Albero ha un corpo fisico (Dru) che attraverso i sensi vorrebbe accaparrarsi tutte le energie prendendo il posto della mente (Parrish) passando per la via del cuore (Susan). Ha poi un corpo dei sentimenti che, rincorrendo vanità, crede di lavorare per l’intero individuo ed a volte lavora per se stesso (Ellison) o per il nemico (Quince); ma la sua energia, che mai viene capovolta, alla fine verrà recuperata. Il corpo mentale (Parrish)
vera guida indiscussa del tutto, ha il cuore malato.

Ma cos’é il cuore della mente? E’ l’intuizione, il terzo occhio, l’occhio dell’anima.

Una mente priva di immaginazione ha un cuore che fa capricci, e Parrish con tutta la sua bontà, con tutte le sue doti, con tutti i suoi talenti non ci pare una persona dall’occhio aperto. Sarà la sofferenza causata dalla sua malattia che gli permetterà di sbirciare oltre il mondo cosiddetto reale.

In altri termini la mente, quando, completato il cerchio, s’imbatte nella propria coda, ha un collasso che può condurla, o a rifare un inutile giro che riproporrà le stesse esperienze, o ad andare oltre la sua sistuazione: da egoica (sia pure buona ed onesta) diventerà
"impersonale". Comincerà a sentire dapprima una voce che le darà la risposta alla domanda "Sto per morire?": "Sì" e poi a "vedere" la propria morte in carne ed ossa. Ogni cosa andrà a suo posto grazie a Joe Black, cioé al germoglio venuto fuori dalla putrefazione del mentale egoico. Il mentale intuitivo si incarnerà nel corpo del ricomparso ragazzo incontrato al bar: una mente spontanea, zen, senza fronzoli, immediata.

Ma qual’é il catalizzatore di tanta alchimia? E’ Susan, é l’amore, il cuore del cuore: se l’intuizione non fa un bagno di vita terrena rimane pura teoria sterile. Solo unendosi ad amore può coagulare in questo mondo materiale le cose dello spirito: senza il magnete dell’Amore, non piove.

Non dimentichiamo, ci ricorda ancora Henry Corbin citando maestri iraniani, che
"gli spiriti sono luce-essere allo stato fluido, mentre i corpi sono luce essere, ma allo stato solido".

Una delle scene più belle e toccanti del film é quella dell’incontro fra Joe Black e la vecchia in ospedale: appena lei gli posa gli occhi addosso pensa di trovarsi davanti ad una presenza negativa, ma Joe la rassicura, le impone le mani e le allevia il dolore.
La volta successiva, invece, fra i due avviene un dialogo molto simile a quello che potrebbe avvenire fra una nonna e il suo nipotino. La bellezza della scena sta tutta qui.
Quando lui le dice di amare la sua medica, Susan, lei gli chiede: " Ma sa
chi sei? Tu qui non sei nel posto giusto, e neppure io sto nel posto giusto, prendimi e vieni con me". E lui :"No, qualcuno mi vuole qui".
La vecchia gli replica:"Se hai abbastanza ricordi di questa tua vita fuori posto, portami via. La tua vacanza é finita". Joe si lascia convincere e la fa morire.

Black si é imbattuto nella Saggezza, l’archetipo con cui sono state create tutte le cose, morte compresa. Egli non può che cedere alle sue parole dette ora attraverso la vecchia, e più tardi pronunciate da Parrish per evitare la morte di Susan.

Ma ora chiediamoci: é giusto qualificare Joe come Angelo della morte? A noi sembra di no, ed é proprio per questo che simbolicamente l’abbiamo posto in Aziluth, nel mondo delle cause.
Egli é Angelo della Vita, perché non dà morte ma libera la Vita, l’anima dal corpo, toglie la maschera all’individuo che ha speso tutti i suoi talenti nel bene o nel male.

Joe Black si comporta bene con Parrish aiutandolo a sistemare tutte le sue cose prima di andare; aiuta la vecchia, prima non facendola soffrire e poi liberandone l’anima; si comporta altrettanto bene con Quince, consigliandogli di confessare a Parrish le sue colpe; e bene si comporta pure con Susan, alla quale, dopo averla amata, restituisce il giovane conosciuto al bar.
Joe Black é un Angelo positivo, a cui é stato affidato quel compito specifico: é proprio un esattore delle tasse: l’anima ha avuto il privilegio di incarnarsi ma nello stesso momento ha contratto un debito-prezzo da pagare non si sa bene quando, che é quello di un distacco quasi sempre doloroso.
E qui un altro paradosso: a pagare le tasse sarà costretto pure lui, Joe Black: le lacrime versate per Susan ne danno testimonianza.

Gli attori, il regista e coloro che hanno collaborato alla realizzazione del film sono tutti bravissimi.
Mik Darko
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