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Non siamo soli nell'universo: e se fosse vero?

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Non siamo soli nell'universo: e se fosse vero?

Messaggio Da Mik Darko il Dom Lug 19, 2009 11:59 pm

Uno almeno ne è certo. E non si tratta di uno qualunque, ma di un ex astronauta, cioè di uno che è andato sulla Luna, un membro della missione Apollo 14, Edgar Mitchell. Lui si dichiara certo della esistenza di civiltà extraterrestri, di cui ci sarebbero prove in grande quantità negli archivi governativi. Mitchell, allora, attraverso una memoria scritta resa pubblica, ha deciso di raccontare la sua verità sul fenomeno UFO, invitando il governo americano ad aprire i propri archivi segreti. I

l texano Mitchell è stato il sesto astronauta a mettere piede sulla Luna, durante la missione Apollo 14 del 1971, compiendo anche per due volte attività fuori bordo. Era stato in precedenza riserva per la missione Apollo 10, e successivamente fu riserva per l'equipaggio di Apollo 16. Subito dopo lasciò la NASA per aprire una propria azienda aeronautica. Già nel 2008 Mitchell, durante un'intervista radiofonica, sostenne di aver avuto informazioni da fonti militari dell'esistenza di contatti consolidati tra vari governi terrestri ed esponenti di civiltà aliene. Approfittando però della quinta edizione della X-Conference, meeting annuale di appassionati e ricercatori del fenomeno UFO e di forme di vita extraterrestri, ha tenuto a ribadire il concetto, aggiungendo anche alcuni particolari. Lo ha fatto consegnando un documento alla National Press Club, una volta terminati i lavori della X-Conference. In questo documento Mitchell dice:

"Per lungo tempo l'umanità si è chiesta se siamo soli nell'universo, ma solo ora ne abbiamo le prove. No, non siamo soli [...] Il nostro destino, secondo me, si apre alla possibilità di entrare in una sorta di comunità planetaria. Dobbiamo provare a tendere la mano oltre il nostro pianeta e oltre il nostro sistema solare, per capire realmente cosa c'è là fuori."

Mitchell ha scritto ovviamente dell'incidente di Roswell, città in cui ha vissuto alcuni anni in gioventù.

"Agli abitanti della città venne intimato dalle autorità di non rivelare nulla dell'accaduto. Ma loro non hanno voluto dimenticare la loro storia, e per tutto questo tempo hanno cercato qualcuno che fosse attendibile al punto tale da poterli rappresentare. Hanno visto me, un ragazzo cresciuto dalle loro parti e diventato astronauta, e hanno pensato che fossi la persona giusta. Così mi hanno sussurrato all'orecchio parecchie cose."

Sulla scorta di queste rivelazioni Mitchell andò a bussare a molte porte finché, circa dieci anni fa, ottenne un incontro con un non ben specificato ammiraglio in forza allo Stato Maggiore del Pentagono, il quale ammise che a Roswell si verificò un "incidente", e promise di dargli informazioni più precise. Ovviamente tale ammiraglio si rimangiò la promessa da lì a breve, negando addirittura di aver mai incontrato Mitchell.

"Se non credete a me"

conclude l'ex astronauta in questa specie di memoriale,

"leggete i libri, informatevi, cercate di capire cosa è realmente successo. L'universo è un posto incredibile, eccitante, di una vastità molto maggiore di quanto potessimo immaginare."

Il giorno stesso della conferenza stampa la NASA ha subito rilasciato un comunicato.

"La NASA non pedina gli UFO. La NASA non è coinvolta in alcun progetto di occultamento della verità riguardante vita extraterrestre, sul nostro pianeta o al di fuori"

è stato il commento del portavoce Michael Cabbage. In realtà la notizia non è particolarmente dirompente, visto che in questi ultimi anni anche dal mondo delle istituzioni governative sono arrivati segnali di apertura sul fenomeno. Basti pensare a quanti governi (ultimo in ordine di tempo, quello inglese) hanno deciso di mettere a disposizione sul web tutta la documentazione disponibile, rimasta finora negli archivi segreti.

Decine di migliaia di pagine di verbali, rapporti delle forze armate, analisi tecniche, scientifiche e sociologiche, e quant'altro. Il governo USA finora non ha seguito l'esempio; è difficile credere che l'uscita di Mitchell, per quanto autorevole (ma anche un po' viziata da un certo comportamento da "tifoso"), possa cambiare le cose e convincere il Pentagono, la NASA o chi per essi a rendere pubblici almeno parte dei documenti che sicuramente da qualche parte esistono, e che potrebbero fare un po' di chiarezza, in una direzione o nell'altra. Forse il nuovo corso dell'amministrazione Obama potrebbe rappresentare una svolta anche in questo senso.
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